OLTRE i dezordiani, oltrei collettivi militanti, oltre i No Tav. La sinistra radicale prova a scavalcare se stessa. Prova a sconfinare per arrivare a tutti quei fiorentini che non si riconoscono nel renzismo e nel «clima da democrazia bloccata che si respira oggi a Firenze». Operazione «alternativa democratica», si sarebbe detto un tempo: ovvero, una coalizione che sfidi il Pd di Matteo Renzi alle prossime elezioni amministrative. E nella saletta straripante dell' Arci di piazza de' Ciompi, lunedì sera, l' alternativa sembra prendere forma. «Non vado alle primarie del Pd», premette Salvatore Settis, ospite d' eccezione della chiamata alle armi della sinistra. La modifica della Costituzione così come si profila sembra un gioco di «matrioske»: si parte non dal parlamento ma da una commissione eletta dai capigruppo sulla base dei saggi scelti da Napolitano. Ed è ora che la sinistra, fa intendere Settis, alzi la voce: «Volete forse lasciare spazio alla leadership che si sta affermando?», è la domanda dell' archeologo davanti ad una platea che non ti aspetti. Per i numeri (150 persone) ma anche per la composizione, perché oltre a Paul Ginsborg, Ornella De Zordo, Tommaso Grassi di Sel, Girolamo Dall' Olio e Silvano Ghisolfi che presiede, c' è l' ex vicesindaco Giuseppe Matulli, frange di Pd tra cui l' ex assessore Marco Geddes, don Carlo di Badia a Settimo. Perfino, è la voce che rimbalza, il cugino di Renzi. Ed è Tomaso Montanari che s' incarica di rispondere a Settis. «Tra due settimane il Pd affiderà se stesso e il Paese a Renzi ma noi sappiamo chi è», dice lo storico dell' arte. «I frutti della sua inettitudine amministrativa sono sotto gli occhi di tutti», incalza. Mentre «non sono chiari i rischi della sua visione ultraliberista». Renzi, per Montanariè «l' ultimo epigono del neoliberismo italiano». E per questo serve una proposta alternativa che dica che «Firenze non è una merce, che la nostra città non è una società di mercato in cui tutto è in vendita». Chi dovrà guidare l' alternativa? Lo storico conferma: «Non sarò io il candidato». Aggiungendo però: «Non stiamo cercando una candidatura ma una città». Riuscirà la scommessa? «Vediamo dove mi porta questo treno», dice uno del Pd. «Non facciamo spezzatini, altrimenti non ci stiamo», dice De Zordo. «Sono andato per curiosità. L' impressione? Mi hanno fatto tenerezza», è il commento impietoso di Matulli. La carovana è però ormai partita. «Ci rivolgiamo a quei cittadini che davvero sentono il bisogno di un' alternativa al renzismo e a Renzi, che è da solo le larghe intese», dice Massimo Torelli di Alba. Una scommessa appunto. Dalla quale potrebbe nascere anche una sinistra alternativa diversa da quella vista fin qui. (m.v.)