I LECCI dell' Acquasola stanno bene, l' originale disegno dell' architetto Barabino era già stato ampiamente modificatoe il cantiere del parcheggio non avrebbe aggravato la situazione. Infine, la legge non stabilisce che sui beni culturali e monumentali esiste un «divieto assoluto di intervento». Con una sentenza lunga 58 pagine la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ieri ha prosciolto i nove "convenuti" per danno erariale nell' attesissimo processo per il parcheggio dell' Acquasola. Gli imputati erano politici e alti funzionari dello Stato ai quali il procuratore capo Ermete Bogetti contestava il tortuoso iter amministrativo che aveva portato ad uno spreco di danaro pubblico SPRECO concretizzatosi, secondo l' accusa, nel taglio di alcuni alberi protetti da vincolo nonché nella modifica del giardino ottocentesco disegnato da Carlo Barabino. La procura chiedeva un risarcimento di due milioni e mezzo da dividersi tra gli ex assessori all' urbanistica Bruno Gabrielli, al traffico Arcangelo Merella, e ai lavori pubblici Claudio Montaldo, oggi assessore alla sanità e vicepresidente della Regione Liguria. Tutti chiamati in causa per la transazione avviata con la Sistema Parcheggi che doveva realizzare il park. Oltre a loro erano stati citati l' attuale direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Liguria, Maurizio Galletti, gli ex direttori Liliana Pittarello e Pasquale Malara, l' ex soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria Giorgio Rossini, la responsabile unica del procedimento della Soprintendenza Rita Pizzone, il dirigente responsabile del servizio Pianificazione generale della Provincia di Genova Andrea Pasetti e Maria Teresa Gambino amministratore1 delegato di Sistema Parcheggi. Per gli assessori «la responsabilità deve essere esclusa per mancanza del nesso di causalità», ovvero la loro fu una semplice proposta che venne successivamente definita in una delibera e che non poteva «prevedere le concrete modalità di realizzazione». Addirittura il collegio sottolinea come Merella fosse anche assente alla seduta di approvazione della delibera. Quanto all' oggetto della delibera i giudici sottolineano che se «è vero che i beni culturali non possono essere adibiti ad usi non compatibili... lo è altrettanto che non è sancito un divieto assoluto di intervento sugli stessi». Atti e comportamenti di Rossini, Malara, Galletti, e di tutti gli altri convenuti sono stati ritenuti corretti e «non suscettibili di censura sotto il profilo della negligenza o della trascuratezza». Respinta la richiesta della procura di citare anche l' ex vicepresidente della Provincia Paolo Tizzoni e il capo dell' urbanistica architetto Pierpaolo Tomiolo. Soddisfatto l' architetto Giorgio Rossini: «La procura entrava nel merito della nostra valutazione, ma la nostra discrezionalità è fondamentale. La sentenza riconosce che abbiamo agito con correttezza. Anche sulle alberature vale il vincolo, ma sull' opera frutto dell' ingegno umano è totale, mentre gli alberi sono esseri viventi e la Carta dei giardini prende in considerazione il normale deterioramento e ne consente quindi la sostituzione. L' intervento, tra l' altro, riguarda solo un quinto del disegno barabiniano ed è una percentuale che rientra in quell' ambito possibile di modifica».