Il Ratto delle Sabine del Giambologna, tra le sculture più amate della Loggia dei Lanzi, potrebbe essere trasferito agli Uffizi per proteggerlo dall'erosione dei marmi. La Soprintendenza pensa da tempo a questa ipotesi e «conferma che è allo studio il risultato del lungo monitoraggio per una decisione finale». Si tratterebbe di una operazione lunga e costosa. Intanto è stata ultimata la manutenzione del Perseo. Delicati abitanti quelli della Loggia dei Lanzi. Antichi e fragili, hanno bisogno di continue attenzioni, talvolta di ricoveri. Come nel caso del Ratto delle Sabine, capolavoro cinquecentesco del Giambologna che è sottoposto ad un costante monitoraggio da parte di una commissione di tecnici (composta da funzionari del Polo museale, professionisti del Cnr e restauratori dell'Opificio e dell'Istituto centrale di restauro di Roma). Sono anni che si parla di «musealizzarlo» e quel momento si avvicina sempre di più. Il gruppo marmoreo potrebbe essere trasferito all'interno degli Uffizi, al piano terra, e sostituito con una copia. «L'idea è allo studio della Soprintendenza spiega Antonio Godoli, architetto degli Uffizi ed è legata alla tutela dell'opera. Esposto agli agenti esterni com'è oggi, il marmo si va deteriorando inesorabilmente. Spostarlo dentro il museo agevolerebbe molto le cose: è la soluzione a cui si sta pensando da tempo». La soprintendente Cristina Acidini «conferma che è allo studio il risultato del lungo monitoraggio del Ratto, per una decisione finale riguardo la permanenza del gruppo del Giambologna nell'attuale collocazione. Un eventuale ricovero della scultura all'interno degli Uffizi potrà essere predisposto solo alla fine del percorso delle necessarie valutazioni e autorizzazioni». Di tempo ce n'è, insomma. Ma la direzione sembra essere quella e una volta presa una decisione bisognerà trovare finanziamenti per lo spostamento e la realizzazione della copia, «che verrà fatta continua Godoli sulla base della precisissima scansione laser che effettuò Urs Fischer», artista svizzero che nel 2011 realizzò una copia in cera per la Biennale di Venezia. Decisamente più «in forma» è il vicino Perseo del Cellini fresco di manutenzione straordinaria, che è durata tre settimane. A prendersene cura, sotto la guida di Godoli e di Francesca De Luca, degli Uffizi, due esperti restauratori bolognesi, Giovanni e Lorenzo Morigi, che già ne avevano curato il grande restauro, nel 2000 e che lo tengono sotto controllo. «Nel corso del restauro del 2000 fu applicato un protettivo composto da un acrilico e un materiale ceroso spiega Morigi Pensavamo sarebbe durato non più di tre anni, invece ha resistito fino ad oggi. Il bronzo è in buone condizioni e una grande mano la dà la finitura che dette il Cellini, che curò la scultura come un gioiello, regalando un'omogeneità che permette agli agenti inquinanti di penetrare il meno possibile».
Firenze. Riappare Perseo, ma il Ratto prepara il trasloco agli Uffizi
La Soprintendenza pensa di trasferire il Ratto delle Sabine del Giambologna agli Uffizi per proteggerlo dall'erosione dei marmi. Il gruppo marmoreo è sottoposto ad un costante monitoraggio e si parla di musealizzarlo. L'idea è di trasferirlo all'interno degli Uffizi e sostituirlo con una copia. Il marmo si deteriora inesorabilmente esposto agli agenti esterni, quindi lo spostare dentro il museo agevolerebbe molto le cose. La Soprintendenza conferma che è allo studio il risultato del monitoraggio per una decisione finale. Il Perseo del Cellini è stato recentemente restaurato e si trova in buone condizioni, grazie a una manutenzione straordinaria.
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