Il ministro Trigilia in commissione Ambiente a Montecitorio: «Persi fondi europei per le regioni del Sud e risorse ministeriali» l Regione Sardegna: in bilancio 100 milioni che ora andranno restituiti Amara amarissima ironia, il sito della Regione Sardegna il 22 marzo, in occasione della giornata mondiale dell'acqua, esulta: bacini d'acqua mai così pieni, il rischio siccità è scongiurato. Le maggiori quantità d'acqua si registrano nel serbatoio della diga Cantoniera (Or) con 432,59 milioni di metri cubi , nel lago Flumendosa (223,52 milioni di metri cubi), in quello del Mulargia (316,66 milioni di metri cubi) e in quello del Liscia, in Gallura, con più di 101 milioni di metri cubi d'acqua. Forse, insieme all'entusiasmo, avrebbe dovuto suonare un campanello d'allarme ma, a giudicare dai programmi, anche i Por, i Pon, il Fser, cioè i programmi regionali e nazionali, e quelli di sostegno per le regioni in ritardo finanziati con il contributo europeo, il rischio idrogeologico non è nell'agenda regionale. Un ritardo, nella prevenzione del rischio idrogeologico, in cui l'isola flagellata dal nubifragio e dalle frane del 19 novembre, non è purtroppo sola. A giudicare dalla audizione del ministro Carlo Trigilia alla commissione ambiente del 5 novembre scorso, tutte le voci relative alla difesa del territorio sono in ritardo per difetto di programmazione. Il fondo sociale di coesione prevedeva per il periodo 2007-2013 per «la manutenzione straordinaria del territorio, depurazione acque, e bonifiche siti inquinanti» 4,3 miliardi per le sole regione meridionali che «ad oggi risultano non spesi». Se si prendono in esame i finanziamenti europei il quadro non migliora, sostiene il ministro che «gli interventi cofinanziati sui temi ambientali hanno un ritardo maggiore rispetto all'andamento medio della spesa» e, su questo, influisce anche il patto di stabilità interna che impedisce alle Regioni di spendere. Le risorse a disposizione di tutte le regioni per il ciclo 2007-2013 ammontavano a un miliardo e 300 milioni, si sono ridotti - per la difficoltà a rispettare i tempi dei fondi strutturali - a 189 milioni. Un altro miliardo (1,1 per l'esattezza) di interventi cofinanziati per i programmi operativi sui temi ambientali, rischia di andare in fumo. I progetti ci sono ma, finora, sono stati spesi solo 380 milioni, il tempo stringe perché le spese possono essere certificate fino al dicembre 2015. Sono gatte da pelare che si troverà oggi sul tavolo la conferenza delle Regioni e quella Stato-Regioni, convocata in via straordinaria, con, all'ordine del giorno l'emergenza in Sardena e(al secondo punto) il trasporto pubblico locale. Un tavolo al quale non si sa chi sia il gatto e chi la volpe: da una parte le Regioni che non riescono a programmare, anche costrette dal patto di stabilità, dall'altra lo Stato che, appena può, si riprende indietro i soldi. Come faceva il ministro Giulio Tremonti che, con i resti, finanziò il dissesto di Catania, il rientro dal debito di Roma e, persino, le multe per le quote latte. Tornando alla regione Sardegna, nei programmi comunitari del Ministero dell'Ambiente c'è il bando per la selezione di esperti in risorse idriche, bonifiche, difesa del suolo, sviluppo sostenibile, Via. Ci sono la Sicilia, la Calabria, la Campania, la Puglia. La Sardegna non c'è. Ci spiega il consigliere di opposizione Gian Valerio Sanna: «Per interventi di prevenzione del rischio idrogeologico ci sono 100 milioni dello Stato non spesi, a residuo». Sono i soldi che arrivarono a seguito degli eventi di Capoterra. Anche per i fondi europei che cofinanziano direttamente le regioni (Fesr) l'isola è in ritardo, non ha raggiunto l'obiettivo di impegnare almeno il 51 del finanziamento e, se non lo farà entro dicembre, nel 2015 dovrà restituire ciò che non ha speso. Anche il Lazio è in ritardo ma, almeno, ha stanziato 36 milioni per la prevenzione attraverso «interventi infrastrutturali» sulla rete idrica e su frane. In Sardegna, invece, c'è il dramma dei consorzi di bonifica che dovrebbero fare la manutenzione dei canali, bevono 30 milioni con i soli contratti a tempo determinato ma sono tutti commissariati. La cosa gravissima, secondo Gian Valerio Sanna è che «il livello conoscitivo del rischio idrogeologico è altissimo, invidiabile, riconosciuto dai tribunali ogni volta che è stato sollevato un contenzioso sul divieto di costruire». E invece il piano paesistico approntato dalla giunta Cappellacci prevede di chiudere con 15 milioni di metri cubi di cemento il flusso delle acque dei fiumi al mare: «È l'opposto di una politica di tutela. Le regole ci sono, forse andrebbero adeguate alla tropicalizzazione del clima, invece avviene il contrario». È il timore che si esprime anche in una interrogazione urgente presentata, ieri, da un gruppo di deputati Pd (Anzaldi, Bobba, Gelli, Magorno) al ministro Bray. Chiedono di verificare se il nuovo piano paesaggistico adottato dalla Giunta regionale sarda «modifichi in maniera illegittima le attuali normative aprendo la strada a una nuova lottizzazione».
La beffa: non spesi 6 miliardi per il territorio
Il ministro Carlo Trigilia ha affermato che le regioni del Sud, compresa la Sardegna, hanno perso fondi europei per la manutenzione straordinaria del territorio, la depurazione delle acque e le bonifiche dei siti inquinanti. La Sardegna ha in bilancio 100 milioni di euro che ora andranno restituiti. Il sito della Regione Sardegna ha espresso entusiasmo per il fatto che i bacini d'acqua siano pieni, ma il ministro ha sottolineato che il rischio idrogeologico non è nell'agenda regionale. La Sardegna non ha raggiunto l'obiettivo di impegnare almeno il 51% del finanziamento europeo e dovrà restituire ciò che non ha speso.
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