IL BUSTO in argento dell' imperatore Lucio Vero valorizzato da due faretti, a luce caldae fredda. Gli altri argenti- fasce decorative, elementi di animali, una statuetta di divinità, una tabella votivaa Fortuna, ancora elementi di arredi, cornici e lamine - riuniti in un' unica grande vetrina, illustrati su touch screen con schede virtuali. E apparati didattici aggiornati, dai videoa una stazione interattiva per approfondimenti tematici. Da oggi il Tesoro di Marengo - vanto del Museo di Antichità, che lo custodisce dal 1936 - ha un nuovo allestimento, finanziato con 200 mila euro dalla Consulta torinese. Ieri mattina la presentazione nella sede di via XX Settembre, con il presidente Maurizio Cibrario e la soprintendente ai beni archeologici Egle Micheletto, che ha curato il progetto con Gabriella Pantò. Al tavo l o a n c h e l ' a r c h i t e t t o Massimo Ven e g o n i , r e sponsabile dei lavori per la nuova sezione, che occupa due sale comunicanti del museo. «È la prima volta che la Consulta interviene su un bene archeologico - ha detto Cibrario - Ci fa particolare piacere che siano stati realizzati accorgimenti per non vedenti e ipovedenti». A questi ultimi sono destinate le didascalie in braille, mentre un rilievo 3D e un modello matematico hanno portato alla realizzazione in resina di due opere - il Busto di Lucio Vero e una "Fascia con ghirlanda di spighe" - per la fruizione tattile. «Circa un anno fa - ha confermato Egle Micheletto - abbiamo richiesto alla Consulta di prendere in considerazione anche il nostro museo e la richiesta è stata accolta. Il nuovo allestimento cambia radicalmente la visibilità di questi beni: dopo vari allestimenti precedenti questo è finalmente moderno e aggiornato». In precedenza l' insieme di oggetti preziosi era collocato nell' ex "Serra" dell' ala del museo progettata dagli architetti Gabetti e Isola, in una sistemazione un po' statica e ormai piuttosto datata. Il Tesoro di Marengo, che oltre a 31 oggetti in argento comprende piccole lamine accartocciate, datato tra la seconda metà del II e l' inizio del III secolo d. C., fu ritrovato nel 1928 in una cascina a Spinetta di Marengo, nei pressi di Alessandria, e destinato quindi al museo torinese. Gli elementi di arredo e di culto lo fanno ritenere il frutto del saccheggio di un tempietto privato o di un santuario. Gli argenti, rinvenuti schiacciati e accartocciati per ridurne l' ingombro, sono stati res t a u r a t i a n c o r a d i recente in vista dell' esposizione, fino alla scorsa primavera, nei Musei Capitolini. Prima di tornare a Torino, hanno fatto tappa in estate al Palatium Vetus di Alessandria, in una mostra allestita in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di quella città. Il complesso di argenti del museo torinese, decorati a sbalzo e in alcuni casi dorati, rappresenta un caso unico: a differenza dei tesori analoghi oggi noti, formati per lo più da vasellame da tavola, non doveva contenere neanche in origine (alcuni pezzi sono andati sicuramente perduti) oggetti destinati alla mensa. (www. museoarcheologico. piemonte. beniculturali. it).