Nel 1990 aveva pubblicato un libro dal titolo purtroppo profetico: "Se crollano le torri. Beni e mali culturali". E da una vita difende come autorevole giornalista e soprattutto come Presidente del Comitato per la Bellezza il nostro patrimonio artistico e paesaggistico. Così Vittorio Emiliani, commentando la notizia delle infiltrazioni d'acqua nell'Ara Pacis ma anche guardando al degrado che circonda il Mausoleo di Augusto e diversi beni archeologici romani, denuncia "uno dei punti più bassi mai raggiunti dalla situazione finanziaria ed operativa che riguarda la cultura nella nostra città, con una discesa iniziata già da parecchi anni ". Emiliani, è preoccupato per quel che sta succedendo? "Roma ha problemi giganteschi ma la situazione complessiva dei beni culturali è grave in tutta Italia. A proposito degli ultimi episodi di questi giorni non si dà la dovuta importanza al fatto che gli ormai evidenti cambiamenti climatici, con piogge intense e persistenti, minacceranno sempre di più la conservazione del patrimonio archeologico all'aperto. E in più Roma è una città piena d'acqua già nelle sue fondamenta, per così dire. Siamo in una situazione di assoluta emergenza. Gli antichi romani erano più bravi di noi anche in campo idraulico e l'imperatore Traiano nominò Plinio il Giovane come Sovrintendente del Tevere e delle rive. Secondo la Banca d'Italia, i danni diretti provocati in tutta Italia da frane, alluvioni, colate di fango sono stimati in 2,7 miliardi di euro all'anno, che però raddoppiano valutando quelli indiretti. Sono quindi oltre 5 miliardi l'anno. Senza contare poi le vite umane. Per non spendere in prevenzione e manutenzione, siamo sempre a rincorrere costosissime emergenze, anche archeologiche ovviamente". Il problema, a sentire i politici e gli amministratori, è sempre lo stesso, la mancanza di fondi. Che fare? "Lo Stato e di conseguenza gli enti locali tagliano ciecamente. Basta pensare che nel 2001 i fondi del Ministero per i beni culturali erano pari allo 0,48 del bilancio statale, nel 2007 erano scesi allo 0,26 e nel 2012 addirittura allo 0,19. Quindi nell'ultimo decennio il calo, o meglio il crollo, è stato pari al 60 per cento. Una follia. Per le varie emergenze fra il 2008 e il 2012 i fondi sono stati tagliati di oltre il 40. In realtà ci vorrebbe una forte e reale volontà politica capace di rovesciare questo stato di cose, con persone competenti ed autorevoli. Nel corso degli anni a livello nazionale stiamo anche assistendo ad una scandalosa riduzione del personale tecnico rispetto alle necessità dei restauri e delle stesse manutenzioni ordinarie. Ad esempio il MiBAC attualmente può contare su 368 archeologi per circa 2.100 fra aree e siti archeologici, di cui 734 statali, quindi mezzo archeologo per ognuna delle sole aree statali, escluse le Regioni a statuto speciale. Le nostre Soprintendenze ai Beni architettonici e quelle ai beni archeologici, hanno avuto sempre meno denari per missioni e controlli nei cantieri e sul campo, per l'istruzione delle pratiche, per il rilascio o la negazione di autorizzazioni. E si sono creati ingorghi di carte pazzeschi e con ritardi decisionali gravi, per i Comuni, per le imprese e per i privati, ma anche a danno dell'interesse generale a tutelare paesaggio e territorio, siti archeologici preesistenti e nuove scoperte.". Come attrarre allora finanziamenti privati? "A Roma bisognerebbe individuare 5 problemi prioritari e chiamare grandi soggetti privati a condividere una responsabilità che riguarda la collettività. E che ci fa giudicare male a livello internazionale, con un pessimo biglietto da visita per la nostra città. Bisognerebbe favorire gli investimenti privati con incentivi fiscali. E non ditemi che le Fondazioni bancarie, ad esempio, non hanno soldi. Magari le risorse andrebbero indirizzate, invece che su mostre temporanee, su interventi fondamentali e permanenti, come appunto il restauro e l'apertura del Mausoleo di Augusto. Mi chiedo ad esempio se una mostra costosissima come "Il Tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro" voluta dalla Fondazione Roma fosse proprio necessaria. Quei fondi potevano invece andare a risolvere una delle tante emergenze dei beni archeologici romani. Ma ci vorrebbe una vera sinergia fra pubblico e privato. Finché continuano tutte queste emergenze bisognerebbe smetterla col "mostrificio" e fare solo mostre necessarie dal punto di vista scientifico. Se continuiamo così dovranno chiudere musei e siti archeologici".
Beni e Mali culturali in Italia e nella Capitale. Se anche a Roma crollano le torri
Vittorio Emiliani, Presidente del Comitato per la Bellezza, ha denunciato la situazione finanziaria e operativa dei beni culturali a Roma e in Italia. Egli sostiene che la mancanza di fondi è il problema principale, poiché lo Stato e gli enti locali tagliano ciecamente. Emiliani cita gli esempi di riduzione del personale tecnico e dei fondi per i restauri e le manutenzioni. Egli propone di individuare 5 problemi prioritari e di chiamare grandi soggetti privati a condividere una responsabilità con la collettività.
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