L'arte contemporanea entra, attraverso la luce riflessa nel policarbonato, in un complesso archeologico. Si comincia con Marco Milia, dal 7 dicembre Il "clivus Scauri" nell'antichità era una strada che collegava il colle Palatino con il Celio, fino a piazza della Navicella, dietro il Colosseo. La strada, che ha conservato lo stesso nome - Clivo di Scauro- tra archi medievali, muri di tufo e cemento, laterizi e sanpietrini, conduce alle Case Romane del Celio, un complesso archeologico riaperto dal 2002 e poco conosciuto anche ai romani, nonostante la ricchezza di affreschi, mosaici e resti conservati al suo interno. È in questo luogo, a metà strada tra una domus del II secolo d. C. e un'insula del III, che si tiene la prima delle tre mostre progettate da Takeawaygallery con la cura di Carlotta Monteverde. Si comincia con "a? re ed in aquis", personale dell'artista Marco Milia (Roma 1976), che ha realizzato lavori site-specific visibili da sabato 7 dicembre, in coincidenza con l'apertura serale del museo, che si apre in questa occasione anche alle mostre di arte che non sia classica e antica. In una ventina di ambienti ipogei su diversi livelli, Milia ha posizionato cerchi, semicerchi e parallelepipedi, tutti abilmente costruiti artigianalmente in policarbonato, trasparente e blu, materiale che crea giochi di luce studiati tenendo presente la conformazione del luogo e delle stanze. La figura archetipa del cerchio scandisce tutto il percorso espositivo che, sia per forme che per colori, rende omaggio agli elementi naturali di acqua ed aria, scelti dall'artista per dialogare con le Case e la loro storia. Le strutture antiche restano immutate, non vengono toccate, ma al suo interno entrano le opere di Milia e si posizionano in angoli che li ospitano creando nuove immagini e prospettive, come accade con Air Circle, lavoro dal diametro di cinque metri, inserito tra le fondamenta della chiesa. Inaspettata è la visione delle fasce blu contenute nel vetro di Acquedotti, audace e ad effetto anche la collocazione di A? re, parallelepipedo-prisma che passa da una stanza all'altra in altezza, così come sfrutta lo spazio in aria Early morning, cerchi trasparenti a cascata che offrono lo sguardo anche alla scala che conduce al piano superiore, dove è collocata la fenestella confessionis. È invece posizionata sul pavimento Balneu, in maniera quasi disordinata, a rompere il rigore delle forme e dei muri millenari che non lasciano scampo. Il concetto di spazio, tra lo studio delle forme e degli elementi, è l'altro tema approfondito con questa mostra che, oltre a far scoprire un connubio inedito di antico e contemporaneo, fa anche conoscere un luogo di Roma quasi conosciuto e da valorizzare.
La modernità negli antichi ipogei delle case romane del Celio
L'arte contemporanea entra in un complesso archeologico attraverso la luce riflessa nel policarbonato. La mostra "a? re ed in aquis" di Marco Milia è stata inaugurata il 7 dicembre nel complesso archeologico delle Case Romane del Celio. L'artista ha posizionato cerchi, semicerchi e parallelepipedi in policarbonato trasparente e blu in una ventina di ambienti ipogei. Le strutture antiche restano immutate, ma entrano le opere di Milia che creano nuove immagini e prospettive. La mostra approfondisce il tema del concetto di spazio e fa scoprire un connubio inedito di antico e contemporaneo.
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