Dopo il sacco della biblioteca dei Girolamini e la dispora di quella dell'Istituto italiano per gli studi filosofici, una buona notizia per il patrimonio librario napoletano: l'Istituto italiano per gli Studi Storici fondato nel 1946 da Benedetto Croce ha «completato il progetto di adeguamento funzionale e ristrutturazione della biblioteca - racconta Marta Herling, nipote del filosofo -. Si tratta di un percorso lungo, iniziato nel Duemila che prevedeva da una parte il restauro conservativo degli ambienti dall'altra l'innovazione tecnologica che proietta il nostro patrimonio verso il futuro». Da una parte il sacco della biblioteca dei Girolamini, dall'altra la dispora di quella dell'Istituto italiano per gli studi filosofici di Gerardo Marotta. Una buona notizia per il patrimonio librario napoletano, però, c'è, e viene dall'Istituto italiano per gli studi storici fondato nel 1946 da Benedetto Croce. Ad annunciarla è la nipote del filosofo e segretario generale della prestiogiosa istituzione di Palazzo Filomarino, alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno accademico 2013-2014 - il 66esimo dalla fondazione - che si terrà oggi, alle 16,30, in una cerimonia che gode anche dell'adesione del Presidente della Repubblica. «Abbiamo completato il progetto di adeguamento funzionale e ristrutturazione della biblioteca dell'Istituto - racconta Marta Herling - e si tratta di un percorso lungo, iniziato nel Duemila che prevedeva da una parte il restauro conservativo degli ambienti dall'altra l'innovazione tecnologica che proietta il nostro patrimonio verso il futuro». Salvare, dunque, una biblioteca dal collasso generale si può. «Nella modalità che Croce stesso ha indicato: trasformare ogni difficoltà e dolore in opera. Nel fare, nel dare l'esempio». Gli antichi stucchi restituiti ai loro colori e l'arredo che esala storia al solo sguardo nascondono impianti nuovi di zecca. Sulle scrivanie d'epoca, terminali sui quali consultare i cataloghi, wifi, scale di legno e matallo per accedere al piano superiore dove sono stati rifatti i solai e, in un silenzio invidiabile, si possono consultare le riviste sistemate a scaffale aperto, una soluzione lungimirante che consente ai fruitori di saltare una serie di passaggi. La biblioteca è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 e per potervi accedere basta un'autocertificazione che ha superato la lettera di presentazione un tempo necessaria. Luogo rigoroso ma fluido, dunque, premiato da una frequentazione crescente di pubblico (tremila presenze l'anno, destinate a crescere). Memoria e costruzione del nuovo, nel solco dell'indicazione crociana del fare, partendo da un'idea centrale. «Era il dopoguerra» continua la Herling dopo aver indicato con luminoso orgoglio una foto di Robert Capa che coagula in uno scatto il pensiero del filosofo. «Precisamente era il 1944 e Benedetto Croce era sfollato a Sorrento. Questo appartamento, attiguo alla sua dimora, era quasi completamente distrutto quando vi portò il banchiere e mecenate Raffaele Mattioli per illustrargli il progetto dell'Istituto. Mattioli ne rimase entusiata e da un semplice appartamento partì tutto. Da qui ripartiamo anche noi, accogliendo 14 nuovi borsisti da tutta Italia, scelti tra laureati e dottori di ricerca». La comunità dei borsisti e i corsi loro dedicati - con docenti da Giardina a Imbruglia, da De Giovanni e Galasso alla Giammattei - peraltro fruibili a uditori che ne abbiano fatto specifica richiesta, sono solo un aspetto della vita dell'Istituto. Esiste poi un'attività che fittamente dialoga con la città, attraverso un programma di iniziative, ma anche sostenendo progetti particolarmente meritevoli. «Come quello del Forum delle scuole storiche di Napoli che fu presentato al Forum delle culture al tempo in cui anche io facevo parte del comitato scientifico. Poi le cose sono andate come sappiamo e nemmeno questa valida idea ha avuto accoglienza. Ma i proponenti non si sono dati per vinti e hanno creato da loro un'associazione che sta conducendo un lavoro egregio anche sui patrimoni librari del 'Vittorio Emanuele' e del 'Fonseca' solo per fare qualche esempio». Libri conservati ma anche libri prodotti. L'Istituto ha anche un'importante attività editoriale che va dalla pubblicazione delle monografie dei borsisti, agli annali fino ai ricchissimi carteggi. La biblioteca (dichiarata di eccezionale interesse dal ministero per i Beni culturali) è un'entità dinamica. «I 130mila volumi - spiega la responsabile Elli Catello - s'accrescono di mille titoli l'anno, che s'aggiungono ai fondi donati da personalità come Federico Chabod, primo direttore dell'Istituto, Torraca, Mattioli e altri». Un piano a sé, il terzo, è destinato al fondo Benedetto Nicolini che comprende ben 750 cinquecentine. Un patrimonio immenso, il cui catalogo è stato appena pubblicato a cura di Maria Rosaria Romano Vincenzo. La Catello ci apre questi scrigni che presto saranno informatizzati grazie al progetto «Dall'antiporta al portale», inserito nel Por 200713 per il quale però, la Regione Campania non ha ancora erogato i fondi. Questo significherà che le cinquecentine potranno essere fruibili direttamente dal web. Sin dal 1993 la biblioteca è collegata al Servizio bibliotecario nazionale e ha prodotto la percentuale record del 90 dei titoli catalogati. Dal 2013, inoltre, fa parte del progetto della Normale di Pisa per la costituzione di un database del patrimonio librario filosofico privato. La cerimonia di oggi sarà aperta dal presidente Natalino Irti e dalla relazione della stessa Herling. La prolusione di Giuseppe De Rita invita strategicamente al presente: «Uno sguardo sul nostro tempo».