SI DICE spesso, di certi quartieri o rioni del centro storico di Napoli - la Sanità, i Quartieri Spagnoli, per esempio - che sono periferie incastonate nel centro. Si vuole mettere in questo modo l' accento sulla trascuratezza, sull' inefficienza dei servizi pubblici. Sull' assenza di teatri, cinema, luoghi d' incontro. Ma anche, in modo implicito, sulla prevalenza tra gli abitanti dei ceti più bassi; e quindi sul proliferare delle attività illegali, e delle organizzazioni criminali. È un discorso un po' grossolano, incompleto, che tra l' altro dà per scontato che la periferia, ogni periferia, sia un luogo omogeneo, dove regnano la desolazione, l' abbandono. E la violenza. Un' affermazione che risente di molte rappresentazioni in voga, altrettanto parziali e semplicistiche, e che andrebbero messe in discussione ora che l' istituzione imminente della città metropolitana ci obbligherà a ridefinire il nostro punto di vista sulle cosiddette periferie. Oggi dobbiamo fare i conti da un lato con il "terribilismo", il compiacersi delle tinte forti, l' aura fosca di certi paesaggi, la descrizione dello sfascio fisicoe morale; dall' altro, quasi per reazione, con una retorica uguale e contraria: le "buone pratiche", gli angeli del territorio, gli impavidi che tra mille difficoltà si oppongono al male, meglio se in forme associate. E dentro questo teorema degli opposti, questo dittico senza sfumature, l' invariabile corollario di una popolazione abulica, rassegnata alle prepotenze, sorda alle sollecitazioni. una trappola alla quale è necessario sottrarsi, per chi di mestiere racconta la vita quotidiana di una città, ma anche per gli artisti che con le loro opere modellano l' immaginario dell' opinione pubblica. Naturalmente, come in ogni luogo comune, anche le narrazioni più abusate contengono elementi di verità. Nel rione Sanità, per fare un esempio attuale, è in corso da alcuni mesi una guerra di bassa intensità tra gruppi criminali rivali, con ronde armate, intimidazioni, sporadiche sparatorie. Una tensione latente, che per strada tiene in guardia gli adulti, e si riflette, come testimoniano gli insegnanti, nelle parole e nei disegni dei bambini. È importante allora il modo in cui si descrivono situazioni del genere, senza lasciarsi prendere la mano da facili schematismi, perché se non è un caso che l' allarme, sotto forma di lettera aperta, sia venuto dal coordinamento di associazioni della Rete Sanità, è anche vero che la consapevolezza del momento critico è diffusa in tutti gli strati sociali, e che nessuno, cittadini singoli o associati, possiede la soluzione del problema. I sensi restano in allerta, ma la vita continua. Un antidoto, un modo per aggiungere dettagli e complessità alla rappresentazione di luoghi considerati di risulta, è sicuramente quello di rivolgersi al vissuto di chi li abita, prestando attenzione alle voci delle persone, cercando una forma coerente peri loro racconti. In tal modo, potremmo accorgerci per esempio che molti cittadini che siamo abituati a considerare "periferici" non si sentono affatto tali, che il "centro" per loro nonè quella parte di città punteggiata di chiese e musei in cui capitano una volta all' anno, magari dopo un tragitto affrontato con le stesse cautele di una spedizione nella giungla, ma è costituito dall' insieme dei luoghi che li hanno accolti a un certo punto della loro vita,o in cui hanno vissuto fin dall' infanzia, in cui si sono formati gli affetti e le esperienze che più gli stanno a cuore. Potremmo scoprire allora che più ci si allontana da questo presunto centro e più si riscontra una tendenza verso l' autonomia, un' emancipazione silenziosa da un legame che forse nonè mai esistito, che si ritrova nelle pratiche quotidiane ma anche nelle forme urbanistiche. Ci accorgeremo allora che i cinema più affollati dalla gioventù, spesso all' interno dei centri commerciali, sono quasi tutti lontani al centro; che esistono persone che invece di spostarsi verso i teatri del centro - in auto, dal momento che non possono contare sui trasporti pubblici - preferiscono farsi il teatro da sé, montando le scenografie con vecchi arredi e fondali dipinti in garage, per poi esibirsi sul palcoscenico di qualche circolo non distante da casa. A Fuorigrotta, il dopolavoro ferroviario di piazzale Tecchio festeggia quest' anno i venti anni di programmazione del cartellone di teatro amatoriale: un movimento sotterraneo, diffuso in tanti quartieri, dove le esigenze di socialità prevalgono sulle velleità artistiche, conquistando, con il pretesto del teatro, gli spazi e le occasioni d' incontro a cui le amministrazioni non sanno provvedere. O ancora, osservando i tornei di calcio - con tanto di divise, trofei e grigliate di carne - che i sudamericani organizzano la domenica al Rione Traiano; oppure la processione dell' immagine sacra chei peruviani allestiscono con la loro Confraternita nei Quartieri Spagnoli, ci renderemo conto che il mondo degli immigrati non è fatto solo di persone spaesate, dall' identità fragile, spezzata dalle vicissitudini, ma anche di comunità forti, coese, capaci di provvedere alle esigenze primarie, ma anche a quelle ludiche o religiose dei propri membri, senza attendere un' assistenza esterna che forse non arriverà mai. Insomma, a guardare le cose più da vicino, potremmo finire per mettere in discussione i pilastri su cui si fonda la presunta dicotomia tra centro e periferia. E cominciare ad adeguare in questo senso le politiche di governo che una metropoli come quella napoletana richiede.