Tutti d'accordo a inasprire le pene. Solo a parole Neanche quello su cui sono d'accordo tutti passa ormai in Parlamento: neanche quello. È un decennio che i trafficanti di opere d'arte possono rubare, saccheggiare, esportare pezzi preziosi con la certezza di non essere ammanettati. Una svista legislativa, dicono. Eppure la modifica di quelle regole insensate non riesce neppure ad arrivare in aula. Anche se da anni tutti si dicono favorevoli. A parole. Grida vendetta, l'impotenza delle Camere. E non c'è esempio che dimostri meglio questa impotenza quanto il modo in cui si è impantanata la decisione di cambiare il codice dei beni culturali varato nel lontano 2004 là dove è incredibilmente lassista, fin quasi alla complicità, nei confronti di quelli che Fabio Isman chiamò i Predatori dell'arte perduta. Cioè i ladri che depredano le chiese, i tombaroli che devastano le necropoli, i farabutti che fanno sparire i tesori che dopo qualche tempo ricompaiono nelle vetrine di musei di mezzo mondo che ricettano pezzi a volte di immenso valore senza alcuno scrupolo morale. Le pene per chi trafuga un'opera d'arte sono infatti così basse (reclusione massima di tre anni) da escludere la galera fino a una sentenza definitiva. Traguardo che nella nostra storia non è mai stato raggiunto nonostante l'Italia sia in assoluto il paese più colpito da questo genere di business criminale, il quarto al mondo per volume d'affari dopo il traffico di droga, quello di armi, quello di prodotti finanziari. Su 64.323 detenuti nelle carceri della penisola sapete quanti sono i trafficanti d'arte' Nessuno, che si sappia. Neppure uno. Che il buco nella legge vada tappato, dai e dai, l'hanno capito perfino i parlamentari. Tanto più dopo alcuni casi clamorosi. Come l'impossibilità di ammanettare il tombarolo (denunciato a piede libero) che stava per vendere all'estero lo stupendo Sarcofago delle Muse trovato nel 2008 a Ostia antica. Tombarolo beccato con un crick da carrozziere col quale voleva separare l'una dall'altra le deliziose statuette che ornavano lo scrigno tombale pensando di poterle esportare e vendere più facilmente. Il primo a darsi una mossa, dopo essere stato messo in croce dai difensori del nostro patrimonio, era stato l'allora responsabile dei beni culturali Giancarlo Galan che nell'ottobre 2011 aveva portato in consiglio dei ministri un decreto legge semplice semplice. Che raddoppiando le pene ai trafficanti d'arte ripristinava finalmente le manette e il carcere. Macché, poche settimane e il governo Berlusconi cadeva: tutto da capo. Ci riprovò nella primavera 2012, con Mario Monti a Palazzo Chigi, il nuovo responsabile della cultura Lorenzo Ornaghi. Che andò presto a sbattere contro il premuroso consiglio di lasciare il gravoso compitino al Parlamento. Tutto da capo. Spingi spingi, verso la fine della scorsa legislatura, il progetto di legge con dentro altri due disegni che avevano a che fare con i reati ambientali (relatore Felice Casson) arrivò finalmente nella commissione Giustizia del Senato. E tanto era dettato dal puro buon senso, al di là di ogni etichetta di destra o sinistra, che il testo base passò all'unanimità. Tutti d'accordo. Dal primo all'ultimo dei votanti. Ma la Commissione Bilancio? Cosa avrebbe detto, la Commissione Bilancio? Voi direte che almeno in un caso come questo il parere sui soldi non era indispensabile. Macché: obbligatorio. E dopo essere stata smistata lì la leggina è sprofondata nelle sabbie mobili dell'epilogo della legislatura, dello scioglimento delle Camere, del voto anticipato. Tutto da capo. Un'altra volta. Da allora sono passati mesi e mesi senza che quella legge su cui tutti si dicono ipocritamente d'accordo riuscisse a essere almeno esaminata. Nel frattempo il rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente, elaborato su dati dei carabinieri, denunciava: «Nel corso del 2012 le forze dell'ordine hanno accertato 1.026 furti di opere d'arte» Il giornale online «linkiesta.it» rilanciava: «Sono circa 11 mila i siti controllati dalle forze dell'ordine, ma anche nella dimensione più materiale delle gallerie, stando ai controlli del reparto Tutela patrimonio culturale dei carabinieri su otto opere esaminate tre risultano false. Un piatto ricco quello del mercato nero e del collezionismo dell'arte, che vede otto organizzazioni criminali operanti nel settore, a cui nel solo 2012 sono stati sequestrati poco più di 4 mila falsi. Un settore redditizio e adatto per riciclare milioni di denaro sporco, con opere d'arte che escono e rientrano dall'Italia dopo essere state all'estero, mentre, come spiegano gli investigatori "diventano conti correnti, moneta di scambio nei paradisi fiscali, società, attività imprenditoriali e beni"». Non bastasse, l'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr ammoniva che «la perdita del patrimonio culturale ci costa circa un punto percentuale del Pil, calcolando il solo valore economico e non anche quello culturale che non può essere calcolato». Eppure, quella legge così indispensabile e così urgente in un paese come il nostro resta lì, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, a coprirsi di polvere. Mentre alle Camere si azzuffano su tutto. Correnti e sotto-correnti e correntine. Poltrone, poltroncine, sgabelli e poggiapiedi? E la salvaguardia del patrimonio culturale? Ci penseran domani' Pagina 29