Un lungo restauro del monumento curato dall'università Suor Orsola Benincasa e un accordo con il comune restituirà la chiesa ai cittadini, per ospitare un laboratorio di ricerca ed eventi culturali E' una delle tante chiese chiuse del centro storico, dimenticata e sconosciuta agli stessi napoletani, inaccessibile da decenni, deturpata e depredata dei suoi tesori, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta. Eppure la Cappella di Santa Maria dei Pignatelli, in largo Corpo di Napoli, è uno di quegli scrigni dei decumani che racconta nelle sue facciate e decorazioni interne il susseguirsi di più secoli d'arte, dall'alto Medioevo al Rinascimento, fino al Barocco settecentesco partenopeo. Oggi l'edificio, in restauro da diversi anni, torna a nuova vita, grazie ad un accordo siglato tra l'Università Suor Orsola Benincasa e il Comune di Napoli, per realizzare un intervento di recupero totale al fine di garantire una sua una funzione pubblica, sociale e culturale, così come stabilito dai crismi del "Grande progetto Centro storico di Napoli-sito Unesco". La chiesa, di origini trecentesche, fu fondata dalla famiglia Pignatelli e tra il 1493 e 1515 subì un primo restauro per volere di Ettore Pignatelli, futuro viceré di Sicilia. All'interno, tra gli elementi settecenteschi del restyling barocco del 1736 e la cupola affrescata da Fedele Fischetti, sono custoditi due importanti monumenti funerari cinquecenteschi scolpiti rispettivamente da Tommaso Malvito e dallo spagnolo Diego de Siloè. L'oblio verso tali tesori inizia a metà Novecento, quando il complesso viene chiuso al culto e alle visite e privato di ogni tipo di manutenzione. I fregi iniziano a staccarsi, i marmi a degradarsi e, come se non bastasse, nel corso degli anni viene più volte vandalizzato. Addirittura un rivenditore abusivo l'ha utilizzato come deposito di sedie, impilate fino al soffitto. La rinascita arriva negli anni Novanta, quando la famiglia Pignatelli decide di donare il piccolo e prezioso edificio al Suor Orsola Benincasa, allo scopo di restituirlo alla fruizione di tutti. Da allora è iniziato il lungo e attento restauro, oggi giunto all'ultimo stadio, sia sul piano statico di fondamenta e pareti, che su quello dedicato alle opere d'arte ospitate. La Giunta del Comune di Napoli ha inoltre approvato, a firma degli assessori alle Infrastrutture e all'Urbanistica, Mario Calabrese e Carmine Piscopo, la delibera con cui si autorizza il Responsabile unico del procedimento del Grande Progetto "Centro storico di Napoli - sito Unesco" alla sottoscrizione di due importanti accordi con l'ateneo del corso Vittorio Emanuele. Il primo disciplina i termini di reciproci impegni sull'intervento di recupero, adeguamento funzionale e restauro della Cappella Pignatelli, al fine di garantirne la sua funzione pubblica. Il secondo vincola invece l'uso pubblico dei locali per attività culturali, convegni, mostre ed esposizioni. "Finalmente la Cappella Pignatelli - spiega Pierluigi Leone de Castris, Presidente del corso di laurea in Conservazione dei beni culturali del Suor Orsola - potrà presto tornare a rivelare i suoi tesori e, soprattutto, nella sua nuova veste di sede universitaria, a testimoniare il nostro impegno nel campo della conservazione e del restauro". (14 dicembre 2013)