IL nuovo complesso museale dell'Ara Pacis, oggi in fase di realizzazione, rischia di passare nelle cronache come l'intervento architettonico-conservativo più controverso tra quelli realizzati nel centro storico di Roma. Il fatto non stupisce, poiché si tratta di uno degli interventi più delicati in corso di realizzazione nel centro storico dal secondo dopoguerra. Sorprende, al contrario, la scarsità di informazioni sull'argomento,malgrado siano stati pubblicati a più riprese sugli organi di stampa informazioni specifiche sul progetto. Sembrerebbe, perciò, non necessario ritornare su un tema già fin troppo discusso, specialmente tenendo conto che il nuovo contenitore museale dell'Ara Pacis è invia di realizzazione e sarà ultimato entro la primavera 2004. . Ma talvolta le affermazioni muovono da una serie, di equivoci tale da costringere ad una puntualizzazione. Sul supplemento romano della Stampa del 17 marzo uscente si afferma che il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, on.le GiulianoUrbani, in accordo con il Sindaco di Roma, on.le Walter Veltroni, ha nominato una commissione di esperti: ma la commissione dovrà affrontare non il tema di una modifica al progetto di Richiard Meier, che non è posto in discussione, bensì «formulare le linee guida per la riqualificazione dell'area urbana di Piazza Augusto Imperatore e delle aree limitrofe». E' ben noto che il progetto del contenitore museale, nella sua versione definitiva, è ormai da tempo approvato nella sua totalità - e non solo per la parte della teca centrale di vetro -da tutti gli organi competenti per legge, ivi compresa la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma; ha ricevuto il parere da parte dei Comitati di Settori congiunti; infine è stato approvato definitivamente con un accordo di programma che ha visto riuniti allo stesso tavolo, oltre a vari Enti, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lazio e il Comune di Roma. Ciò detto passiamo alle puntualizzazioni. Desidero precisare, in primo luogo, che non voglio intervenire in discussioni sulla qualità formale del progetto di Richard Meier. Personalmente lo ritengo perfettamente funzionale allo scopo per il quale è stato realizzato. L'abbattimento del padiglione impropriamente attribuito a Vittorio Morpurgo e la scelta dì realizzare non un nuovo contenitore, bensì un autentico museo per l'Ara Pacis - che è, ricordiamolo, uno dei monumenti più significativi della cultura artistica greco-romana, autentica chiave di volta dell'ideologia augustea - sono stati dettati da ragioni puramente conservative, cioè dall'obbligo che grava sulle istituzioni che si occupano della conservazione dei beni culturali di tutelare il patrimonio artistico. Gli effetti dell'inquinamento atmosferico e delle escursioni termiche si combinavano e si esaltavano all'interno della vecchia teca come in una serra, con un effetto devastante per i marmi. L'intervento per salvaguardare l'Ara Pacis era non necessario, ma obbligatorio; e si dovrà convenire che in una struttura museale, salvo i casi di gallerie storiche il contenitore è adattato al contenuto, e non viceversa. Altro punto fermo, affrontato con le Soprintendenze Statali, è stata la certezza di non poter spostare il monumento in altra sede più idonea. L'Ara Pacis è stata ricostruita di fronte al Mausoleo di Augusto con soluzioni difficilmente reversibili, tali da impedire lo smontaggio dei pannelli, pena il possibile deterioramento dei marmi e delle parti in gesso e in malta cementizia di ricostruzione. Lo scavo eseguito prima di gettare le fondazioni del contenitore,e seguito sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica di Roma, ha permesso di individuare i resti degli isolati rinascimentali dell'area e, in alcuni settori a nord dell'Ara Pacis, di strutture romane compromesse dalle strutture più recenti. Sebbene di limitata entità,tali elementi sono stati accuratamente analizzati, disegnati e poi interrati per la loro perfetta e integrale conservazione. A sud dell'Ara Pacis la situazione è risultata così compromessa dalle fondazioni in cemento armato gettate negli anni trenta del Novecento, da rendere assai incerte e lacunose le letture stratigrafiche. In quanto al Porto di Ripetta, i resti della struttura non sono stati interessati da scavi perché fuori dell'area interessata dal progetto del nuovo contenitore museale di Richard Meier. D'altronde, nelle prescrizioni date all'architetto, era precisato chele nuove strutture non dovessero interferire con i resti ipotetici del Porto, e così è stato. Solo in un saggio di scavo esterno alle aree interessate dagli interventi, ma destinato a stabilire le quote degli edifici preesistenti nell'area, si è vista una piccola porzione della curva della balconata superiore del Porto, ma nulla è stato toccato né rimosso. In quanto al progetto in corso di realizzazione sulla base del progetto approvato, e che, essendo stato già appaltato, non può subire più alcuna modifica, esso prevede la teca per l'Ara Pacis,un atrio d'ingresso con biglietteria e punto vendita di libri, e un auditorium per conferenze, nel quale sarà collocato un mosaico di Mimmo Paladino, già eseguito. Sotto la struttura, nello zoccolo di fondazione posto a colmare il dislivello tra Piazza Augusto Imperatore e Lungotevere in Augusta un dislivello che Richard Meier ha ereditato dall'assetto urbanistico degli anni '30 -, ci sono spazi per la musealizzazione dei reperti mobili dell'Ara Pacis non inseriti nella ricostruzione, e per una storia della cultura artistica augustea, nonché per gli uffici. Tutto questo, ripeto, è già approvato e in via di realizzazione. Rispondo certamente ad un altro equivoco l'idea che il progetto preveda un muro alto 5 metri destinato ad oscurare le facciate delle chiese di S. Rocco e S. Girolamo, fin quasi a via Tornacelli. Il muro di un primitivo schema di progetto di Richard Meier,dopo un accurato esame da parte delle Soprintendenze, ivi compresa la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma, è stato abbassato drasticamente molto prima della stesura del progetto definitivo, proprio per consentire la vista delle chiese dall'opposta riva del Tevere. Né è vero che ci sarà «un contatto diretto» tra il cristallo della nuova teca e il preservato muro delle Res Gestae: oltre la presenza di un infisso, una copertina di travertino funzionerà da elemento di separazione e di raccordo. In quanto alle future possibili indagini sul Porto di Ripetta, si può assicurare che non si desidera altro che svolgere con la massima trasparenza e correttezza gli scavi che si reputassero necessari, anche se le analisi finora compiute permettono di ipotizzare che ben poco emergerà da essi e per vari motivi. Le foto che ritraggono la posa del grande collettore fognario che corre sotto il Lungotevere in Augusta testimoniano il radicale sbancamento operato. Inoltre, se pure qualcosa si salvò allora, venne poi,nei primi anni del secolo, compromesso dall'ancoraggio sinistro di ponte Cavour sulla stessa area. Infine è risaputo che l'architettura dello Specchi è stata spogliata dei suoi marmi e dei suoi elementi decorativi proprio in quest'ultima occasione. A seguito della spoliazione la cordonata, la fontana, la mostra con stemma papale e lanterna, nonché le colonne che misuravano l'altezza delle piene,vennero collocate nell'attuale piazza Porto di Ripetta e sono oggi parzialmente occultate dalla presenza di un. chiosco per la vendita di articoli casalinghi e da un posteggio per ciclomotori. Si spera che i lavori della commissione si estendano in modo da offrire elementi per una bonifica dell'area e per la dovuta valorizzazione di quelli che rischiano essere gli unici resti del vecchio porto, tanto reali e pregevoli quanto dimenticati in nome di vane e costose chimere. Da ultimo due brevi precisazioni. Dei 600 frammenti marmorei «avanzati» dalla ricostruzione del 1938, solo una parte appartiene all'Ara Pacis. All'epoca non si ritenne opportuno procedere ad un capillare lavoro di ricomposizione di questi frammenti a causa della loro esigua misura. Si pensò che fosse più opportuno procedere con la riproduzione con calchi delle parti meglio conservate. Un gruppo di lavoro appositamente costituito dalla Sovraintendenza Comunale avrà il compito di esaminare compiutamente i reperti in vista del loro futuro assetto. In quanto al consiglio di Massimiliano Fuksas circa uno «sdoppiamento» della Sovraintendenza Comunale, vorrei sottolineare che la Sovraintendenza opera nell'ambito della conservazione e della valorizzazione di tutti i beni culturali di proprietà del Comune di Roma, e non solo dei beni archeologici. Il suo direttore, che è al momento un archeologo non privo di qualche conoscenza sull'architettura contemporanea, opera come coordinatore generale di una struttura composta da molti uffici, al cui interno sono presenti tutte le figure professionali necessarie per una corretta gestione dei beni culturali. Vi è presente, tra l'altro, un'unità tecnica di progettazione, diretta da un architetto, e un'unità monumenti moderni, diretta da uno storico dell'arte moderna e contemporanea. Ma per le nuove architetture e per i nuovi assetti urbanistici della città contemporanea la Sovraintendenza opera con altre strutture dell'amministrazione: con l'Ufficio Progetti Città Storica, che tra l'altro controlla e dirige i lavori di realizzazione del progetto Meier, e con l'Ufficio Bandi e Concorsi di Architettura, cui competono i lavori di direzione per la realizzazione del MACRO su progetto di Odile Decq. Ambedue gli uffici sono diretti, come è ovvio, da un architetto.
La Stampa
19 Marzo 2003
Ars polemica - Meier, l'Ara Pacis, la piazza e il porto - II Sovrintendente e il progetto Meier
EU
Eugenio La Rocca
La Stampa
Artista / Persona
Bene culturale
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