ECCO, in cifre, il disastro del caso metro C a Roma, una vera e propria tela di Penelope che ogni volta negli anni si è ricominciata a tessere e a ogni passo il costo è aumentato. I numeri? Quarantacinque varianti in corso d'opera. Per un costo in più, compresa Iva, di 360 milioni e 850 mila euro. A cui si aggiungono i 320 milioni e 310mila euro dell'accordo con la transazione del 9 settembre scorso, che diventano 352 milioni e 341mila con l'Iva. E poi 342 milioni e 970 mila euro alla voce "varie", per lo più adeguamento acquisti. Così il prezzo che i romani già pagano per la costruzione della linea C della metropolitana, da Pantano a Clodio, aumenta di 1 miliardo 56 milioni e 162mila euro rispetto ai 2 miliardi 683 milioni e 701mila euro della previsione iniziale del 2006, arrivando al 3 miliardi 739 milioni. Mentre dal 2004 a oggi solo la Pantano-San Giovanni è passata da un miliardo 719 milioni a 2 miliardi 178 milioni. Vediamo. Le prime varianti risalgono addirittura al 2 gennaio e poi all'aprile del 2007. Si tratta di adeguamenti stradali nella tratta San Giovanni-Alessandrino e di seguito arrivano le indagini con scavi archeologici preventivi «necessarie per il progetto definitivo», per 967mila e 309 euro. Avanti. Il 30 ottobre del 2007 si pensa di fare ancora "rilievi e indagini propedeutici alla redazione dei progetti definitivi". Poi "un manufatto di diramazione e la deviazione di una fognatura": 8 milioni e mezzo. Il 14 dicembre del 2007 c'è la variante numero 13, scavi archeologici da piazza Venezia a San Giovanni. Passa poco e il 18 gennaio del 2008 con la variante 14 si definiscono i costi per i diaframmi delle stazioni da Pigneto a Alessandrino e il rifacimento della sede stradale alla stazione Gardenia: 21 milioni e 473mila euro. Però l'11 marzo altra variante per sapere che si sono risparmiati su queste opere 1 milione e 575mila euro. Ecco il 23 maggio, variante 16 bis, "interventi urgenti di rifacimento delle sedi stradali e viabilità interessate connesse alla chiusura della ferrovia RomaPantano", più di 3 milioni. E così, andando avanti, uno stillicidio. Il 7 luglio del 2008 spuntano "trasformazioni varie di pozzi, paratie, solai, scavo in galleria" per 26 milioni e 76mila euro. Quindi 7 milioni e 376mila per "studio interazione linea monumenti e studio specialistico impatto vibrazionale". Il 28 novembre del 2008 c'è invece una perizia di assestamento per un "ampliamento area di scavo". Del 24 luglio del 2009 è una "variante non sostanziale da San Giovanni, inclusa, a Lodi, esclusa" per più di 35 milioni. Nell'agosto del 2009 "modifiche migliorative impiantistiche" per quasi 30 milioni di euro. E il 27 novembre del 2009, variante 29: 5 milioni e 319 mila euro per "interventi sull'edificio scolastico di via La Spezia, scuola Carducci, propedeutici all'attività di realizzazione della linea". Senza tregua. Variante 33 del 6 agosto del 2010: 21 milioni e 997 mila euro per "variazioni progettuali per problematiche geologiche nella realizzazione delle stazioni Alessandrino, Torre Spaccata e Giglioli". Arriva il febbraio del 2011 con la variante 35: 3 milioni e 698 mila euro per "opere integrative e compensative della tratta T7, parcheggio multipiano e parcheggio a raso della stazione Monte Compatri-Pantano". Non è finita. Il 18 dicembre del 2012 la variante 43 è per "lavori di attività migliorative nel deposito officina della stazione Graniti". Costo: 12 milioni e 495 mila euro. Fino all'ultima, la 45 del 10 giugno 2013, con "nuovi prezzi allegati" per "sopravvenute prescrizioni di legge per lo scarico nel Fosso dell'Osa" e altre spese della tratta San Giovanni-Pantano per più di 10 milioni. Il finale è l'accordo transattivo con il Comune del 12 settembre del 2013 che riconosce 352 milioni 341 mila euro da pagare al Consorzio Metro C per controversie su lavori in più. Mentre per la tratta T3 da San Giovanni al Colosseo, il "colpo di spugna" sugli aumenti arrivò con la deliberazione del 22 luglio del 2010 del Cipe, controfirmata da Micciché e da Berlusconi. Fu quella delibera, che permise ai lavori di andare avanti, a stabilire che l'importo passasse da 510 a 792 milioni. Attacca il consigliere del Pd Athos De Luca: «Le varianti e i costi aumentati avrebbero dovuto far riflettere. Roma Metropolitane non ha funzionato. E ad oggi è ancora in preparazione una nuova e determinante variante, la 46esima, che riguarda il collegamento tra la metro C e la metro A, altrimenti i passeggeri per passare da una linea all'altra dovrebbero uscire dalla stazione. È chiaro che prima di autorizzare l'apertura di nuovi cantieri al Colosseo è necessario mettere in chiaro molti aspetti. Nessuno vuole contestare la metro, ma si deve prendere atto che in queste condizioni e dopo quanto accaduto è necessario che la pubblica amministrazione si faccia consegnare l'opera già pagata e prima di andare avanti svolga un approfondimento sull'intera vicenda verificandone la trasparenza e la correttezza, eventuali responsabilità e alternative».