I nuovi stadi di calcio come pretesto per altre colate di cemento ovunque. Una vergogna contro la quale alzare la più dura protesta. Sembra incredibile. Si stanno ancora piangendo le vittime dell'alluvione in Sardegna accusando, fra le cause principali della sciagura, le dosi massicce di cemento (spesso abusivo) e di asfalto che hanno sconvolto i territori dell'isola, la rete di canali e torrenti, l'intero ecosistema, e già si cerca di rilanciare la speculazione edilizia in tutta Italia utilizzando come grimaldello la legge di stabilità e le agevolazioni ai nuovi stadi di calcio. Un incredibile, vergognoso emendamento del governo al testo originario consente infatti di progettare assieme a "uno o più complessi sportivi, insediamenti edilizi o interventi urbanistici entrambi di qualunque ambito o destinazione anche non contigui (sic !) agli impianti sportivi". Ciò significa che se un nuovo stadio di calcio verrà realizzato,a Roma, sull'area dell'ippodromo di trotto di Tordivalle, chiuso da mesi, con la stessa autorizzazione fabbricati o quartieri residenziali potranno venire consentiti e costruiti in tutt'altre zone "non contigue", magari di grande pregio paesaggistico. Per esempio sulla Cassia o sull'Aurelia. Un'autentica pazzia. In tal modo ogni panificazione urbanistica, ogni tutela da parte delle Soprintendenze verrebbe fatta saltare "per legge". Si vuole favorire lo sport adeguandone e modernizzandone gli impianti, o si vuole invece, dietro questo paravento, rilanciare la più disastrosa speculazione immobiliare infischiandosene bellamente di ogni discorso sul consumo di suolo che, nelle aree metropolitane italiane, ha già coperto di cementoasfalto la metà delle superfici? Un autentico suicidio. Tanto più che il mercato immobiliare è quasi fermo, gli alloggi vuoti sono soltanto a Roma 150mila e a Milano gli uffici invenduti coprono 900mila mq quadrati di superficie, pari a trenta grattacieli Pirelli. Per contro c'è bisogno di ristrutturare, risanare e recuperare una parte importante del patrimonio residenziale esistente. C'è urgente bisogno di alloggi a fitto concordato, sostenibile, spesso sociale. Queste sono le esigenze di fondo e ad esse il governo risponde con questa incredibile misura? Ci auguriamo che di fronte ad essa il Parlamento e l'opinione pubblica più avvertita, le voci dell'informazione vogliano ribellarsi e far sentire forte la propria dura e irremovibile protesta. p. il Comitato per la Bellezza Vittorio Emiliani