Erano in fondo l'ironia e l'understatement i sentimenti che più lo accomunavano a Francis Haskell, al quale Sandro è stato unito da un'amicizia fraterna, lunga una vita. Ma questa ironia non voleva dire distacco aristocratico. I suoi editoriali degli ultimi anni sulla rivista «Commentari d'arte» (raccolti ora dall'editore De Luca per volontà e iniziativa di Paolo Giuganino in un aureo volumetto che dovrebbe figurare nei programmi universitari di storia dell'arte) contano tra le più lucide analisi dello stato drammatico del patrimonio storico e artistico della nazione. Non curandosi di contraddire il coro di elogi che circondò l'azione di Alberto Ronchey come ministro per i Beni culturali (1992-94), Marabottini colse subito (e cioè nel 1995) la discontinuità che quella presenza aveva imposto nel governo del patrimonio: «Le tante casistiche e le diverse aberrazioni possano tutte essere ricondotte a un'unica fondamentale causa: la gestione dei beni artistici non come beni culturali, ma come beni capaci di dare essenzialmente frutti economici». In effetti, l'azione di Ronchey, e poi di tutti i suoi successori, è stata guidata da un micidiale cocktail ideologico nel quale erano mescolati (in percentuali variabili, a seconda del singolo ministro) tre principali ingredienti: la dottrina del patrimonio come «petrolio d'Italia» (secondo la quale esso dovrebbe mantenersi da solo, o addirittura produrre reddito), la religione del privato con l'annesso rito della privatizzazione, e (specie dopo il ministero di Walter Veltroni) lo slittamento «televisivo» per cui il patrimonio non ha più una funzione conoscitiva, educativa, civile, ma si trasforma in un grande luna park per il divertimento e il tempo libero. () Un estratto dal breve saggio intitolato Alessandro Marabottini: un'Italia diversa, uno degli scritti contenuti nel catalogo della mostra «Gusto Romantico» che si inaugura oggi pomeriggio alle ore 17 nella Casa Museo Mario Praz .
In difesa di quella Cultura trasformata in luna park
Sandro Marabottini è stato unito da un'amicizia fraterna a Francis Haskell, con cui condivide l'ironia e l'understatement. I suoi editoriali sulla rivista Commentari d'arte hanno analizzato lo stato del patrimonio storico e artistico dell'Italia. Marabottini ha criticato l'azione di Alberto Ronchey come ministro per i Beni culturali, che ha gestito i beni artistici come beni economici. La sua critica è stata guidata da un cocktail ideologico che ha mescolato la dottrina del patrimonio come petrolio d'Italia, la religione del privato e lo slittamento televisivo.
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