Dopo dieci anni esatti è stato finalmente possibile rimettere piede all'interno dell'ex carcere dei Domenicani che ormai da un quarto di secolo attende di divenire la nuova sede dell'Archivio di Stato. E per ora è solo un guscio vuoto. Un cantiere edile abbandonato. Abbiamo così varcato quel portoncino da cui in due secoli sono passati migliaia di carcerati e, accompagnati da Massimo Sanacore, direttore dell'Archivio, ci siamo addentrati nell'enorme struttura settecentesca, che in origine era un convento, estesa per ben 3800 metri quadrati. L'aspetto è quello desolante di un cantiere edile abbandonato: un ambiente buio e tetro, talora claustrofobico, soprattutto nei piani più bassi, dove per attraversare i lunghi corridoi e per passare da un locale all'altro bisogna spesso affidarsi a passerelle in legno collocate per superare i vari dislivelli presenti sul percorso dove, mancando i pavimenti, si apre una sequenza di numerose "vasche" quadrangolari contenenti l'estradosso delle sottostanti volte a crociera e racchiuse fra pilastri e travi in calcestruzzo armato. La colossale gabbia di ferro. Ed è proprio il calcestruzzo armato a formare adesso la componente fondamentale della struttura del palazzo, da cima a fondo. Per rendere l'edificio a sostenere svariate tonnellate di antiche carte di archivio è stata infatti realizzata una sorta di colossale gabbia in ferro e cemento che coinvolge pure il centinaio di celle carcerarie, la cui configurazione di epoca napoleonica è stata mantenuta essendo vincolata dalla Soprintendenza. I lavori hanno fatto riemergere anche la originaria chiesa a tre navate ricavata all'interno dell'ex convento domenicano e nella quale, come per tutto il pianterreno, l'elemento architettonico dominante è la volta a crociera. Intanto i piccioni... Salendo le scale, purtroppo scheggiate in vari punti, si arriva quindi ai piani superiori dove grandi finestre fanno filtrare la luce. Qui però i vasti locali sono anche diventati il territorio preferito dei piccioni che, spaventati dalla nostra presenza, svolazzano qua e là tutt'intorno alla ricerca di una via d'uscita, mentre i pavimenti sono ricoperti di escrementi disseccati dei volatili e disseminati da carcasse di pennuti morti chissà da quanto tempo. La lastra in plastica sbriciolata. Lasciando il penultimo piano, che secondo il progetto dovrebbe ospitare gli uffici, la direzione e la sala di lettura, si giunge in cima all'edificio dove si trovano gli alloggi del direttore e del custode con i servizi e gli impianti già predisposti (riscaldamento, scarichi, tubi dell'acqua, ecc...). Per offrire una illuminazione naturale diurna all'ampio corridoio sono stati ricavati nelle falde del tetto dei grandi lucernari che si aprono elettricamente. Peccato però che ad uno dei lucernari manchino gli infissi ovvero il finestrone vetrato: per risolvere il problema l'apertura era stata così chiusa alla meglio con una lastra di plastica ondulata che col tempo si è sbriciolata e dal quel varco entrano pioggia e piccioni. Tra burocrazia e crisi. La vicenda dell'ex carcere dei Domenicani da adibire a nuova sede dell'Archivio di Stato è iniziata circa 25 anni fa quando venne stipulata una convenzione fra il Comune (proprietario di due terzi del fabbricato) ed il Ministero dei Beni Culturali (detentore di un terzo) che si sarebbe fatto carico dell'intervento di ristrutturazione. Fra lungaggini burocratiche e difficoltà nei finanziamenti la trasformazione si è trascinata negli anni con vari annunci di prossima apertura (l'ultimo nel 2007 quando si affermava che il 2011 sarebbe stata la volta buona): tutto ciò spendendo circa 6 milioni di euro per rinforzare la struttura interna e per gli impianti (senza contare il rifacimento del tetto eseguito dalla Soprintendenza). Eppur qualcosa di muove. Questa situazione, descritta nell'agosto scorso sul nostro giornale, è stata oggetto di un'interrogazione parlamentare di Maria Grazia Rocchi al ministero dei beni culturali che ha risposto che «sta attivando le procedure tecniche ed amministrative finalizzate alla ripresa e completamento dei lavori di recupero del complesso dei Domenicani. Intervento che si conta di finire nel termine di 30 mesi". Sembra insomma che alla fine qualcosa si stia muovendo. Staremo a vedere.