IL RESTAURO più invidiato del momento è quello targato Tod' s, 23 piani di impalcature che rivestono le dieci arcate del Colosseo per ripulire, nebulizzandola, la facciata annerita del monumento. Il contratto, da 25 milioni di euro, Diego Della Valle l' ha firmato direttamente con Massimo Bray, titolare del dicastero dei Beni culturali. L' Anfiteatro Flavio è avvolto dalle impalcature metalliche e il restauro è partito da un mese. «Magari avessimo un Della Valle anche qui. Mi chiedo ora come facciamo con i restauri di Porta Nuova e della Cattedrale, vista la difficoltà di fare a Palermo anche una semplice sponsorizzazione - dice la soprintendente Lina Bellanca - Noi non ce l' abbiamo col Comune ma non appare chiaro come si voglia risolvere il problema, piuttosto grave, di questi due monumenti. La pubblicità sulla Cattedrale, che è stata rimossa causando lo stop ai lavori, non era bella ma sarebbe durata solo due mesi». Dai tempi dei cavalli di piazza San Marco, restaurati dagli Olivetti negli anni Ottanta, le sponsorizzazioni dei monumenti coincidono con i periodi di magra e di tagli. E mentre Palermo vieta la collocazioni di manifesti pubblicitari degli sponsor sui ponteggi a ridosso dei monumenti, perché il Comune vuole rimettere mano al piano della pubblicità fermo da decenni, le altre città italiane in regime di spending review hanno intensificato proprio adesso la caccia agli sponsor d' oro per riparare monumenti a rischio crollo. Una corsa generale. Il Comune di Napoli a settembre ha pubblicato un bando alla ricerca di imprese, associazioni, società pubblicitarie per restaurare 27 monumenti: la gara, che ha messo in palio 3 milioni e 580 mila euro, è scaduta due giorni fa. E cercansi privati anche per il Duomo di Milano e per ripulire un elenco di almeno 19 altri "gioielli" meneghini in cambio di un ritorno di immagine, di solito con affissioni pubblicitarie sui ponteggi. Per il 2014, sono già 24 i monumenti individuati dalla giunta Pisapia, bisognosi di sponsor per restyling urgenti. Per il Duomo la sfida è consegnarlo splendente in tempo per l' Expo 2015. La Veneranda Fabbrica del Duomo è alla ricerca di altri 15 milioni di euro e non disdegna di intercettare soldi di mecenati anche tra Mosca e New York. Ma nel frattempo nella sola Milano di milioni ne sono stati raccolti 25 con la singolare iniziativa "Adotta una guglia": con 100 mila euro si ottiene l' iscrizione del nome alla base della guglia («e si va in paradiso», è lo slogan per invogliare). Anche a Firenze l' amministrazione ha fatto un bando rivolto a imprenditori e famiglie facoltose per monumenti bisognosi di cure con un ricambio in pubblicità attraverso depliant, totem e ponteggi: il tutto vagliato dal Comune sulla base della compatibilità col decoro e il valore dell' area. Tra i monumenti da dare in "affido", la Torre di Arnolfo che svetta su Palazzo Vecchio (mecenati pri vati hanno finanziato la ripulitura dei cortili in pietra del palazzo) il Nettuno dell' Ammannati, la colonna di San Zanobio. E a Torino privati sono scesi in campo in soccorso del Comune per gestire aree verdi e parchi. A Palermo, invece, è in corso un tavolo, di cui fanno parte 15 associazioni di categoria tra cui Confindustria, e le 7 società di pubblicità, per aggiornare il regolamento con tutte le norme transitorie. Il Comune sta accelerando: in un paio di settimane approderà in Consiglio comunale con il piano della pubblicità. «Non esisteva un piano per la pubblicità. Siamo partiti con dieci anni di vuoto alle spalle: abbiamo definito i nuovi impianti pubblicitari e abbiamo censito quelli di tutte le imprese - spiega l' assessore alle Attività produttive Marco Di Marco - Nel nostro regolamento si preCOI tempi che corrono la pubblicità è l' anima del restauro, una forma collaudata e pratica di finanziamento o, se preferite, una toppa nelle tasche bucate della pubblica amministrazione. Il Comune non pare interessato all' argomento poiché non solo ha detto no ai manifesti sul ponteggio della Cattedrale, ma ha rinviato tutta la questione a dopo l' approvazione del piano per la pubblicità. Siamo cioè all' ennesimo assolo nel concerto triste dei rinvii. In questa città, infatti, non c' è atto partorito che non sia legato ad altro atto in fase di concepimento, non c' è piano senza lacciuolo, non c' è delibera svincolata da un parere mancante. E poco importa che la Soprintendenza ai beni architettonici dica che bisogna far presto col restauro di Porta Nuova (che a dispetto del suo nome è vetusta e pericolante). O moneta pubblica o sponsor: non ci sarà prestidigitazione consiliare che potrà inventare nuove alternative. Intanto i lavori si fermano perché al Comune si sono accorti che c' era una deregulation nel campo pubblicitario, come se l' emergenza fosse maturata l' altro ieri. Va bene essere nudi e puri, ma così all' improvviso si rischia la polmonite. Orlando annuncia un piano compatibile con «la vocazione artistica, culturale e turistica della città» e sarebbe la migliore delle prospettive se solo non prevedesse lo stop forzato ai lavori che anche Confindustria Palermo ha stigmatizzato. Strano oracolo quello che annuncia luce, ma impone il buio: metafora ideale per una città che prova a trasformarsi senza mai divenire. Che le regole servano, nessun dubbio. Che servano presto, nemmeno. Che però ci sia, in questa vicenda delle sponsorizzazioni, una visione angusta e provinciale, è purtroppo chiaro. Alle prime reazioni sdegnate per l' ormai famoso manifesto sui ponteggi della Cattedrale, che portava fior di quattrini alla nobile causa, ricordammo gli esempi del Duomo di Milano restaurato grazie anche alla pubblicità di un' azienda di lingerie (sacro e profano convivono alla grande quando mangiano allo stesso tavolo) e di Piazza San Pietro dove campeggiavano manifesti che pubblicizzavano carburanti, contratti telefonici, forniture di energia elettrica. Ma la diversità palermitana è prorompente: meglio scassati che sponsorizzati. Il manifesto deturpa il monumento e non importa se senza, lo stesso monumento rischia di venire giù pietra dopo pietra. A nessuno piace il consiglio per gli acquisti sbattuto sui muri, appeso su un arco antico, sventolante su una guglia. Ma alla durezza dei tempi deve corrispondere un' elasticità della mente. Altrimenti la frase finale di questa storia rischia di essere quella, ferocemente realistica, di Leo Longanesi:e vissero infelici perché costava meno. vedono i trompe l' oeil per i ponteggi, con la foto del monumento o il disegno del restauro architettonico. Questa aveva già scatenato la guerra tra le società. Ma senza il piano della pubblicità non si possono costituire nuovi spazi. Per questo abbiamo dato lo stop, non perché il Comune non è d' accordo con gli sponsor. Ma servono le regole».
Guerra al maxi manifesto in cattedrale ma da Roma a Milano lavori con lo sponsor
Il Comune di Palermo sta cercando di finanziare il restauro del Colosseo con un contratto di 25 milioni di euro con Tod's. Il Comune di Napoli ha pubblicato un bando per restaurare 27 monumenti, mentre a Milano e Firenze si cercano sponsor per restaurare il Duomo e altri monumenti. Il Comune di Palermo ha fermato i lavori di restauro della Cattedrale a causa di una deregolamentazione nel campo della pubblicità. L'assessore alle Attività produttive di Palermo, Marco Di Marco, ha spiegato che la pubblicità è una forma collaudata e pratica di finanziamento per il restauro. Tuttavia, il Comune di Palermo non è interessato all'idea di pubblicizzare i monumenti con manifesti e totem.
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