DIETRO la schiera di carretti siciliani con i pennacchi verdi e gialli in bella mostra sul banchetto dei souvenir, ci sono i pezzi di intonaco caduti giù dalle pareti del portico meridionale della cattedrale. La zona che circonda il portone di ingresso sul sagrato, infatti, è tutta scrostata. In alcuni tratti l' intonaco che non c' è più ha lasciato dei buchi enormi. Segni delle pesanti infiltrazioni d' acqua che ogni giorno continuanoa danneggiare il prospetto di uno dei monumenti simbolo della città. I sali fuorusciti nel tempo, a causa dell' umidità, hanno attaccato l' intonaco, oggi ricoperto qua e là da grosse macchie biancastre. Altrove, invece, rimangono alcune striature nere, traccia dell' acqua piovana che cola. «Ho visto la cattedrale - dice una signora che vende souvenir all' ingresso - cadere a pezzi giorno dopo giorno. I turisti alla fine della visita rimangono senza parole». Le fa eco un' altra signora ormai in pensione che si sofferma spesso nel sagrato della cattedrale ad ammirare il monumento: «Non si rendono conto - dice - che non si può perdere tempo, qui tutto cade a pezzi e si deve intervenire subito». Tutto è compromesso: anche le più belle decorazioni del famoso "Albero della vita" nel timpano della cattedrale, venuto alla luce durante i restauri del 1992, e l' unico mosaico bizantino che raffigura la Madonna con il Bambino, proprio sopra il portone di ingresso. Le macchie di umidità quasi toccano il bordo del mosaico e hanno già annerito le maioliche che lo circondano. In alcuni punti i danni sono ancora più visibili con le lastre di marmo che stanno uscendo dal loro asse perché le pareti sono gonfie d' acqua, in altri meno, perché c' è il ponteggio a coprirli. Proprio quel ponteggio al centro delle polemiche fra Comune, Soprintendenza dei Beni culturali e Curia. L' azienda Vat srl lo ha montato nei mesi scorsi poi lo ha ricoperto con un maxi cartellone pubblicitario (ha iniziato con il poster della Fastweb poi sostituito con quello dell' Audi) per poter coprire le spese dei lavori di recupero del portico. Se la Vat dovesse smontare il ponteggio, visto che il Comune ha vietato la pubblicità sul duomo in attesa di rivedere tutto il regolamento sulla materia, la cattedrale sarebbe di certo chiusa al pubblico per motivi di sicurezza. «Questo è sicuro - dice Gaetano Renda, direttore dei beni culturali della diocesi di Palermo - Se la situazione con il Comune non si sblocca e la Vat si ritira siamo nei guai. Dal portico cadono calcinacci ed è rischioso tenerlo aperto». Lo stesso annuncio che aveva fatto qualche giorno fa Filippo Sarullo, parroco della cattedrale, alla notizia dello stop alla pubblicità imposto dall' amministrazione municipale. Eppure per numerosi turisti in visita al duomo, ignari delle polemiche sulla pubblicità, quel ponteggio è il segno tangibile di lavori in corso. Lavori che non sono mai partiti a causa dello stop del Comune. «Per fortuna - dice un turista spagnolo, intento ad ascoltare la descrizione della guida - stanno ristrutturando. Perché è davvero un peccato vedere una cattedrale così bella in questo stato». Ma la guida, quasi imbarazzata, risponde: «No, signore. Non c' è alcun lavoro in corso, purtroppo per problemi che non sto qui a spiegarvi è tutto fermo». I turisti al suo seguito rimangono impietriti in silenzio. Il degrado della cattedrale, infatti, è visibile a tutti. Dalla recinzione del sagrato, ricoperta da graffiti e scritte con lo spray colorato, all' interno dove l' umidità ha colpito tutti i punti della navata centrale, dei corridoi laterali e delle cappelle come quella di Sant' Ignazio e del beato Pietro Geremia con il quadro dei sette angeli. Colpiti dall' umidità anche gli affreschi, persino quello sopra l' altare e quello della cappella centrale dedicata a Santa Rosalia. Questo significa che la cattedrale di certo avrebbe bisogno di un intervento di restauro più complessivo. Lo confermano la Soprintendenza e anche i tecnici della Curia. Ma per questo servirebbero circa 9 milioni di euro, un budget fuori da ogni tipo di introito pubblicitario. Gli ultimi lavori complessivi risalgono alla metà degli anni Novanta. «Quello che ci interessa adesso - conclude Renda - è sbloccare la situazione del portico che sarebbe già tanto per garantire l' accesso al duomo al fiume di turisti e fedeli che accorrono ogni giorno».