Facebook, visite notturne, giochi. Poi i ragazzi a scrivere pannelli e guide. Per conquistare le nuove generazioni che non studiano più storia dell'arte le amministrazioni locali si sono messe al lavoro. Per convincere gli adolescenti che il Rinascimento, i Macchiaioli, il Futurismo, fanno parte di loro. E non è roba per turisti C'è un dubbio forte e chiaro. Che poi, a guardare i dati, si trasforma in certezza. E lo declinano, con più voci, gli esperti interpellati da "l'Espresso", a partire da Flavio Caroli: senza un viatico della scuola, senza l'accompagnamento, anche un po' didascalico, dei libri di storia dell'arte, senza i professori che spingono e spingono, i giovani crescono e si formano senza la consapevolezza di quanto Giotto, Leonardo o Carrà formino la struttura portante del nostro Paese, della nostra identità e, perché no, del nostro prodotto interno lordo. Perché la passione per l'arte è un vizio che si prende da piccoli, che cresce a 15 anni. Gli esperti lo chiamano il principio dell'"addiction": una dipendenza che se inizia in tempo ci si porta dietro tutta la vita. Perché questo accada, serve la scuola: solo due adulti su dieci, in Italia, hanno visitato un museo nel 2012, mentre quasi il 40 per cento degli adolescenti è capitato almeno una volta in mezzo a dipinti o sculture. Il doppio della popolazione generale. Tutto merito dei professori, che ogni primavera accompagnano torme di alunni fra pinacoteche e gallerie. Le gite però non sono sufficienti a far scattare la passione: se devono andarci da soli, a una mostra, anche i teen-ager preferiscono i negozi al Tintoretto. E con la decimazione delle ore di storia dell'arte la situazione non poteva che peggiorare: anche tra i visitatori "forti", che hanno fra i 16 e i 25 anni, gli ingressi sono crollati a picco (come mostrano i grafici in questa pagina). Eppure, a due ragazzi italiani su tre l'arte interessa, come mostra un indagine di Eurobarometro (il centro di ricerca della Commissione europea) pubblicata nei giorni scorsi (vedi grafico) che ha pubblicato i risultati di oltre 24 mila interviste. E se la riforma Gelmini non fa nulla per alfabetizzarli in questo senso, i musei cercano di supplire. Di combattere con Justin Bieber e Lady Gaga per far sì il Pinturicchio torni nel Pantheon delle nuove generazioni. Una missione difficile, ma non impossibile, come mostrano le esperienze intercettate da "l'Espresso" da Napoli a Bolzano. Tentativi che partono tutti da una constatazione: l'attenzione per l'arte non solo c'è, ma è in aumento. RIFARSI L'IMMAGINE. A traghettare gli italiani verso Matisse, lo abbiamo detto, toccherebbe alla scuola. «I consumi culturali dei giovani fra i 18 e i 25 anni si basano su un'abitudine costruita in precedenza», spiega Annalisa Cicerchia, economista della cultura: «I mezzi degli istituti scolastici però si sono impoveriti. Così diventa sempre più difficile avvicinare le nuove generazioni». Vero: negli ultimi dieci anni il pubblico degli under 25 si è dimezzato. Una tendenza confermata anche dall'Istat: per oltre metà delle gallerie i giovani contano ormai poco o nulla, meno del 25 per cento dei biglietti strappati. «È un dato imbarazzante», sostiene Cicerchia: «Perché mostra l'abisso che si è creato fra il presente e i beni culturali». Alle domande di Alessandro Bollo, responsabile ricerche alla Fondazione Fitzcarraldo, i diciottenni rispondevano che visitare una pinacoteca oggi è un "rischio sociale": temono di apparire "sfigati". «Le ragazze dicono che potrebbe essere bello», racconta: «Ma proporlo agli amici è considerato rischioso». Com'è che l'immagine dei musei si è ridotta così? «I liceali hanno una percezione del tempo libero molto frammentaria», spiega Bollo: «Tra studio, sport e amici, vogliono impiegare ciò che resta per qualcosa che sia il più lontano possibile dalla scuola», e le sale piene di statue e quadri, dove vengono trascinati in "visite guidate", ricordano troppo le ore di lezione. LOTTO È SUI SOCIAL. Dove andarli a trovare allora gli under25? Su Facebook, ovviamente. Ha provato a farlo la regione Marche, con la rete di " Happy Museum " che riunisce pinacoteche, chiese e sale civiche. Un unico contenitore Web per le iniziative di tutti i comuni: in un anno hanno conquistato 250 mila nuovi visitatori. La provincia di Bolzano ha puntato sugli "incontri virtuali" (proiezioni in 3D delle meraviglie italiane, da Brera alla Cappella Sistina), concorsi rivolti agli under 25 e campagne pubblicitarie in tv. I risultati sono concreti: oltre la metà dei ragazzi trentini frequenta mostre e musei. Il Mart di Rovereto i giovani li cerca invece in piazza: con MartUp, ogni anno, si apre al pubblico per performance e laboratori, aggacciando con musica, danza e pittura i nati negli anni '90. CANOVA BY NIGHT. A settembre la notte ha conquistato altri 37 mila visitatori: le aperture notturne dei musei , l'ultimo sabato del mese, continuano a macinare successi, soprattutto sotto i 30 anni; a Roma i ventenni facevano la coda per entrare alla Galleria Borghese. «Un istituto non si deve snaturare», sostiene Cicerchia: «Far suonare cover dei Beatles fra i reperti archeologici. Ma le collezioni possono e devono aprirsi a un pubblico più ampio. L'esempio sono le biblioteche comunali, che sono riuscite a riconquistare i giovani offrendo tutor per gli studi, wifi gratuito, e spazi comodi dove passare il tempo». SEGUITEMI. A Firenze hanno reso gli studenti stessi delle guide, inventando un modello che è ormai studiato anche all'estero. Si chiama " Communicating art " e coinvolge oltre 600 ragazzi ogni anno, 10 scuole e 17 musei: i liceali imparano a raccontare le Cappelle medicee, la Loggia dei Lanzi e le meraviglie della città, per poi diventarne ciceroni nella seconda settimana di aprile, quando Firenze è invasa dai turisti. «Non formiamo solo potenziali esperti, ma anche cittadini orgogliosi delle loro radici, consapevoli della nostre ricchezze», spiega Silvia Mascalchi, responsabile del progetto: «I visitatori, soprattutto i coetanei, sono entusiasti. E così i partecipanti: si sentono gratificati, perché vengono loro riconosciute delle competenze». A Torino il museo di Palazzo Madama ha creato una guida rivolta ai ragazzi e scritta da quattro adolescenti. Inizia con un test. A seconda della risposta consiglia un percorso fra le sale del museo: Esteta, Riflessivo, Romantico o Curioso. PARTIRE DA ZERO. Un taccuino in mano, un invito in tasca, e tempo per visitare gratis le nuove stanze del Museo di Capodimonte. Ludovico Solima insegna alla Seconda università di Napoli e nell'ottobre del 2012 ha coinvolto 100 cittadini fra i 18 e i 79 anni per scrivere i pannelli informativi del museo. Gli improvvisati osservatori hanno passeggiato nei nuovi appartamenti ottocenteschi senza indicazioni, annotando ciò che più li incuriosiva. «Mi hanno colpito le risposte dei giovani», racconta Solima: «Volevano rendersi utili. Essere presi in considerazione. E hanno dato centinaia di ottime indicazioni». Tutti questi esperimenti alla fine hanno un solo obiettivo: far capire agli adolescenti che il Rinascimento, i Macchiaioli, il Futurismo, fanno parte di loro. «Finché tratteremo monumenti e musei come "una roba da turisti" è ovvio che non riconquisteremo l'interesse dei giovani», conclude Cicerchia: «Nella propria città nessuno va al ristorante col menu turistico. Dobbiamo invertire la tendenza. Ridurre il baratro che si è creato fra i cittadini e musei». Partendo dai ragazzi: senza scimmiottare il loro linguaggio, ma rendendoli protagonisti di nuove avventure. 09 dicembre 2013 Riproduzione riservata
L'Espresso
9 Dicembre 2013
I musei a caccia di giovani
FR
Francesca Sironi
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
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