SERVONO ulteriori indagini. Per la seconda volta il giudice per le indagini preliminari Andrea Salemme ordina alla procura di riaprire le verifiche sulla regolarità del discussissimo parcheggio sotterraneo di piazza Sant'Ambrogio, a due passi dall'ingresso dell'Università Cattolica. Già a gennaio la richiesta di archiviazione dell'inchiesta - l'ipotesi accusatoria è quella di danneggiamento aggravato contro ignoti formulata dal pubblico ministero Paola Pirotta -, era stata bocciata. Nel suo provvedimento il giudice, oltre a ordinare al magistrato di svolgere nuove indagini - anche se non potrà andare oltre ai quattro mesi di tempo - , invita la procura a «dare corso» a quattro «consulenze tecniche», già indicate nella precedente ordinanza con cui aveva respinto la prima richiesta di archiviazione, ma che secondo quanto emerso nell'udienza di ieri non sarebbero state svolte dagli inquirenti. Verifiche che, secondo l'ipotesi suggerita dal gip, servirebbero a determinare le «caratteristiche» e «l'entità storico-artistica» della Basilica di Sant'Ambrogio, della piazza antistante e dei reperti che si trovano nel sottosuolo. E ciò al fine di valutare, chiarisce nel provvedimento emesso ieri mattina Salemme, «secondo la premessa giuridica posta dallo stesso pm, la portata di distruzione o di danno» connesso alla «realizzazione» del parcheggio. Anche perché, spiega ancora il gip, piazza Sant'Ambrogio è un «bene degno di speciale protezione perché appartenente all'umanità intera». All'archiviazione si erano opposti il comitato di quartiere, assistito dall'avvocato Massimo Donini e nato per tutelare il bene storico e artistico di Milano, e l'associazione degli amanti delle due ruote «Ciclobby». Il progetto, il cui via libera risale addirittura al 2000 sotto la giunta del sindaco Gabriele Albertini, originariamente prevedeva la costruzione di 586 box interrati, ma dopo le denunce in tribunale l'iter è stato a più riprese rallentato. Dopo l'appello dei cittadini e anche di Italia Nostra per opporsi al proseguo dei lavori, due anni fa la giunta guidata da Pisapia ha tentato di fermare il progetto, ma questa soluzione costerebbe 10 milioni di euro alle casse di Palazzo Marino in termini di penali da versare alla società costruttrice. Troppo, secondo le esangui tasche dell'amministrazione. L'inchiesta penale nonè l'unica bufera che ha accompagnato il progetto, cui tre anni fa la giunta guidata da Letizia Moratti aveva confermato l'appoggio. Sulla trasparenza dei lavori aveva aperto un fascicolo anche la Sovrintendenza ai beni artistici, che però non ha rivelato alcuna irregolarità, archiviando il procedimento. Ora, se tra quattro mesi la procura non eseguirà le nuove verifiche, nonè escluso che il giudice, di sua iniziativa, possa chiedere un'imputazione coatta di possibili futuri indagati. (emilio randacio)