Le mostre che celebrano un anniversario sono spesso occasione di ripensamenti. Lo è anche la bella esposizione in corso per il suo centenario al Museo teatrale alla Scala, questo celebre museo milanese forse più visitato dagli stranieri che dai milanesi. La fondazione del Teatro alla Scala rappresenta un episodio esemplare del collezionismo pubblico milanese. Siamo all'inizio del '900. Un gruppo di personalità di grande rilievo (come lo scultore Lodovico Pogliaghi, Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca di Brera, Uberto Visconti di Modrone, Arrigo Boito) si impegna con grande passione civile a realizzare la fondazione di un museo teatrale destinato ad arricchire la fama della Scala a Milano e nel mondo. Era in vendita una eccezionale collezione ricca di un migliaio di oggetti, per lo più reperti archeologici a tema teatrale, raccolta con passione da un antiquario e numismatico Giulio Sambon, studioso e commerciante insieme. L'antiquario chiedeva una somma ingente. Non bastando i fondi governativi pur concessi, molti cittadini appassionati sottoscrissero ognuno una quota di 5 mila lire dell'epoca pur di assicurare alla Scala il prestigio di una raccolta di antichi oggetti d'arte legati al teatro e alla musica. La raccolta fu così assicurata a Milano. Il nuovo museo fu inaugurato cent'anni fa al primo piano del Casino Ricordi, dove ancora oggi si trova, coabitando con un ristorante a piano terreno. Una situazione che già nel 1913 era considerata deprecabile, ma che i molti sindaci milanesi in un secolo non sono riusciti a sanare. Le testimonianze di età greca e romana della collezione Sambon divennero così il nucleo iniziale di una più ampia raccolta teatrale e musicale. Non a caso il primo «logo» del Museo, disegnato da Lodovico Pogliaghi, recava due maschere classiche intrecciate con una tromba. La distruzione della Scala comportò, nel dopoguerra, una completa ricostruzione del Museo, inaugurato di nuovo nel 1948. I pregevoli reperti di età classica vennero valorizzati ed elegantemente esposti assieme a nuove acquisizioni archeologiche. Ma, in occasione della nuova risistemazione del museo nel 2004, quella oggi esistente, la collezione di oggetti archeologici venne considerata non congruente con gli altri materiali musicali, eliminata dall'allestimento e consegnata alla Soprintendenza archeologica della Lombardia. Un atto, a mio vedere, gravissimo che rompeva L'unità del percorso museale. Di questa inesplicabile separazione nelle celebrazioni del centenario non si parla e il gruppo di oggetti archeologici Sambon, un migliaio di maschere, lucerne, vasi dipinti dalla Magna Grecia e dal mondo romano, un vero tesoro di testimonianze dell'antico, appare del tutto dimenticato. Non è per fortuna così. Dopo anni di necessaria, ma dolorosa, sistemazione nei magazzini della Soprintendenza, finalmente oggi alcuni oggetti e una parte della collezione, quella pertinente al gioco e ai giocattoli, ha potuto essere esposta (purtroppo per breve tempo) con un attento catalogo nel delizioso Antiquarium Alda Levi in via de Amicis. Una seconda esposizione è in preparazione. È una buona notizia, un esempio concreto di quel bene operare di cui oggi tanto si sente il bisogno. Pagina 01