INUTILE girarci attorno. La sentenza della Corte dei Conti di ieri sancisce la sconfitta (quasi) definitiva del movimento ambientalista che, negli ultimi dieci anni, attorno alla battaglia contro il park era cresciuto, riuscendoa coalizzare diverse realtà e ad aprire un importante dibattito sulla cementificazione. Non è ancora la capitolazione, perché si è da poco aperto il processo penale nei confronti di Maria Teresa Gambino, amministratore della Sistema Parcheggi,e poi degli ex soprintendenti Giorgio Rossini e Maurizio Galletti, e ancora dei funzionari della Soprintendenza Rita Pizzone e del Comune Giorgio Gatti. La violazione dell' articolo 170 del Codice dei Beni culturali si era concretizzata, secondo il pm Francesco Albini Cardona, nel taglio di alberi considerati parte integrante di un parco storico definito «monumento vivente» dai giudici della Cassazione che avevano convalidato il sequestro dell' area. Prima della magistratura contabile, il caso Acquasola aveva registrato altre due sentenze amministrative. Era stato un percorso altalenante, con due procedimenti che avevano visto vittorioso davanti al Tar il comitato "no park" (associazioni, ma soprattutto Italia Nostra, Legambiente, Wwf), seguiti però da due sconfitte in secondo grado davanti al Consiglio di Stato. Soprattutto aveva suscitato critiche legittime la prima sentenza del Consiglio di Stato, che di fatto riconosceva l' attualità di un parcheggio pensato vent' anni prima con una filosofia della mobilità totalmente diversa rispetto ai parcheggi nel centro città. Il progetto da 314 posti auto a rotazione a pagamento e 141 box, nasce come una sorta di penale per il mancato rispetto di accordi tra il Comunee un consorzio di costruttori risalente alla fine degli anni ' 80. Per quelle vicende ci furono un processo e delle condanne per tangenti. Una colpì l' allora assessore - primi anni ' 90 - Giovani Bagnara che nel 2010 ha risarcito, come stabilito dalla Corte dei Conti, mezzo milione di euro al Comune per il danno provocato alla pubblica amministrazione. Le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti non dicono che comitatie associazioni hanno sbagliato. La sconfitta è solo giudiziaria, perché dal punto di vista ambientalee urbanistico la battaglia può vantare delle ragioni che tantissimi genovesi condividono. Ma una volta di più emerge l' assenza della politica. Amministratori e partiti hanno lasciato da soli i cittadini, hanno per l' ennesima volta abdicato al loro ruolo rifilando la patata bollente alla magistratura. E oggi il potere contrattuale di Sistema Parcheggi è aumentato. E se la società uscisse indenne anche dal processo penale non è che le ruspe potrebbero tornare in azione all' Acquasola? «Non posso rispondere a questa domanda - dice Maria Teresa Gambino, amministratore delegato di Sistema Parcheggi - . Con il vicesindaco Stefano Bernini è in corso una trattativa. Stiamo valutando diverse opzioni». Va ricordato come nell' ultimo periodo della sua amministrazione, l' allora sindaco Marta Vincenzi si fosse pubblicamente pronunciata contro il progetto facendo balenare la possibilità di una revoca della concessione. La decisione non era però stata presa per timore di possibili azioni risarcitorie da parte della società nei confronti dei consiglieri. La linea dura sbandierata pubblicamente era diventata nei fatti una retromarcia. Oggi il silenzio della giunta Doria potrebbe forse nascondere una trattativa segreta per liberarsi, per sempre, dello spettro del park sotto i giardini del Barabino. marco preve