Se, in questi giorni, la curiosità di ammirare il nuovo e discusso allestimento firmato da Ermanno Olmi per il Cristo Morto di Mantegna e la Pietà di Bellini, vi portasse alla Pinacoteca di Brera, il consiglio è quello di raggiungere, poche sale più avanti, il laboratorio di restauro a cuore aperto che sfoggia oggi un ospite eccezionale. È la tavola con il San Sebastiano di Raffaello (1483-1520) uscita dai depositi dell' Accademia Carrara di Bergamo, proprietaria del capolavoro sin dall' Ottocento e che, chiusa al pubblico per via di un cantiere interminabile, ha affidato il suo gioiello alla Soprintendenza per un intervento di pulitura e consolidamento pittorico. Reduce da un viaggio in Giappone e dalla mostra che Tokyo ha dedicato al genio di Urbino, il dipinto è stato infatti consegnato nelle mani delicate di Paola Borghese che, dietro i vetri della sua officina orbitante, lente d' ingrandimento calata sugli occhi, intinge pazientemente i pennelli del numero 1 in una tavolozza zeppa di sfumature. «La pittura di Raffaello è fatta di passaggi di toni così frequenti e finissimi da costringermi a cambiare colore ogni tre secondi» racconta la restauratrice con un po' di emozione davanti a un miracolo di tecnica e poesia, luminoso nel paesaggio, calligrafico nei pizzi dorati e nei boccoli freschi di balsamo, che testimonia la maturità raggiunta dal giovane Raffaello, all' epoca solo diciottenne, ma già disinvolto e sicuro di sé, tanto da lasciarsi alle spalle la lezione di Perugino e superare il maestro con un' opera, contemporanea al San Sebastiano, diventata il manifesto della sua indipendenza, oltre che (oggi) un simbolo di Brera. A pochi passi dal laboratorio, lo Sposalizio della Vergine incanta sempre per l' equilibrio perfetto fra spirito e umanità, fra i gesti lenti dei protagonisti e l' armonia del tempio ispirato alle architetture divine di Bramante, spazzolato da una ventata d' aria lungo il colonnato e, più giù, oltre la porticina aperta sull' infinito. Forse non tutti sanno che la tavola fu proprietà dell' Ospedale Maggiore, costretto a venderla a Brera nel 1805 per riparare a pesanti debiti. Ecco allora due opere di Raffaello che, sull' onda della suggestione mossa dalla Madonna di Foligno, prestata a Palazzo Marino dai Musei Vaticani per il classico evento natalizio offerto da Eni, possono rappresentare la prima tappa di un tour alla ricoperta dei tesori del maestro in Lombardia. Al Museo Poldi Pezzoliè conservato un crocifisso che, dipinto sul fronte e sul retro, presenta la figura di Cristo circondata dalla Vergine, dalla Maddalena, san Pietro e altri santi francescani che fanno pensare alla commissione da parte di un convento dell' ordine, forse femminile, vista la presenza di Chiara e l' abito monacale della Vergine. Proseguendo verso la Pinacoteca Ambrosiana si incontra invece il più grande cartone rinascimentale (3 metri per 8) sopravvissuto integro: quello usato da Raffaello per gli affreschi della Scuola di Atene nelle Stanze Vaticane. Pagato 600 lire imperiali da Federico Borromeo nel 1626, sembra sia stato trasportato da Roma a Milano a dorso d' asino. Aguzzando la vista, mostra i fori realizzati dal maestro per lasciare l' impronta del disegno sul muro, secondo la tecnica dello spolvero, oltre alla mancanza della famosa figura di Eraclito, ritratto velato di Michelangelo, aggiunto in corner. Chiudiamo questa passeggiata raffaellesca con una gita fuori porta a Brescia. Qui, alla Pinacoteca Tosio Mertinengo, si ammira, accantoa un volto di angelo, frammento di una pala cui l' artista mise mano a 17 anni e che, danneggiata da terremoto fu dispersa nell' Ottocento, un torso di Gesù dalla posa languida; che cita Leonardo nell' espressione misteriosa, ma è tutto Raffaello nella pelle di burro e nel paesaggio umbro.
MILANO - Raffaello lombardo Sei capolavori da riscoprire dopo aver visto la Madonna
La Pinacoteca di Brera ospita un laboratorio di restauro a cuore aperto, dove è in corso un intervento di pulitura e consolidamento pittorico sulla tavola "San Sebastiano" di Raffaello. La tavola è stata consegnata alla Soprintendenza per essere restaurata dopo un viaggio in Giappone e una mostra a Tokyo. Il restauratore Paola Borghese lavora con attenzione e precisione per mantenere la tecnica e la poesia della pittura. Altre opere di Raffaello presenti nella Pinacoteca di Brera includono "Lo Sposalizio della Vergine" e un crocifisso.
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