Il progetto: affidarla ai privati. Ma per i restauri servono oltre 10 milioni. La polemica, anche politica, è aperta È uno dei gioielli pubblici più famosi d'Italia, ma oggi il suo destino è quanto mai incerto. L'Agenzia del demanio ha appena inserito la Certosa di Pavia in un elenco di opere -il progetto «Valore Paese-dimore» - da cedere in concessione a privati per cinquant'anni. Tra qualche anno, dunque, l'area del monumento potrebbe essere trasformata da qualunque privato che abbia i soldi per sobbarcarsi i costosissimi restauri. Già, perché oggi l'intero complesso, dal 1968 gestito dai monaci cistercensi, è in uno stato di semi abbandono, nonostante sia di richiamo per 700 mila turisti ogni anno. La denuncia arriva dal neocomitato per il rilancio del monumento, Vivi Certosa. Secondo i suoi membri - cittadini di Certosa, Borgarello, Giussago, Pavia e appartenenti a Italia Nostra - la Certosa è diventata ormai «un vero e proprio monumento all'incuria». Abbiamo provato a fare una visita, giovedì scorso, insieme con una comitiva di turisti inglesi: quello che abbiamo potuto vedere (illustrato nel disegno sopra)è proprio poco. Il chiostro grande, per esempio, il più bello del complesso, non sempre è aperto e giovedì non lo era. Inoltre quando l'accesso è consentito, delle 24 celle dei monaci, solo due sono visitabili: «Le altre, con i tetti da riparare, sono rovinate dall'umidità e dalle muffe», dicono due del comitato, Fabrizio Borsa e Marco Zanella. Chiusi da anni, invece, il cimitero, il cui accesso è sbarrato da una cancellata alla sinistra della chiesa, e le antiche scuderie. Solo due i bagni a disposizione dei turisti, vecchi e sporchi. Senza contare che il tram a cavalli che una volta effettuava il servizio dalla stazione oggi è abbandonato in mezzo alle sterpaglie davanti alla Certosa. «Gli undici frati rimasti, a cui per altro la concessione è scaduta nel 2012 - spiega Franco Maurici, avvocato di Italia Nostra e membro del comitato - non sono più in grado di gestire il monumento che per essere restaurato necessiterebbe di molti milioni (più di 10 secondo le prime stime, ndr) e oggi resta aperto per poche ore al giorno. I monaci, inoltre, hanno sempre consentito l'accesso gratuitamente, chiedendo solo un'offerta volontaria esentasse. Ma senza gli incassi dei biglietti lo Stato non è in grado di fare manutenzione». Il comitato, contrario alla privatizzazione, vorrebbe invece mettere la Certosa nelle mani di un commissario. «Un architetto, l'Università di Pavia, associazioni e comunità locali dovrebbero invece elaborare insieme un piano di recupero e di riuso - dice Maurici- mentre all'interno, come in tutti i musei d'Europa, dovrebbero sorgere servizi per i turisti con guide specializzate, sale lettura, bar, bagni nuovi. In questo modo si creerebbe anche occupazione». Per ora gli unici a essersi mossi accanto al comitato sono i Cinque Stelle. Pochi giorni fa in Senato è stato approvato l'ordine del giorno, firmato dal grillino Luis Orellana, che impegna l'esecutivo a intervenire per tutelare la Certosa. In Regione, invece, si è mossa il consigliere Jolanda Nanni, che ha chiesto a Roberto Maroni, in vista di Expo, di occuparsi del rilancio del monumento. Per il momento, però, nessuna risposta.
Pavia, in vendita la Certosa che va a pezzi
L'Agenzia del demanio ha inserito la Certosa di Pavia in un elenco di opere da cedere in concessione a privati per cinquant'anni. Il progetto Valore Paese-dimore prevede che il complesso possa essere trasformato da privati che abbia i soldi per restaurarlo. La Certosa è in uno stato di semi abbandono, nonostante sia di richiamo per 700 mila turisti ogni anno. Il comitato Vivi Certosa ha denunciato l'incuria e ha chiesto di non cedere il monumento ai privati. Il comitato vorrebbe invece mettere la Certosa nelle mani di un commissario o di un'associazione per elaborare un piano di recupero e di riuso.
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