Con la nomina di Giovanni Nistri a direttore e di Fabrizio Magani a vicario il ministro Massimo Bray ha vinto la sua partita per Pompei. Che è poi la nostra partita: quella di tutti. O almeno di quasi tutti. Il «Mattino» ha raccontato in tempo reale questa partita, con dovizia di dettagli: anticipando e bruciando nomi, raccontando retroscena, mescolando fatti e interpretazioni. E lo ha fatto da un punto di vista opposto a quello di Bray. Secondo il quotidiano, quel punto di vista era quello di una parte dello staff della Presidenza del Consiglio. Che, del tutto legittimamente, aveva un'altra idea: avrebbe voluto a Pompei prima Giuseppe Scognamiglio, diplomatico distaccato da dieci anni a fare il vicepresidente di Unicredit, e poi il prefetto Umberto Postiglione, per due mandati sindaco di Angri con la Margherita. Bray, invece, voleva segnare nel modo più netto la discontinuità con gli sprechi e il cemento della gestione pompeiana ricostruita ieri da Gian Antonio Stella sul «Corriere». E per far questo voleva una figura che unisse ad una forte garanzia di legalità una profonda conoscenza della macchina dei Beni culturali, e della tutela del patrimonio. Perfetto ritratto di Nistri (già stimatissimo capo del Nucleo di tutela) e di Magani (un direttore regionale che sta ricostruendo l'Aquila). E Bray ha perseverato. Ha detto più volte «preferirei di no», come lo scrivano Bartleby di Melville. Lo ha fatto con fermezza e riserbo: senza concedere interviste, ma facendo pesare la propria voce nelle istituzioni, arrivando a dire che si poteva benissimo andare avanti senza di lui. E questa linea seria, silenziosa e sobria ha, alla fine, prevalso. È una piccola rivoluzione, perché nessuno tra i ministri per i Beni culturali recenti ha saputo resistere alle pressioni politiche e agli interessi economici che hanno progressivamente eroso il bilancio e miniaturizzato la rilevanza del Mibac. Dalla partita per Pompei non esce rafforzato solo Bray: esce rafforzata l'istituzione che guida. Il Ministero che egli sta per riformare, e poi la struttura delle soprintendenze, il sapere tecnico al servizio della tutela. La linea di Bray è, a Napoli, la linea di Giorgio Cozzolino: un soprintendente serio, che applica la legge riuscendo a dispiacere a tutti perché dice di no. Ma forse è il caso di chiedersi: Napoli è quello che è a causa di troppo no virtuosi, o di troppi sì scellerati? A Pompei ha prevalso la competenza. Tra pochi giorni i Bronzi di Riace si rialzeranno e torneranno visibili, e inamovibili, nel Museo di Reggio. Entro Natale il Consiglio dei Ministri approverà la riforma del Mibac. Sono tutti segni concreti che la musica, ai Beni culturali, è cambiata davvero. Certo, a Pompei non sarà una passeggiata, e prima che la pioggia e l'incuria cessino di far smottare i muri passeranno ancora altri mesi. Ma la cosa davvero importante, la vera novità, è aver cambiato passo, l'aver imboccato la direzione dell'interesse pubblico senza riserve. E ora che quella strada è stata presa, si tratta di correre. Da domani, anzi da subito.
POMPEI - Beni culturali si cambia passo
Il ministro Massimo Bray ha vinto la sua partita per Pompei con la nomina di Giovanni Nistri come direttore e Fabrizio Magani come vicario. La nomina è stata ottenuta dopo una lunga lotta contro gli interessi economici e politici. Bray ha perseverato e ha detto di no alle pressioni, preferendo segnare la discontinuità con la gestione precedente. La nomina di Nistri e Magani è un segno di cambiamento all'interno del Ministero dei Beni culturali e della struttura delle soprintendenze. La riforma del Mibac è stata approvata e il Consiglio dei Ministri ha stabilito che i Bronzi di Riace si rialzeranno entro Natale.
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