ALTRI frammenti di ossa, tibie e femori, alcuni piccoli altri più lunghi, che però potrebbero appartenere ad esseri umani o animali. Altri resti ritrovati ieri nell' aiuola di Molassana, ormai ribattezzata il "giardino dei misteri", che alimentano ancora di più l' ipotesi commovente che si possa trattare di una fossa comune, in una zona che durante la Seconda Guerra Mondiale è stata di scontri armati tra partigianie truppe naziste. Gli ultimi pezzi di scheletri, rinvenuti dalla polizia, sono stati affidati al medico-legale e solo gli esami di laboratorio potranno dire a quale essere appartengano. Alcuni di questi sono di ridotte dimensioni ed alimentano la presunzione suggestiva che siano di un soggetto piccolo, ma la Procura della Repubblica afferma che tutto questo non è suffragato da alcuna considerazione scientifica e potrebbero appartenere ad animali. Il pm Francesco Pinto, che sulla vicenda ha aperto l' inchiesta per omicidio volontario (fatto tecnico per proseguire le indagini) ieri ha imposto lo stop agli scavi nell' area antistante il civico 65 di via Di Pino: anche perché la giornata ha dato scarsi risultati. Tranne qualche piccolo frammento ed una mandibola, probabilmente di cavallo o asino. Ora inizia la fase più delicata e difficile per il medico-legale Alessandro Bonsignore, che dovrà cercare di mettere insieme tutti i frammenti, ricostruire le parti, cercando di dare una sembianza di scheletro e circoscrivere il periodo in cui si sono verificati i decessi. L' anatomo-patologo si appoggerà ai laboratori di Milano, specializzati nella ricerca antropologica, in grado di stabilire se appartengano a soggetti maschi o femmine, se ad adulti o no. Dall' altra, i resti saranno inviati anche ai laboratori di Lecce, specializzati nelle analisi con il "carbonio 14", usato per datare i reperti archeologici, in grado di stabilire o definire (con relativa approssimazione) il decennio in cui sono avvenuti i decessi. Anche se Bonsignore dice che è un processo improbabile, se le ossa risalgono a più di 50 anni fa. Come difficile estrarre qualche Dna, soprattutto perché il tempo diminuisce la probabilità che vi sia ancora materia biologica. Il giardino di proprietà di Daniele Alfano comunque rimane sotto sequestro, fino a quando gli investigatori del Commissariato di San Fruttuoso e la polizia scientifica avranno chiarito alcuni particolari, per nulla irrilevanti. Durante i lavori per la posa di un cancello il proprietario e il manovratore dell' escavatore non hanno avvertito la polizia del ritrovamento di ossa. Ad avvisare sarebbe stata una telefonata anonima. Inoltre, c' è da verificare un altro aspetto: nel ' 60, quando l' allora proprietario della villetta, il farmacista Pietro Cumo, comprò il terreno e vi costruì, pur scavando le fondamenta, non trovò nulla. È possibile che i resti umani siano stati sepolti dopo?