LA NOTIZIA di un palazzo di via Anticaglia che diventerà museo per l' arte contemporanea con fondi pubblici assegnati a un privato senza gara suscita due ordini di riflessioni. Il primo riguarda la destinazione d' uso dell' immobile: la Regione ha disposto la creazione di un secondo museo dietro l' angolo del Madre. l Madre è un' istituzione regionale nata con ambizioni internazionali solo otto anni fa e già vessata dai tagli e ridotta a un contenitore semivuoto. Se d' ora in poi le strutture museali dedicate al contemporaneo finanziate dalla Regione saranno due e se, come non smettono mai di dire i vari assessori, la cassa di Santa Lucia è sempre più vuota, è evidente che ulteriori risorse, da domani, dovranno essere sottratte a via Settembrini per consentire alla creatura di Morra Greco di nascere e di esistere in modo dignitoso. Ora, nessuno intende negare il valore generico di un' istituzione pensata per dare spazio e forza alle nuove proposte artistiche in una logica non localistica, ma finalmente europea. Tuttavia - ed è qui che sorge la seconda riflessione - se è con gli altri Paesi che ci si vuole misurare, non è che si possa prescindere dal chiarimento delle questioni procedurali che danno sensoe sostanza al concetto di democraziae alle pratiche della buona amministrazione, cioè ai fondamenti della civiltà europea moderna della quale l' arte è una delle molteplici forme espressive. Quando un ente privato, qual è nell' ordinamento italiano la Fondazione Morra Greco, propone un progetto da finanziare con fondi pubblici, la questione deve essere nota, discussa e approfondita con i cittadini e con gli altri soggetti privati e pubblici operanti nel medesimo settore. Altrimenti come si potrà poi convincere l' opinione pubblica di aver deciso negli interessi della comunità a cui ci si rivolge e non per le solite, nefaste ragioni clientelari? La Regione Campania, grazie alla mediazione del Mibact, ha imposto all' Europa di finanziare a scatola chiusa la costruzione del museo d' arte contemporaneo di Morra Greco, ma finora non ha voluto né potuto dimostrare che si tratta di un progetto culturale utile e nemmeno che sia il migliore o il più economico. Non so se ciò sia accettabile secondo le leggi vigenti, sono però convinto che sia molto scorretto dal punto di vista politico. Resta infatti da risolvere l' enigma della bocciatura inferta due anni fa dalla Regione Puglia al Comune di Bari, reo di aver chiesto di finanziare con fondi europei la costruzione di un museo (Bac) insieme con un partner privato non scelto per concorso pubblico. Si trattava anche in quel caso della Fondazione Morra Greco. Possibile che in Puglia sia considerato illegittimo ciò che in Campania è considerato innovativo? Che cos' è palazzo Santa Lucia, il refugium peccatorum della programmazione europea? Detto ciò, ammesso e non concesso che sia utile un secondo museo d' arte contemporanea (in realtà sarebbe il terzo, considerando ancora il Pan) e che sia legittima la procedura finora seguita per l' assegnazione dei fondi europei, ci sarebbe però un altro dubbio da sciogliere: la gestione della struttura nascente sarà tutta e sempre a carico dell' ente pubblico, come questo restauro, o la fondazione Morra Greco dispone di risorse aggiuntive? Intanto constatiamo che il decreto ministeriale del 2 agosto scorso assegna all' ente privato presieduto dal dentista Morra Greco 9.800.000 euro, dei quali solo 5.600.000 stanno per andare in appalto. Sarebbe perciò utile sapere che fine è stata programmata per gli oltre 4 milioni non impegnati. Ma poi, visto che la Regione si difende dicendo di aver operato secondo la logica incentivata da Bruxelles del partenariato pubblico-privato, non sarà anche il caso di render pubblica qual è la parte d' investimento privato prevista nell' operazione e, dove, come e quando ciò sarebbe stato comunicato al tavolo ministerialee all' Europa? In realtà, da quando la Regione Campania ha diffuso l' enciclica caldoriana sulla collaborazione virtuosa tra pubblico e privato nel settore dell' arte contemporanea quel che è accaduto è che nel museo Madre nessun imprenditore ha investito un euro (la Fondazione Donnaregina, a circa due anni dai grandi annunci della Miraglia, è ancora interamente regionale); il secondo piano di via Settembrini è stato lottizzato dalle gallerie napoletane che fanno vetrina delle proprie opere a spese dell' ente pubblico; il privato Morra Greco sta organizzando la sua attività espositiva da più di un anno con i fondi europei (circa 700 mila euro transitati attraverso Fondazione Donnaregina e Scabec, entrambe controllate dalla Regione). Insomma, l' ultimo episodio del palazzo di via Anticaglia non fa che confermare il senso della politica regionale caldoriana, sbiadito remake del vecchio malgoverno pentapartitico: governare un po' di consenso, soddisfacendo per quanto possibile i molti interessi privati con le poche risorse pubbliche disponibili. Il che ha funzionato sempre piuttosto bene in Italia e nel Mezzogiorno, finché perseverando non si è finito con l' esagerare, credendosi immuni dai controlli di legittimità della giustizia e dell' opinione pubblica. E se la dazione di circa 10 milioni europei a un privato per la costruzione di un fantomatico museo fosse l' inatteso gocciolone che fa traboccare il vaso?
CAMPANIA - Il vaso clientelare della Regione
La Regione Campania ha assegnato 9.800.000 euro a fondazione privata per la costruzione di un museo d' arte contemporanea. Il progetto è stato finanziato con fondi europei assegnati a scatola chiusa. La Regione ha imposto l' assegnazione dei fondi senza procedere a una gara pubblica. Il museo sarà gestito da un ente privato, la Fondazione Morra Greco. La Regione ha anche finanziato con fondi pubblici la costruzione di un museo in via Settembrini, che sarà gestito dall' ente pubblico. La Regione ha anche finanziato con fondi europei la costruzione di un museo in Puglia, che è stato bocciato dalla Regione Puglia.
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