Lorenzana si oppone con forza all'ampliamento del parco «Il nostro campanile sembra già un ventilatore, ora basta» Difficile pensare a stampare cartoline del borgo di Lorenzana senza fotoritocchi. Dell'originario skyline resta solo un ricordo, perché quelle 13 maxi torri eoliche che svettano sul crinale di S. Luce sono diventate, ormai, una cornice artificiale stabile, anche se totalmente indesiderata dal paese. «Il nostro campanile sembra una costruzione futuristica dal quale fuoriesce un enorme ventilatore: per questo con forza mi oppongo all'ampliamento di quel cimitero eolico», dice la sua il sindaco di Lorenzana Gianluca Catarzi. Il primo cittadino, in carica fino a fine anno - il Comune ha intrapreso la fusione con Crespina si riferisce alla richiesta di avvio del procedimento di Valutazione di impatto ambientale per la variante al parco di Poggio alla Nebbia. Si tratta dell'installazione di sei nuovi mulini a vento di 119 metri: uno sarà "aggiunto" alla sfilza già esistente a S. Luce, gli altri 5 finiranno sul crinale di Chianni. Di fatto il progetto, portato avanti dalla Fera, azienda milanese specializzata nell'eolico che ha già curato la fattoria del vento santalucese, rappresenta una riduzione di quello presentato nel 2010, autorizzato ma mai realizzato. Si chiamava "Poggio Ceraso e il Macchione" e doveva sorgere con ben 9 aerogeneratori, in quel di Casciana Terme. Tornando ad oggi, la variante al progetto dovrà scontrarsi con il no assoluto di Lorenzana, che già oggi, con le pale che ci sono, deve dire addio al suo skyline bucolico. «Basta osservano di notte per comprendere il perché del nome cimitero colico: una collina isolata dove aleggiano 13 lampade di segnalazione che sembrano "fiammelle" rosse di altrettante lapidi tombali», affonda Catarzi. Nei giorni scorsi la Regione chiede all'amministrazione lorenzanese di esprimere un parere sulla variante al progetto. «La mia domanda è semplice rincara quali valutazioni di impatto sono state fatte per le 13 megapale a S. Luce? Non riesco a capire come mai nel nostro piano regolatore la Soprintendenza ha imposto di colorare di rosso i capannoni della zona industriale, e poi gli stessi organi ed altri enti permettono la realizzazione di impianti che alterano permanentemente la visione di borghi storici come il nostro, non consentendone più neanche la stampa di una cartolina senza fotoritocco». E aggiune: «Questo è il "capolavoro" autorizzato da chi tutela il paesaggio toscano, paesaggio che consente a molti cittadini di vivere e mangiare. Come non accorgersi che quelle pale avrebbero rovinato la visione di un paese? E ora si viene ad annunciarne l'ampliamento? Quelle pale sembrano dentro le nostre strade, ma nelle foto a corredo del progetto questa angolazione non viene mai analizzata». Il niet è assoluto. «Non siamo proprio d'accordo con chi cerca di arricchirsi sulle nostre spalle. Per far sopravvivere la comunità e migliorare i servizi, abbiamo intrapreso il percorso della fusione, sacrificando qualcosa di nostro, e non abbiamo aperto la strada a nuove entrate, da far scontare e gravare sulle spalle dei Comuni vicini. Vogliamo anche sapere quali valutazioni siano state fatte per autorizzare il già realizzato parco di Santa Luce».