Sulla scorta della gara tra oltre venti città italiane per essere nominate nel 2019 Capitale europea della Cultura ? una competizione giocata a suon di comitati e dossier vari ? il presidente del Consiglio Enrico Letta, qualche giorno fa, ha lanciato la proposta di assegnare, dal 2014 annualmente, il titolo di Capitale italiana della cultura. Un modo, ha spiegato, per mettere in concorrenza fra loro i nostri territori e «stimolare gli investimenti privati», assai scarsi nel settore della cultura, che pure vale quasi 80 miliardi di euro di Pil e genera occupazione e reddito.Come da copione, sembra che già Lucca si sia candidata e che Pisa, patria dello stesso Letta, non tarderà a farsi avanti. Ed è qui il punto: nel Paese del radicato campanilismo, il meccanismo rischia davvero di funzionare, scatenando un processo di emulazione per cui ogni più piccolo borgo e frazione, forti di una tradizione millenaria, potrebbero a ragion veduta aspirare all?ambito riconoscimento. A fronte di una piccola fiche , uno stanziamento pubblico statale che «faccia da abbrivio», le amministrazioni locali avrebbero la possibilità di coinvolgere gli imprenditori privati e l?associazionismo su un progetto qualificante e unitario, cosa rara in Italia dove si battaglia, uno contro l?altro, quartiere per quartiere, fazione per fazione. E magari, in tempi di magra, permetterebbe di trovare nuove risorse ed energie e ottimismo per il cosiddetto marketing territoriale.Oggi i nostri beni culturali, che sono un giacimento di identità (e fonte di creatività diffusa) prima ancora che una risorsa economica, sono asfissiati da un'insensata spending review: la finanziaria dal 2011, per esempio, ha tagliato dell?80 il budget dei Comuni per mostre e comunicazione, con molti danni per le città d'arte che basavano la propria attrattiva sugli eventi di questo tipo. In attesa di un sistema di defiscalizzazione per gli investimenti in cultura, in attesa di una politica che rimetta al centro i beni culturali come motore della nostra economia (turismo e made in Italy), l'idea di Letta è un primo passo. Pagina 47