Nel 1986, davanti alle struggenti rovine della chiesa di San Galgano nel senese, un'antiquaria manifestò il desiderio di comprare quell'edificio gotico senza più tetto per goderselo da sola, in privato. Una bambina, dentro di sé, covò rabbia: quella chiesa, pensò, è di tutti e tale deve restare. Quella piccola applicava, senza saperlo, l'articolo 9 della carta costituzionale del 1946-47 ovvero che l'arte, con il paesaggio, è un bene comune, collettivo, e lo Stato ha il dovere di tutelarlo. Ma quel principio, forse il più originale pensato dai padri costituenti, è stato ripetutamente ignorato, tradito, disatteso in favore di interessi privati e speculazioni a scapito della collettività. L'aneddoto della bambina e l'antiquaria lo racconta Tomaso Montanari nel libro da lui curato "Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente": oltre al docente di storia dell'arte a Napoli, fiorentino, firmano gli altri saggi personalità diverse per formazione, campi di studio ed età quali Alice Leone, Paolo Maddalena, Salvatore Settis. Cosa accomuna i quattro? Difendere e attuare quell'articolo così bistrattato nella pratica della politica, al di là di rituali chiacchiere e proclami dopo disastri tipo quello sardo, in quanto elemento fondante della Repubblica e della democrazia . "Il nostro diritto ad avere arte e paesaggio tutelati non è per storici dell'arte o archeologi, è direttamente collegato ai diritti alla salute, alla tutela, al lavoro, alla scuola, alla libertà d'opinione - ha ricordato giorni fa Settis alla libreria Feltrinelli di Firenze Sono i fondamenti che ci fanno cittadini e ci consentono di essere sovrani ma in Italia ci sentiamo più sudditi che cittadini. Sindaci, assessori, governatori, presidente della Repubblica, nessuno di loro è sovrano, lo è il cittadino, la comunità. Lo Stato siamo noi, per citare Calamandrei" Di questo libro hanno infatti parlato nel capoluogo toscano Montanari e Settis affiancati dal "nostro" ("nostro" nel senso de l'Unità ma è un battitore libero) disegnatore Sergio Staino. Il quale non ha mancato di parlare di sordità a sinistra sulla tutela ambientale: "Non ho trovato un allarme sulla Tav in val di Susa, sulla trivellazione in Lucania, nella sinistra ho trovato spesso l'incapacità di comprendere come questi temi ambientali dovrebbero essere di partenza per qualunque orizzonte politico. Ho visto alterigia, indifferenza, ma non credo sia tutta malafede. Questa frattura la evidenziava quell'operaio toscano che, durante un'assemblea per un cantiere che potrebbe essere frenato da scavi archeologici, ha urlato "ce ne importa una sega (la masturbazione maschile, ndr) degli etruschi'". Il padre di Bobo ha toccato un argomento cruciale. "La Costituzione mette il paesaggio e la tutela dell'arte, di tutta l'arte, a proprio fondamento. Il patrimonio è di tutti, anche di chi non è ancora nato" ricordava Montanari: "La Costituzione va eseguita, applicata, ed è incompiuta perché non viene applicata. Altro che abrogarla come vogliono certi politici". E ha ricordato perché quell'antiquaria a San Galgano aveva torto marcio e la bambina ragione: "L'articolo 9 ribalta la storia dell'arte: tutto quello che prima escludeva da quel momento include. Ma se il patrimonio artistico viene reso, da inclusivo per tutti come vuole l'articolo 9, esclusivo per pochi affittando ad esempio Ponte Vecchio a Firenze per una cena di un'azienda com'è accaduto, questo tradisce il principio dei costituenti: se il patrimonio appartiene al popolo è un conto, se appartiene al mercato allora va bene affittarlo". E se i soldi mancano, come di norma ai beni culturali mancano? "La comunità nazionale ha il dovere di fare tutela e non si risolve svendendo ma trovandoli, i soldi". La madre delle svendite peraltro è sempre incinta. Lo si è visto con la tentata svendita delle spiagge come proponevano un emendamento alla legge di stabilità del centro destra e uno firmato da nove esponenti Pd e fatto ritirare dal Pd stesso. "Nel contratto tra i diritti dei cittadini e le esigenze del mercato chi vince?". Alla domanda di Settis la risposta è che, purtroppo, spesso ha vinto il mercato. Che non è un'entità astratta, quasi una divinità di un nuovo Olimpo, è un qualcosa di cui la responsabilità prima ricade su chi gestisce la cosa pubblica: "E' drammatico il divorzio tra chi fa politica per mestiere e non tocca mai questi argomenti con discorsi normali. C'è un malessere diffuso, la coscienza non manca, ma stenta a tradursi in indignazione e in azione politica, stenta a trovare una voce ha constatato con amarezza lo storico dell'arte e archeologo entrato nell'agone pubblico con il suo libro Patrimonio Spa - Non c'è ancora abbastanza sensibilità per l'ambiente, per il paesaggio, anche se ci sono 30mila associazioni. Sento citare spesso la frase di Dostoevskij 'La bellezza salverà il mondo', ma così ci si deresponsabilizza, non è vero, siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza, la Costituzione dice questo". Ma questa "è l'Italia delle due Costituzioni: quella che leggiamo e quella dove è giusto che un condannato per frode fiscale abbia un partito al governo che pensa che lui debba restare senatore". Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente A cura di Tomaso Montanari, di Alice Leone, Paolo Maddalena, Tomaso Montanari, Salvatore Settis Einaudi, pp. 192, euro 16,50 Twitter: stefanomiliani