Un museo è come una persona: è un'opportunità straordinaria, ma spesso è anche una straordinaria difficoltà. Ci sono musei noiosi e musei indimenticabili, ci sono musei riusciti e musei zoppicanti. E, come con le persone, si impara a conoscerne e ad amarne pregi e difetti: e anche i dettagli più superficiali l'odore, la luce, i colori sono importanti. A volte i musei fanno paura: sembrano difficili. All'ingresso ti danno una mappa: e uno se la rigira tra le mani cercando di capire come attraversare questo territorio sconosciuto. E soprattutto chiedendosi: dove sarà il tesoro? A volte i musei sono opachi: non rivelano, ma nascondono. Non sono al servizio delle opere che contengono: ma si presentano come se fossero loro stessi l'unica opera da vedere. A volte negano la città in cui si trovano: la fanno dimenticare, la rendono irrilevante. Come se fossero un museo ideale buono per qualunque posto del mondo. Ecco, se volete conoscere un museo che è tutto il contrario, andate al Santa Giulia, il museo della città di Brescia. Uno dei musei più riusciti, affascinanti, parlanti e simpatici del mondo. Perché non è un museo che separa, nasconde, si mette in mezzo: no, è un museo che unisce, che svela la città, che si fa trasparente. È un museo che insegna, educa e diletta. Forse perché non è un museo: è un monastero antichissimo, fondato da Desiderio, re dei Longobardi e dalla regina Ansa, sua moglie. È un pezzo di città: un quartiere con i suoi chiostri, i suoi giardini, le sue chiese. È un luogo magico: perché riesce a contenere anche il paesaggio: ad avere in sé il luogo cruciale in cui la città diventa campagna, e viceversa. E proprio lì, negli orti delle monache, c'è un altra porta magica, quella che mette in contatto il passato e il presente, la città dei vivi e la città dei morti: proprio lì è venuta a galla la città romana, con le sue piscine, i suoi mosaici, le sue strade, le sue pitture. E tu, senza uscire dal museo, sei dentro la città. Senza uscire dalla tua vita, ne vivi a decine. Ci sono tanti pezzi straordinari, certo: la Croce di Desiderio, tempestata di gemme antiche, la Vittoria alata che scrive la storia (di Brescia, ormai ), gli avori strepitosi con cui giocavano i cardinali, gli zerbinotti dipinti come santi da Romanino sui muri di San Salvatore, una delle chiese più belle d'Italia. Ma la cosa più straordinaria è Santa Giulia stessa: una città incantata che si trasforma in museo, il luogo più bello dove passare una giornata di pioggia e di freddo. Una giornata che diventa felice.
Il Fatto Quotidiano
25 Novembre 2013
LASCIATE CHE I BAMBINI Santa Giulia, il capolavoro è il museo
TO
Tomaso Montanari
Il Fatto Quotidiano
Il testo descrive un museo come un'opportunità straordinaria, ma anche come una difficoltà. I musei possono essere noiosi o indimenticabili, riusciti o zoppicanti. Il testo descrive anche come i musei possono essere opachi e nascondere le opere che contengono. Tuttavia, il testo presenta il museo Santa Giulia di Brescia come un esempio di museo riuscito e affascinante. Il museo è descritto come un monastero antichissimo che unisce la città e la campagna, e come un luogo magico che contiene il passato e il presente.
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