Il fenomeno non è nuovo, ma si è ingigantito dopo la deposizione di Hosni Mubarak, che era stato soprannominato il faraone d'Egitto. Nei siti archeologici egiziani si rubano gli antichi reperti. E lo si fa senza ritegno. Uno dei casi più eclatanti riguarda Abusir el-Melek, una cittadina di 20 mila abitanti che si trova a un centinaio di chilometri dal Cairo, nel cuore del Medio Egitto. Un luogo tranquillo, rimasto al riparo dai venti rivoluzionari che hanno agitato la nazione nordafricana nell'ambito della primavera araba. Qui, però, la criminalità comune prospera: un gruppo di saccheggiatori armati ha depredato un vasto cimitero, una città mortuaria di 200 ettari che fu attiva dal 3200 avanti Cristo fino alla conquista araba dell'ottavo secolo. Così, ora, di questo sito non rimane che un paesaggio spettrale: ossa, pezzi di sarcofagi e resti di membra mummificate sono esposti ai quattro venti. Un'area nella quale il diritto ha abdicato, sennonché un gruppo di uomini armati di kalashnikov, che a prima vista dovrebbero far parte della polizia, sorveglia il cimitero. Un'archeologa egiziana, Monica Hanna, trentenne, spiega che i furti ci sono sempre stati, ma ultimamente sono esplosi. Circolano armi in grande quantità e i siti archeologici non sono più sicuri. A penalizzare ulteriormente Abusir el-Melek è il fatto che si trova al di fuori dei circuiti turistici. Eppure questo sito è un gioiellino dell'antichità: la necropoli contiene tombe del periodo Nagada II (dal 3250 al 3050 avanti Cristo), scavate all'inizio del ventesimo secolo. È stato rivenuto anche un tempio della trentesima dinastia nei pressi del villaggio. Nonostante i lavori eseguiti, la maggior parte del sito è ancora inesplorata. Ma anche altri luoghi più frequentati non sfuggono alle mire predatorie. Basti pensare a Dahchour, non lontano dalle famose piramidi di Giza, dove si estende un'ampia necropoli che risale al periodo fra la quarta e la dodicesima dinastia. Anche qui i furti hanno subìto un incremento notevole: è capitato che di notte alcuni uomini armati abbiano minacciato i guardiani chiudendoli nella loro baracca. Monica Hanna sostiene che, se l'insicurezza è la ragione più vistosa dei furti, la realtà è più complessa. La situazione economica dell'Egitto continua a peggiorare: disoccupazione, inflazione, povertà. La gente crede che queste tombe siano piene di oro e tesori e che basti scavare per trovarne. Si scava ovunque, perfino nelle fondamenta delle proprie abitazioni. Tutto questo è facilitato dal senso di impunità che si respira nel dopo Mubarak: è svanita la paura che esisteva sotto il regime e la contestazione si è estesa a macchia d'olio. A Dahchour, all'inizio del 2012, gli abitanti si sono messi a scavare in terreni classificati Patrimonio mondiale dell'Unesco. Le autorità locali sono rimaste a guardare. E gli archeologi inorridiscono, perché in questo modo si rischia di distruggere irreversibilmente una testimonianza preziosa del passato: ancora peggio del furto di oggetti di valore. Ultimamente, dopo l'interesse della stampa, è intervenuto l'esercito, che ha messo in sicurezza la zona con i carri armati. Ma, sul versante politico, sembra che nessuno sia interessato a valorizzare il patrimonio. I ladri, intanto, cercano di far fruttare le loro operazioni immettendo sul mercato una gran quantità di sarcofagi, statuette, gioielli, oggetti in terracotta. Venditori legati alle reti di trafficanti li comprano, per poi riproporli nel resto del paese. Più gli oggetti sono piccoli, più alto è il loro prezzo. È anche possibile che parte degli oggetti finisca in Europa o negli Usa.
EGITTO- In Egitto rubano nei siti antichi. La devastazione non risparmia alcun bene archeologico
Il sito archeologico di Abusir el-Melek, in Egitto, è stato oggetto di una serie di furti di reperti antichi. Il cimitero, che risale al 3200 a.C., è stato depredato di ossa, pezzi di sarcofagi e resti di membra mummificate. Un gruppo di uomini armati, che potrebbero essere parte della polizia, sorveglia il cimitero. L'archeologa Monica Hanna sostiene che la situazione economica dell'Egitto, con disoccupazione, inflazione e povertà, ha contribuito ai furti. La gente crede che le tombe siano piene di oro e tesori e che basti scavare per trovarne.
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