Russi, tedeschi, belgi: come raccontare il fascino di una città Le valutazioni Dalla Russia: tutto bello ma mancano guide in cirillico e buoni interpreti Loggia, salone Vanvitelliano, le nove di mattina. Venticinque tavoli, una lista di tour operator e giornalisti stranieri, fondazioni culturali munite di depliant. Strette di mano, colazione a buffet. Pochi minuti per persuadere le agenzie russe e francesi a portare a Brescia i loro clienti (seguirà una visita al Capitolium per ribadire il concetto). «Arte in città», terza edizione: Bresciatourism ha convocato tedeschi, russi, spagnoli, giornalisti di Focus e National Geographic in Loggia per carpire nuovi turisti. «Puntiamo tutto sul patrimonio Unesco» dice Carlo Massoletti, presidente della società. Hotel 4 stelle, guide in fiammingo, ristoranti di lusso. «Lavoro con l?elite. Gente di una certa età che vuole spendere» dice Rudy Vandeput, di un?agenzia belga. Mai vista Brescia fino a ieri. «Eppure l'Italia è la nostra terza destinazione, dopo Francia e Germania. La città è molto bella, ci porterò senza dubbio i miei clienti». Nessun difetto, giura: «L'organizzazione è perfetta». Però poi si scopre che, se i suoi danarosi viaggiatori vogliono trascorrere qualche giorno sul Garda, li porta a Bardolino, in provincia di Verona.Nel suo libro sull'Italia Anna Katarzyna, di National Geographic, ha dedicato 10 pagine (su 350) proprio al Benaco: «Mi definisco un'esperta, a riguardo. Ai turisti consiglio il Vittoriale, le Grotte di Catullo e il limoncello». Irina Popelniuk, da Pietroburgo, sa cosa cercano i russi: «Cultura, buon cibo. E tanto fashion». Brescia ha tutte e tre le cose, dice: «La trovo magnifica. Ma è poco conosciuta. Del resto mancano guide in cirillico e interpreti validi». Denis Pollet, dell'agenzia viaggi del gruppo Auchan, fino a ieri pensava che qui ci fossero solo fabbriche: «Finché, a Parigi, non abbiamo distribuito i volantini su Brescia e provincia che ci ha dato Bresciatourism: una meta deliziosa, si fa solo fatica a raggiungerla con treno o auto». Anja Habersetzer, tedesca, è un'habitué. Conosce il centro, «strepitoso», e i suburbi, «mancano parchi». Il giudizio, comunque, è positivo: «A Brescia si possono trascorrere anche due giorni, magari dopo aver fatto del trekking sul lago di Garda. Penso anche a tour speciali per la Mille Miglia, che vi invidiano tutti. Certo, dovreste avere qualche pista ciclabile in più». Qualche problema con i trasporti, in effetti c?è. «Brescia è baricentrica» dice Massimo Ghidelli, direttore di Bresciatourism. Poco servita da aerei e treni, però. «Sì, dovrebbe inserirsi in modo più deciso nell?asse Milano-Venezia, penso soprattutto all?Expo. Stiamo valutando una proposta che preveda trasferimenti diretti già dal 2014. Poi bisogna insistere con la cultura: qui il turismo è soprattutto business ma vantiamo il Santa Giulia, il brand Franciacorta e il Benaco. Dobbiamo fare pubblicità». Lo sa perfettamente il sindaco Emilio Del Bono: «I 2 milioni di euro di conto capitale staccati per il restauro della quarta cella e della Pallata, la pulizia del Teatro Romano e così via, servono anche a questo. A farci notare». Dovremmo anche munirci di guide in russo: «Ci sta pensando Bresciatourism. Noi, intanto, abbiamo formato i commessi della Loggia, in modo che possano spiegare la storia del palazzo, anche in inglese, ai turisti». Gira pure voce che si rifaranno il look. Più chic per l?Expo. Pagina 08