«Pictor Urbis», un'esposizione di Anna Cavallaro e Stefano Petrocchi promossa dal Polo museale In passato, e per decenni, il suo nome fu automaticamente rubricato tra i cosiddetti «minori», soprattutto se paragonato a quello di alcuni giganti della pittura più o meno suoi contemporanei, da Piero della Francesca, in primis , a Benozzo Gozzoli, da Ghirlandaio a Perugino. Ma oggi una mostra, aperta a Palazzo Barberini di Roma, sede della Galleria nazionale d'arte antica, prova a fare il punto, cercando al contempo di restituirgli un ruolo da protagonista, su Antoniazzo Romano, all'anagrafe Antoni Aquili, pittore nato intorno al 1435-40 e scomparso nel 1508. Romano di (sopran)nome e di nascita, attivo dunque per quasi mezzo secolo fino al primo decennio del Cinquecento, Antoniazzo fu una figura centrale del Rinascimento locale, con un'attività geograficamente limitata grossomodo al territorio dell'Urbe e a quello laziale, dove, complice una delle più operose e affollate botteghe del tempo, da lui stesso diretta, l'artista disseminò quasi ovunque dipinti e pale d'altare, in cappelle gentilizie tra Roma e dintorni, a Faleria, Tivoli, Sant'Angelo, Rieti, Poggio Nativo, Subiaco, Civita Castellana, Fondi, Velletri, Sutri, Zagarolo, Palombara Sabina... Vittima spesso di un attribuzionismo troppo generoso, dovuto anche in parte alla confusione generata tra la sua «mano», quella (decisamente meno felice) di suo figlio Marcantonio, anch'egli pittore, e le tante mani dei sui allievi di «bottega», Antoniazzo beneficia finalmente di questa mostra, prima monografica a lui dedicata, che vuole essere una mostra cosiddetta «di studio», curata da Anna Cavallaro e Stefano Petrocchi e promossa dalla Soprintendenza di Stato ai beni artistici (Polo museale di Roma) «Antoniazzo Romano, Pictor Urbis » il titolo scelto per questa rassegna che allinea una cinquantina di opere sacre tra polittici, grandi pale, piccoli dipinti devozionali, tavole fondo oro e un ciclo di affreschi «staccati», insieme ad altri lavori «di confronto» e a rare testimonianze documentarie: lettere, contratti, libri confraternali e atti privati quali il testamento dell'artista. Il percorso espositivo si sofferma in particolare sulle immagini riprese dalle celebri icone medievali e aggiornate al gusto rinascimentale, una maniera che contribuì al successo di Antoniazzo presso il pubblico dei suoi committenti. Tra le grandi pale d'altare presenti spicca la bella tempera su tavola raffigurante San Vincenzo, Santa Illuminata e San Nicola da Tolentino, proveniente dalla chiesa di Montefalco in Umbria e opera in origine nella chiesa romana di Santa Maria del Popolo, certamente uno dei lavori artisticamente più riusciti tra quelli di Antoniazzo, scelto anche come immagine-simbolo del catalogo dell'esposizione (Silvana Editoriale). Moltissime, ed è una caratteristica precipua di questa mostra posta sotto l'Alto patronato della presidenza della Repubblica, le opere trasportate nel museo e provenienti da luoghi di devozione, da conventi, altari e cappelle di chiese del Lazio e della stessa Roma, quali l'Annunciazione di Santa Maria sopra Minerva dipinta per l'anno giubilare del 1500, tanto che i promotori dell'iniziativa hanno parlato di una mostra «a chilometri quasi zero». Ma ad arricchire la completezza dell'allestimento ci sono anche prestiti da musei (Vaticani, Bargello, Capodimonte, L'Aquila, Poldi Pezzoli, tra gli altri) e da collezioni private (tra queste, Fondazione Santarelli e quella dell'oncologo Umberto Veronesi).Ottima l'iniziativa, collaterale alla rassegna, di promuovere contemporaneamente alla mostra un itinerario cittadino che accompagna il pubblico negli edifici di Roma (le basiliche dei Santi Apostoli, Santa Croce e San Giovanni in Laterano, il Pantheon, le chiese di San Pietro in Montorio e Sant'Onofrio) che conservano opere di Antoniazzo e della sua scuola, evidenziate in questa occasione con pannelli informativi. la mostra : «Antoniazzo Romano, Pictor Urbis», aperta fino al 2 febbraio al piano terra di Palazzo Barberini a Roma, sede della Galleria nazionale d?arte antica (via Quattro Fontane 13, da martedì a domenica 10-19, tel. 06.32810) Pagina 41