Troppa burocrazia, troppi vincoli, troppo fisco mettono a rischio l' efficacia del "Modello Torino" che unisce pubblico e privato nella gestione dei beni culturali. Il succo della denuncia è questo, anche se Maurizio Cibrario, presidente della Consulta per la valorizzazione dei Beni artistici e culturali, usa toni più diplomatici ed espressioni più sfumate: «Il modello Torino? Può migliorare. Dal 1999 abbiamo investito sul Polo Realee alla fine del 2014, nel 2015 con il raddoppio della Sala Leonardo alla Biblioteca Reale, avremo un complesso di tutto riguardo. Eppure, permangono criticità». Nessun trionfalismo dunque, ieri, nell' introduzione del workshop che dal 2008 il pool di mecenati piemontesi organizza all' Unione Industriale, nell' ambito della XII Settimana della Cultura d' Impresa, indetta da Confindustria. Assente la "padrona di casa" Licia Mattioli, al suo posto al tavolo il direttore in via Fanti Giuseppe Gherzi, sono stati numerosi i relatori - tra professionisti e tecnici - che hanno affrontato luci e ombre del sistema culturale sotto la Mole. Al centro dunque quel "Modello Torino" elogiato dal sottosegretario ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni e dalla direttrice per la valorizzazione del Mibac Anna Maria Buzzi, entrambe in sala, e da Patrizia Asproni, presente nella duplice veste di presidente di Confcultura di Confindustria e della Fondazione Torino Musei, che ha affermato: «Il mondo dell' arte, l' ho constatato anche di recente ad Artissima, guarda a questa città come a un esempio di best practice. Dicono che quello che succede a Torino varrà per il resto del paese: abbiamo in questo una responsabilità». Nei fatti, però, non tutto funziona: «Tra le note dolenti ci sono gli aspetti fiscali. Mi sfugge la logica per cui, quando si fa un regalo allo Stato, bisogna pagarci le tasse - continua il presidente Cibrario - Dall' inizio delle attività della Consulta, tra i 3 e i 4 milioni se ne sono andati in imposte. E poi, si dovrebbero alleggerire gli aspetti burocratici». Quelli per cui a Villa della Regina non si può far pagare il biglietto ai visitatori, perché l' ex residenza non ha lo statuto di museo. Ancora, ci sono carenze di carattere formativo nel personale: «Lancio l' idea di organizzare stage per studenti e volontari in vista dell' Expo 2015: non si può pensare che i visitatori giunti magari dalla Cina si imbattano in operatori che non conoscono le lingue». Al direttore regionale per i beni culturali Mario Turetta il compito di riassumere il lungo iter che dal 2005 ha portato all' ormai prossimo decollo del Polo Reale: più di 100 mila metri quadratia disposizione del pubblico (il Louvre ne misura 60 mila), tra i 5 musei e le aree verdi: «Tra le note dolenti ci sono gli introiti dei biglietti, che dovrebbero aumentare. Spendiamo 1 milione e 200 mila euro per la gestione, il personale costa 6 milioni all' anno: per il nostro modello le risorse sono inadeguate». Un invito a compiere scelte risolutive arriva da Patrizia Asproni: «I musei di Torino appartengono alla Città, il Polo Reale allo Stato, il Castello di Rivoli alla Regione: possiamo andare avanti così, senza unitarietà di gestione? Abbattiamo le barriere burocratiche, sediamoci intorno a un tavolo per creare una rete di musei, fare sistema e lanciare un messaggio univoco, dare un' idea della città che vogliamo proporre al pubblico, che sia anche un' idea di paese». La conclusione al presidente onorario Lodovico Passerin d' Entreves: «I have a dream: che il Polo Reale diventi un progetto pilota per il Ministero dei beni culturali». Infine, il lancio di un nuovo progetto: la creazione di uno spazio green ed ecocompatibile nella parte bassa dei Giardini Reali - si chiamerà "Giardino Forbito" - in cui presentare e vendere prodotti a Km 0. Per partire, occorre però la concessione del demanio, per ora non pervenuta. Ancora la burocrazia.
Polo critico Burocrazia, vincoli e troppe tasse così va in crisi il Modello Torino
Il presidente della Consulta per la valorizzazione dei Beni artistici e culturali, Maurizio Cibrario, ha espresso preoccupazioni sul "Modello Torino" che unisce pubblico e privato nella gestione dei beni culturali. Critiche sono state mosse agli aspetti fiscali, burocratici e formativi. Cibrario ha chiesto di alleggiare gli aspetti burocratici e di organizzare stage per studenti e volontari. Il direttore regionale per i beni culturali Mario Turetta ha presentato il lungo iter che ha portato all'ormai prossimo decollo del Polo Reale. Le note dolenti sono state le introiti dei biglietti, che dovrebbero aumentare.
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