È ormai conto alla rovescia a Pompei per l'arrivo del nuovo direttore generale previsto dalla cosiddetta legge "valore cultura". Il tempo utile fissato dalla legge scade domani, lunedì, quando il ministro è atteso a Napoli per un convegno organizzato da Confindustria. Ma la decisione definitiva sul nome del manager che il ministro Bray deve nominare d'intesa con il presidente del consiglio Enrico Letta si prenderà solo questa sera, con le carte in tavola che possono cambiare fino all'ultimo momento. Ad horas però sembra riprendere piede l'idea che la realizzazione del Grande Progetto per Pompei possa essere affidata ad un nome interno al ministero Quello che è certo è che su questa nomina, ritenuta fondamentale per lo sblocco dei cantieri finanziati con i 105 milioni della Ue, il braccio di ferro va avanti da settimane con una girandola di nomi, voci, ipotesi, smentite. Tra i nomi usciti, quello di Giuseppe Scognamiglio, vicepresidente Public Affairs di Unicredit, che sarebbe stato proposto dal premier Letta ma che non avrebbe convinto il Collegio Romano e poi quello di Giuliano Volpe, archeologo di fama riconosciuta e professore universitario, leccese e candidato di Sel alle passate elezioni, sul quale non si sarebbe trovata la convergenza con Palazzo Chigi. Ma non solo: tra i citati ci sono anche Pierluigi Sacco, professore di economia della cultura alla Iulm , il soprintendente ai beni architettonici dell'Abruzzo Luca Maggi, il magistrato Raffaele Cantone, il prefetto Umberto Postiglione. Bray ha promesso, anche su Twitter, di provvedere alla nomina entro il 9 dicembre. E c'è chi dice che alla fine, per mettere d'accordo chi è convinto che a Pompei debba andare un manager e chi invece crede che debba occuparsene un esperto di beni culturali, si opterà per un salomonico duo (dg e vice) con un esperto di cultura e uno di finanza.