La scelta del David di Michelangelo a rappresentare l'Italia all'Expo 2015 è ingenua e timorosa. Questa la mia tesi. È chiaro: la statua dell'eroico giovinetto in lotta contro il gigante Golia è conosciuta in tutto il mondo, è un'"icona" planetaria e attiva le due retoriche dell'"ingegno italiano" e del "Bel paese". Tuttavia, a mio avviso, è inappropriata al "messaggio" che si intende comunicare. Provo a spiegare perché. In primo luogo. È una scelta prevedibile, che non stupisce per niente. Può dunque confermare nei "mercati" il pregiudizio che l'Italia è un paese che ha rinunciato a osare e vive ormai all'ombra di primati indiscutibili, conquistati in un lontano passato. Nel contesto dell'attuale dibattito sull'origine della prosperità (o della miseria) delle nazioni danneggia apparire dimissionari o nostalgici. Il David annuncerà al cinico mondo del capitale internazionale che il capitalismo italiano è mercantile, non industriale. Privilegia la rendita e commercia folklore. Non è una presentazione efficace. In secondo luogo. Tutti convengono che una buona politica del turismo giovi all'economia del paese. Ma una buona economia del turismo presuppone una solida politica industriale. Richiede innovazione di "prodotto" e di "servizi" e prospera a ridosso della ricerca. Ricerca storico-artistica nei settori del patrimonio; ricerca storico-sociale, geologica e naturalistica per la preservazione del territorio; ricerca tecnologica. Il David suggerisce tutto questo? Ne dubito. Installato in copia nel Padiglione Italia, sembrerà la logora auctoritas cui chiediamo invano protezione dalla spietatezza della competizione internazionale. Sarebbe stato più opportuno proporsi di "rilanciare" il paese avviando progetti di smagliante rilievo scientifico e civile di cui dare comunicazione proprio a Expo: la bonifica delle Terre dei fuochi, ad esempio, la manutenzione di Pompei, un piano lungimirante e intrepido per le giovani generazioni nella ricerca, il sostegno alla lettura o la banda larga e larghissima in tutto il territorio nazionale. Se si va a un negoziato da posizioni di relativa debolezza non è una buona strategia quella di porsi alla mercé dell'interlocutore arrischiando subito la carta più prestigiosa. Meglio provarsi a stupire con la versatile molteplicità delle risorse di cui si dispone.
Michele Dantini Michele Dantini Storico dell'arte contemporanea, critico e saggista RICEVI AGGIORNAMENTI DA Michele Dantini Mi piace 40 Il "David" di Michelangelo all'Expo 2015: una scelta ingenua?
Il testo sostiene che la scelta del David di Michelangelo per rappresentare l'Italia all'Expo 2015 è ingenua e timorosa. La statua è conosciuta in tutto il mondo e rappresenta l'"ingegno italiano" e il "Bel paese", ma non è adatta al messaggio che si intende comunicare. La scelta è prevedibile e potrebbe confermare il pregiudizio che l'Italia è un paese che ha rinunciato a osare e vive all'ombra di primati indiscutibili. Inoltre, la scelta del David non promuove una buona politica del turismo, che richiede innovazione di "prodotto" e di "servizi" e prospera a ridosso della ricerca.
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