Parigi, 14 dicembre 2013 - Vivevano in raffinate dimore ornate da bassorilievi e si contornavano di oggetti preziosi, come anfore, ceramiche dipinte e vasi di bronzo destinati a banchetti sontuosi. Si adornavano di gioielli in oro e argento, arricchiti di pietre e ambra. E soprattutto amavano godersi la vita dedicandosi sia allo sport che ai piaceri del palato, oltre a quelli della carne. E' il volto sconosciuto degli Etruschi che emerge da una mostra allestita al museo Maillol di Parigi per esplorare la vita quotidiana di un popolo i cui contorni sono sempre rimasti avvolti nel mistero. Costantemente ricordati per le testimonianze legate agli aspetti funerari, dovuti alle numerose tombe scoperte dagli archeologi, il loro nome è stato a lungo associato al mondo dei morti, anzichè a quello dei vivi. La mostra di Parigi "Etrusques, un hymne a la vie", curata da Anna Maria Moretti Sgubini, ex soprintendente per i beni archeologici dell'Etruria Meridionale, e Francesca Boitani, ex direttore del museo nazionale etrusco di Villa Giulia, ha il pregio di esplorare un mondo inedito attraverso un percorso che prende in considerazione aspetti poco noti, dalle abitudini legate alla religione ai costumi sessuali. E si scopre che ' la dolce vita' non è nata a Roma negli anni Sessanta del secolo scorso, bensì in Toscana nel IX secolo Avanti Cristo. Sono gli oggetti e le raffigurazioni che su questi vengono riprodotte, insieme ovviamente agli affreschi trovati nelle tombe, a parlarci della storia di un popolo dai numerosi scambi commerciali. Scambi che avvenivano attraverso il mare e che avevano loro permesso di conoscere i greci e di assimilarne in parte quella cultura che poi tramanderanno ai romani. I giochi atletici, come il salto in lungo e il lancio del disco, le corse dei carri, ma in qualche caso anche giochi più violenti, in cui compaiono alcuni animali. Persino l'artigianato subisce in parte l'influenza greca, anzi, in qualche caso preziose ceramiche venivano importate direttamente dai Paesi ellenistici per soddisfare le esigenze della classe aristocratica, come dimostrano anfore e coppe dalle figure nere o rosse esposte al museo Maillol. Il bucchero nacque invece a Cerveteri per imitare il metallo e dall'Etruria venne esportato in tutto il bacino mediterraneo. Collane, orecchini, fibule e parure da bagno stupiscono per le decorazioni fastose di stile orientaleggiante, spesso imitate dagli artigiani locali. Inconsueto anche il confronto tra le divinità più propriamente etrusche, dove la natura giocava un ruolo di primaria importanza, e quelle classiche come Giove e Nettuno, che vengono adattate alle loro esigenze. Ne emerge un popolo dai gusti raffinati, con una classe ricca e distinta nella sua posizione sociale. In una cosa tuttavia gli Etruschi si differenziarono certamente da civilità che li avevano preceduti e da chi li seguì nel cammino della Storia. Ed è la concezione e l'immagine della donna che traspare dalla loro cultura. Né confinata nel suo gineceo, secondo la tradizione ellenica, né a filare la lana, secondo le tradizioni romane. La donna etrusca, infatti, non appare solo accanto al marito nei monumenti funerari, ma anche spettatrice dei giochi sportivi e gaia festante nei sontuosi banchetti serviti da schiavi nudi. Che i costumi degli etruschi fossero piuttosto liberi lo dimostrano una serie di raffigurazioni. A Parigi alcuni vasi a soggetto sessuale sono racchiusi in una grande teca sulla quale gli organizzatori hanno affisso una nota riservata ai visitatori con figli per avvertirli che le immagini non sono propriamente tradizionali. Si tratta di descrizioni dettagliate di rapporti eterosessuali e omosessuali che sembra avvenissero al termine di ogni banchetto, tra mariti e mogli e non solo. Etruschi gaudenti, dunque, ma anche spiriti liberi da convenzioni e tabù all'epoca molto forti in altre popolazioni? Etruschi precursori di una visione moderna della donna, paritaria rispetto all'uomo? Le domande restano aperte nella mostra e tra gli stessi ricercatori in attesa che nuovi scavi diano nuove risposte. Certamente, comunque, i costumi dell'Etruria vennero considerati libertini e scandalosi da Greci e Romani e i suoi abitanti indicati come 'depravati' e 'obesi', più attenti ai piaceri della vita privata che non alle necessità di quella pubblica. Fu forse proprio la mancanza di uno Stato a farli soccombere e scomparire nell'arco di pochi secoli. Divisi in confederazioni di città e senza un esercito furono, come è noto, sopraffatti dalla ben più risoluta Roma che li inglobò completamente già a partire dal II secolo Avanti Cristo. Gli Etruschi e la scoperta dei loro misteri sembrano comunque sollecitare molto l'interesse dei francesi. Non solo il Museo Maillol, ma anche il Louvre-Lens, a 200 km a nord di Parigi ha acceso i riflettori sulla città di Cerveteri e sui numerosi 'tesori' che qui sono tornati alla luce. La mostra resterà aperta fino al 10 marzo. Ad aprile approderà al Palazzo delle Esposizioni a Roma dove resterà fino a luglio. La mostra parigina resta invece aperta fino al 9 febbraio. Il Musée Maillol si trova in rue de Granelle, nell'area di Saint Germain de Pres. E' aperto tutti i giorni dalle 10,30 alle 19; notturni lunedì e venerdì fino alle 21,30. Biglietto: 13 euro; gratuito per i bambini fino a 11 anni. Metrò: Rue du Bac
La dolce vita degli Etruschi. Parigi scopre i tesori di Cerveteri
La mostra "Etrusques, un hymne a la vie" al Museo Maillol di Parigi esplora la vita quotidiana degli Etruschi, un popolo i cui contorni sono sempre stati avvolti nel mistero. La mostra, curata da Anna Maria Moretti Sgubini e Francesca Boitani, esamina aspetti poco noti degli Etruschi, come le loro abitudini legate alla religione, i costumi sessuali e la concezione della donna. Gli Etruschi erano un popolo dai gusti raffinati, con una classe ricca e distinta nella loro posizione sociale. La donna etrusca non era confinata nel suo gineceo, ma sembrava avere una vita sociale e spirituale più libera rispetto ad altre civiltà dell'epoca.
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