FORSE cadranno dal cielo quei soldi che servono per il recupero della Cattedrale di Palermo e di altri importanti monumenti cittadini. Di certo appare difficile che arrivino, come invece accade in tutto il mondo, dai privati. («e si va in paradiso», è lo slogan per invogliare). Anche a Firenze l'amministrazione ha fatto un bando rivolto a imprenditori e famiglie facoltose per monumenti bisognosi di cure con un ricambio in pubblicità attraverso depliant, totem e ponteggi: il tutto vagliato dal Comune sulla base della compatibilità col decoro e il valore dell'area. Tra i monumenti da dare in "affido", la Torre di Arnolfo che svetta su Palazzo Vecchio (mecenati pri vati hanno finanziato la ripulitura dei cortili in pietra del palazzo) il Nettuno dell'Ammannati, la colonna di San Zanobio. E a Torino privati sono scesi in campo in soccorso del Comune per gestire aree verdi e parchi. A Palermo, invece, è in corso un tavolo, di cui fanno parte 15 associazioni di categoria tra cui Confindustria, e le 7 società di pubblicità, per aggiornare il regolamento con tutte le norme transitorie. Il Comune sta accelerando: in un paio di settimane approderà in Consiglio comunale con il piano della pubblicità. «Non esisteva un piano per la pubblicità. Siamo partiti con dieci anni di vuoto alle spalle: abbiamo definito i nuovi impianti pubblicitari e abbiamo censito quelli di tutte le imprese - spiega l'assessore alle Attività produttive Marco Di Marco - Nel nostro regolamento si preCOI tempi che corrono la pubblicità è l'anima del restauro, una forma collaudata e pratica di finanziamento o, se preferite, una toppa nelle tasche bucate della pubblica amministrazione. Il Comune non pare interessato all'argomento poiché non solo ha detto no ai manifesti sul ponteggio della Cattedrale, ma ha rinviato tutta la questione a dopo l'approvazione del piano per la pubblicità. Siamo cioè all'ennesimo assolo nel concerto triste dei rinvii. In questa città, infatti, non c'è atto partorito che non sia legato ad altro atto in fase di concepimento, non c'è piano senza lacciuolo, non c'è delibera svincolata da un parere mancante. E poco importa che la Soprintendenza ai beni architettonici dica che bisogna far presto col restauro di Porta Nuova (che a dispetto del suo nome è vetusta e pericolante). O moneta pubblica o sponsor: non ci sarà prestidigitazione consiliare che potrà inventare nuove alternative. Intanto i lavori si fermano perché al Comune si sono accorti che c'era una deregulation nel campo pubblicitario, come se l'emergenza fosse maturata l'altro ieri. Va bene essere nudi e puri, ma così all'improvviso si rischia la polmonite. Orlando annuncia un piano compatibile con «la vocazione artistica, culturale e turistica della città» e sarebbe la migliore delle prospettive se solo non prevedesse lo stop forzato ai lavori che anche Confindustria Palermo ha stigmatizzato. Strano oracolo quello che annuncia luce, ma impone il buio: metafora ideale per una città che prova a trasformarsi senza mai divenire. Che le regole servano, nessun dubbio. Che servano presto, nemmeno. Che però ci sia, in questa vicenda delle sponsorizzazioni, una visione angusta e provinciale, è purtroppo chiaro. Alle prime reazioni sdegnate per l'ormai famoso manifesto sui ponteggi della Cattedrale, che portava fior di quattrini alla nobile causa, ricordammo gli esempi del Duomo di Milano restaurato grazie anche alla pubblicità di un'azienda di lingerie (sacro e profano convivono alla grande quando mangiano allo stesso tavolo) e di Piazza San Pietro dove campeggiavano manifesti che pubblicizzavano carburanti, contratti telefonici, forniture di energia elettrica. Ma la diversità palermitana è prorompente: meglio scassati che sponsorizzati. Il manifesto deturpa il monumento e non importa se senza, lo stesso monumento rischia di venire giù pietra dopo pietra. A nessuno piace il consiglio per gli acquisti sbattuto sui muri, appeso su un arco antico, sventolante su una guglia. Ma alla durezza dei tempi deve corrispondere un'elasticità della mente. Altrimenti la frase finale di questa storia rischia di essere quella, ferocemente realistica, di Leo Longanesi:e vissero infelici perché costava meno. vedono i trompe l'oeil per i ponteggi, con la foto del monumento o il disegno del restauro architettonico. Questa aveva già scatenato la guerra tra le società. Ma senza il piano della pubblicità non si possono costituire nuovi spazi. Per questo abbiamo dato lo stop, non perché il Comune non è d'accordo con gli sponsor. Ma servono le regole».