Una villa rustica del primo secolo avanti Cristo lungo la strada d'accesso a una discarica. Abbandonata e devastata. E nessun esperto sa indicarci dove l'abbiamo trovata Napoli. L'archeologo della Soprintendenza di Napoli sgrana gli occhi davanti al video che abbiamo girato. ammette con onestà: «No, non so dire dove sia né cosa sia...». Sono immagini di ritrovamenti archeologici, una villa rustica che abbiamo scoperto alle spalle della discarica dei Pisani: è devastata, distrutta, abbandonata... nel disinteresse generale, soprattutto di una Soprintendenza che nemmeno sa cosa sia... Per capire bene bisogna fare un passo indietro. Dobbiamo raccontarvi come sono andate le cose e fare un piccolo flash back. Ci siamo inoltrati, guidati la prima volta da persone della Oceanus, in un sentiero nella boscaglia, coperto di foglie; umidità, e insetti che aggrediscono ogni lembo di pelle, qualche rifiuto sparso qua e là. Poi, all'improvviso, tra un albero e un altro, ecco spuntare alcune pietre. Sembrano antichissime, di tufo. A occhi sgranati si capisce subito: si tratta di opus reticulatum. Di fronte c'è una struttura antichissima a forma di arco. Ad occhi inesperti sembrano resti del I secolo a.C., forse era una domus rustica. Il sito è a più livelli e compare anche una scala che conduce al piano superiore, in cui non è rimasto quasi nulla a parte pochi frammenti d'intonaco. La scoperta si innesta nella zona dei Campi Flegrei, dove la presenza degli antichi romani fu massiccia. In particolar modo i veterani, di ritorno dalle guerre, erano spesso sistemati in ville nelle zone di campagna, in base alle cosiddette "centuriationes". Eppure la domanda che nasce con un moto di rabbia è questa: come mai una struttura del genere si trova a pochi metri dell'ex discarica dei Pisani, tra Pianura e Quarto? Com'è possibile che nel bosco dove passava la vecchia strada per andare a gettare la monnezza dei napoletani si trovino testimonianze romane in rovina, lasciate all'incuria e all'abbandono? All'interno, alcuni rifiuti sono stati lasciati nel tempo e dimorano i pipistrelli. Com'è possibile? «Abbiamo fatto delle ricerche approfondite, ma notizie dettagliate dei questi reperti non le abbiamo trovate racconta Vincenzo Riccio del comitato "Rinascita dei Campi Flegrei", che da tempo si batte per la valorizzazione delle meraviglie archeologiche meno note -. Non è difficile ipotizzare che i siti non siano stati segnalati, negli anni '50, per permettere la costruzione della discarica dei Pisani. Tra l'altro, ci sono alcune cose che ci sembrano molto strane. C'è un blocco della struttura staccato dal resto del complesso. Sembra essere stato divelto da una pala meccanica. Non voglio pensare che sia stato buttato giù, sessant'anni fa, per permettere l'accesso dei camion alla discarica». Al di là del possibile scempio, c'è la completa dimenticanza attuale nei confronti di questa "piccola Pompei". Pochi forse sanno che via provinciale Montagna Spaccata si trovava sul principale e più antico (V secolo a.C.) asse viario che congiungeva Neapolis a Cuma. Lungo questa "via per colles", avvicinandoci verso l'ex discarica, ci s'imbatte in altri due siti. Il primo è noto con il nome di "Grotta Papera", attualmente "conservato" all'interno di un terreno privato. Il nome deriva dai numerosi oggetti in oro e a forma di papera trafugati negli anni passati e sembrerebbe trattarsi di un colombario; un luogo di sepoltura. I rifiuti e il terriccio hanno quasi del tutto ricoperto l'area interna e l'attuale piano di calpestio è fra i tre e i quattro metri dal pavimento originale. Anche questa costruzione è realizzata in opus reticolatum anche se in alcuni punti sembrerebbe essere stata utilizzata la tecnica dell'opus mixtum reticolatum. Nelle immediate vicinanze c'è un'altra, probabile, domus rustica vicino alla quale spunta una grande camera con un foro nella parte centrale della volta. Le pareti isolate dal cocciopesto lascerebbero pensare a una cisterna. Sul terreno, alla rinfusa, frammenti di mosaico in tessere bianche, anse, orli e carene, che fanno ipotizzare la ricchezza che doveva esserci in quest'area, devastata dalle costruzioni moderne. «Siamo a conoscenza di tanti siti e li abbiamo segnalati nelle carte ammette l'esperto archeologo Giuseppe Vecchio della Soprintendenza di Napoli e Pompei, dopo aver ammesso di non saper riconoscere quel luogo dalle immagini . Negli anni '50 non c'erano le tutele archeologiche che sono venute con leggi successive, ecco spiegata la presenza di una discarica accanto a siti che noi abbiamo cercato di tutelare con vincoli di piano regolatore. Non è possibile gestirli perché tra poco, per mancanza di fondi, rischiamo di non riuscire nemmeno più a comprare i fogli di carta. Bisognerebbe rimetterli in sesto, reperire personale che li salvaguardi e assicurare una manutenzione, ma non è possibile. Questo fa capire che, se ci fossero le risorse adeguate, potrebbero essere creati tanti posti di lavoro nei beni culturali». (ha collaborato Oscar De Simone)