La necessità e l' urgenza di una nuova legge elettorale farà passare in secondo ordine il disegno di legge Del Rio per la nascita delle Città metropolitane (previste dall' articolo 114 della Costituzione), all' esame della Camera. Forse non tutti i mali vengono per nuocere perché il testo originario del disegno di legge va modificato soprattutto per quanto riguarda l' area della Città metropolitana di Napoli che, secondo la miope visione dei politici, per ora coincide con quella della provincia. Da tempo Italia Nostra sostiene - e lo abbiamo ribadito con il Rapporto sulla "Questione napoletana" ( Repubblica 14-9-2013) - che l' istituzione della Città metropolitana è una nuova occasione da non perdere per la ripresa e l' accelerazione dello sviluppo economico-sociale e civile non solo nell' area metropolitana, ma più in generale in Campania. Una moderna politica di sviluppo comprende necessariamente la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Ed è riduttivo pensare che la nuova realtà politico-amministrativa debba essere uno strumento utile solo per ridurre il costo della pubblica amministrazione dando maggiore efficienza ai servizi. È invece da tenere ferma la concezione che la Città metropolitana offre altresì la grande opportunità di riprendere la programmazione secondo una visione unitaria dei problemi dello sviluppo che può costituire il volano per fare uscire l' area metropolitana e la Campania dalla presente condizione di ristagno economico. Essa costituirà inoltre lo strumento per determinare un riassetto urbanistico-territoriale per riequilibrare la conurbazione demenziale a ridosso della città e per dare all' area metropolitana di Napoli e della Campania una maggiore competitività e soprattutto per attrarre investimenti in particolare dall' estero. Peri problemi della conoscenza, restauro, divulgazione e gestione dei beni culturali va tuttavia preliminarmente lanciato un allarme circa la definizione dei confini dell' area metropolitana: un' area la cui funzionalità e vivibilità richiedono grandi interventi in materia di infrastrutture, di servizi pubblici, di ristrutturazioni urbanistico-ambientali. Pertanto il perimetro della Città metropolitana non può essere limitato al solo territorio della provincia di Napoli, come è stato previsto. Gli studi pertinenti (Aldo Loris Rossi) indicano invece che l' area della Città metropolitana di Napoli deve essere definita lungo l' asse di riequilibrio economico-territoriale Napoli-Caserta. È ben noto il profondo squilibrio territoriale che caratterizza la provincia di Napoli rispetto alla regione: il territorio della prima è meno del 10 per cento di quello della seconda, mentre la sua densità abitativa è la più alta d' Italia: 2.642 abitanti per kmq; circa 35 della popolazione regionale, e cioè 3.000.000 su 5.800.000. La provincia di Napoli (1.171 kmq) e quella di Caserta (2.639 kmq) non raggiungono insieme il territorio della provincia di Salerno (4929 kmq). Inoltre, se limitata alla sola provincia di Napoli, l' area della Città metropolitana sarebbe la più piccola tra le dieci aree già indicate delle città italiane. L' accorpamento delle due provincie di Napoli e Caserta (3.800 kmq) è invece ottimale. Basti riflettere che la distanza tra Napoli e Caserta è la stessa che tra Parigi e Versailles: non a caso già Carlo di Borbone scelse Caserta quale sede della reggia borbonica. È altresì nota la decisione del ministero dei Beni culturali di far rientrare la reggia di Caserta nel Polo museale di Napoli. Peraltro centri quali Capua e Aversa non possono non rientrare nella Città metropolitana, dal momento che il loro patrimonio storico-artistico e monumentale di grande interesse è di impronta culturale prettamente napoletana. Una prima iniziativa per garantire la migliore tutela (conoscenza e restauro) e gestione dei beni culturali nel territorio della Città metropolitana dovrebbe prevedere l' estensione ai centri storici dei Comuni più importanti della rigorosa normativa di restauro conservativo (a suo tempo richiesta da Italia Nostra), sancita dal vigente piano regolatore di Napoli. Ovviamente non è possibile un' estensione automatica di tale normativa, ma è invece praticabile la richiesta alla competente soprintendenza ai Beni architettonici del vincolo di tutela paesaggistica dei più significativi centri storici del territorio (Codice dei beni culturali). Tale vincolo già esiste per il centro storico di Teano; ed è stato richiesto da Italia Nostra e dall' assessore all' Urbanistica del Comune di Napoli, nel novembre 2011, al ministro per i Beni culturali per lo stesso centro storico-Unesco di Napoli: ciò al fine di scongiurare il pericolo di future modifiche della vigente normativa di piano.
NAPOLI - LA CITTÀ METROPOLITANA
La Città metropolitana di Napoli è stata oggetto di un disegno di legge, ma la necessità di una nuova legge elettorale ha preso priorità. La legge originaria del disegno di legge prevede che la Città metropolitana coincida con la provincia di Napoli, ma Italia Nostra sostiene che questo non è sufficiente. La Città metropolitana offre l'opportunità di riprendere la programmazione dello sviluppo economico-sociale e civile in Campania. È necessario definire i confini dell'area metropolitana per garantire la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.
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