Egregio dottor Augias, il recente, ennesimo crollo avvenuto nel sito archeologico di Pompei, ma si potrebbero menzionare tante altre realtà analoghe in tutto il territorio, evidenzia ancora una volta la precarietà nella quale versa il nostro patrimonio artistico e culturale, unico nel suo genere che, da solo, potrebbe costituire la principale fonte di ricchezza nazionale. Ciò che manca, purtroppo, è la cultura della cultura. Poiché, nonostante i continui allarmi degli esperti, non si intravedono all' orizzonte misure idonee a fermare tale degrado, a tal punto è preferibile e auspicabile, paradossalmente, l' interramento degli scavi di maggiore interesse storico e culturale, per preservarli dal logorio del tempo e consegnarli alla custodia delle generazioni future nella speranza che le stesse possano dimostrarsi più diligenti e consapevoli delle bellezze che hanno ereditato dal passato. Alberto De Lorenzis - Roma Troppi Beni, troppo pochi denari, questa è la prima osservazione che viene da fare. Per l' ennesima volta. Subito dopo (o forse prima) ci sono i soldi spesi male e quelli rubati che sono sempre parecchi. Francesco Erbani, su Repubblica di martedì scorso, ha dato conto di quanto e come siano stati impegnati i 105 milioni arrivati dall' Europa per Pompei. Se fossero spesi bene, se non ci fossero eccessive "dispersioni" lungo il tragitto si potrebbe ricominciare a sperare, anche se l' ipotesi dell' interramento è stata avanzata più volte e in qualche caso applicata. Forse peggio di Pompei è però il caso che mi segnala il signor Nino Vitelli( ninovitellivirgilio.it ): «Qualche anno fa ho avuto modo di visitare uno dei tantissimi angoli belli della nostra penisola. In Calabria, a San Nicola di Caulonia, entroterra Jonico, si trova un piccolo Eremo: S. Ilarione. Mille anni di Storia e di misticismo in uno scenario di rara bellezza. Il fiume Allaro si restringe fino a formare piccole cascate e meravigliose gole, in un contesto naturale incontaminato. Cosa accade? Viene riesumato un vecchio progetto di centrale idroelettrica (17 milioni di euro) da realizzare accanto all' Eremo (100-150 metri). Ecco la prova che l' Italia è affetta da una gravissima malattia: assoluta noncuranza del proprio patrimonio culturale e ambientale. Un ceto politico inadeguato e, spesso, colluso consente lo sfascio del territorio da Nord a Sud. L' enorme bacino dei Beni Culturali, l' unica vera industria del Meridione si sgretola giorno dopo giorno». Non posso controllare se la notizia sia del tutto esatta. Spero di no, se lo fosse sarebbe di enorme gravità in una regione devastata da una politica forsennata quasi mai all' altezza del territorio da amministrare. Qui non sarebbe colpa di piogge o cataclismi, solo inettitudine, indifferenza. E spero nient' altro.
POMPEI, SIMBOLO DEL DEGRADO
Il recente crollo a Pompei evidenzia la precarietà del patrimonio artistico e culturale italiano. Nonostante gli allarmi degli esperti, non vengono intravisti misure per fermare il degrado. In alcuni casi, gli scavi di maggiore interesse storico e culturale vengono interrati per preservarli dal logorio del tempo. Il problema è che i soldi spesi per la conservazione non vengono spesi bene, e ci sono eccessive "dispersioni" lungo il tragitto. Un esempio è il progetto di centrale idroelettrica a San Nicola di Caulonia, in Calabria, che minaccia di distruggere l'Eremo S. Ilarione.
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