NEL saggio "L' opera d' arte nell' epoca della sua riproducibilità tecnica", Walter Benjamin teorizzava l' emancipazione delle opere d' arte rispetto alla loro "esistenza parassitaria nell' ambito del rituale". Secondo il filosofo tedesco nell' opera riprodotta si perde l' aura ossia decade quel misticismo che accompagna la visione dell' esemplare originale, ma i mezzi tecnici a volte possono esaltarne dettagli e svelarne segreti. E infatti Benjamin non nega gli effetti positivi della riproducibilità dell' opera: una democratizzazione e diffusione di massa che ha cambiato il rapporto tra oggetti d' arte e pubblico. Con questo spirito divulgativo e pedagogico apre alla città "Una mostra impossibile - L' opera d' arte nell' epoca della sua riproducibilità digitale", esposizione che, da oggi al 14 aprile, al convento di San Domenico Maggiore raccoglie 117 riproduzioni di dipinti e affreschi di Leonardo, Raffaello e Caravaggio su pannelli retroilluminati in scala 1:1. Dimensioni reali, dunque, ad altissima risoluzione e in ordine rigorosamente cronologico. Il progetto, ideato e diretto da Renato Parancandolo, direzione scientifica di Ferdinando Bologna, sta girando il mondo e l' Italia da qualche anno, da Chicago a Malta, ma a Napoli per la prima volta i tre artisti vengono esposti insieme. Tra le opere in mostra al Convento, restaurato grazie all' associazione Polo Culturale Pietrasanta, presieduta da Raffaele Iovine: "L' Ultima Cena" e "La Scapigliata" di Leonardo, "Doppio ritratto di uomini" e la "Madonna di Foligno" di Raffaello e "Bacchino malato" e "I bari" di Caravaggio. La mostra è patrocinata dal Forum delle Culture ed è realizzata dalla Rai, Comune di Napoli e Polo Pietrasanta. L' intento è quello di avvicinare all' artea chi in genere ne è a digiuno. «Cerchiamo di essere un viatico, direi un "trailer" per le opere originarie - spiega Renato Parancandolo, già direttore Rai Educational e Rai Trade e autore di fortunati programmi scientifici come "MediaMente" - perché una diffusione veramente capillare e di massa delle opere d' arte può essere garantita solo dalle riproduzioni: un' istanza di democrazia culturale che ha in Paul Valéry, Walter Benjamin e André Malraux i suoi precursori. Nona caso giovani, studentie cittadini che non frequentano abitualmente i musei hanno rappresentato il pubblico di elezione delle venti mostre impossibili finora realizzate». Alla mostra visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 22, ingresso 5 euro, si affianca una rassegna musicale: venerdì tributo a Nino Rota e domenica i tableaux vivants di Caravaggio con "La conversione di un cavallo" di Ludovica Rambelli. Diversi storici dell' arte hanno salutato con entusiasmo il format delle "mostre impossibili" da Settis a Mahon, da Fernandez a Calvesi, a Spinosa. «La copia vale in quanto rimanda all' originale, non per sé», spiega Salvatore Settis. «Proprio a San Domenico Maggiore sono tangibili i segni della universalità di Napoli - dice Nino Daniele, assessore alla Cultura- dall' aula dove insegnò san Tommaso alla biblioteca dove studiò Campanella e dove albergò a lungo Giordano Bruno, pensatore che con i suoi "infiniti mondi" aprì gli spazi al moderno».