L'associazione civica riapre il fronte delle proteste. «Faremo un'assemblea» E il presidente di Italia Nostra boccia il piano: «Ci sono altre aree disponibili» Si riapre il fronte della contestazione dell'operazione Esselunga, il piano che prevede la realizzazione di un supermercato al posto del vecchi palasport e il relativo piano viabilistico in zona Porta Cerese. A muoversi è l'Acm (Associazione civica mantovana) che sta organizzando in collaborazione Italia Nostra e altre sigle (dovrebbe esserci Confesercenti e contatti sono in corso con Confcommercio) un'assemblea per fare il punto sulla vicenda e presentare ufficialmente la petizione per chiedere all'amministrazione comunale di intervenire per fermare l'operazione. «Abbiamo raccolto circa quattromila firme dichiara uno dei referenti dell'associazione, Giuseppe Chiericati al nostro banchetto in piazza. Ci rendiamo perfettamente conto che la proprietà dell'ex palazzetto è un imprenditore privato, come lo era prima , quando era scattato il piano che prevedeva la costruzione del nuovo stadio. Ma l'amministrazione comunale può comunque intervenire per fermare la costruzione di un supermercato a poche centinaia di metri da Palazzo Te e di cui, francamente, non se ne sente bisogno. Potrebbe persino tornare di nuovo in possesso della struttura e ripensare al futuro di questa zona della città». L'assemblea cittadina che sta preparando l'associazione civica si dovrebbe svolgere martedì 19 e Acm vuole invitare anche l'amministrazione comunale. Gli assessorati che possono avere competenze sulla questione sono diversi: si va dai lavori pubblici e urbanistica, al traffico fino alle attività produttive e alla vigilanza sul rispetto dei vincoli Unesco. Dovrebbe esserci mezza giunta, ma in realtà basterebbe il sindaco. Il mezzo via libera dei tecnici dell'assessorato provinciale alle opere pubbliche alla parte viabilistica del progetto (un parere sostanzialmente positivo ma con correzioni da apportare) ha fatto tornare i riflettori dell'opinione pubblica sull'operazione Esselunga. Anche i conti fatti da Palazzo di Bagno su quello che verrebbe a costare all'impresa del gruppo Caprotti la realizzazione di tutte le infrastrutture viarie (dal sottopasso di Porta Cerese ai rondò), vale a dire sui 15 milioni di euro, inducono a chiedersi quale sia la convenienza del rapporto costi benefici per un supermercato tutto sommato di media grandezza. Intanto Italia Nostra ha presentato un ricorso al Tar contro il piano Porta Cerese. «Mi meraviglio che il progetto sia ancora attivo dice il presidente Sergio Cordibella siamo assolutamente contrari ad un supermercato in quella zona, riteniamo che ci possano essere soluzioni alternative per l'impresa. Ci sono altre aree disponibili».