Abbandonato, depredato delle opere d'arte che conteneva, esposto alla pioggia e al vento, finché il rischio di crolli diventa serio: i lunghi decenni di degrado per il monastero di Astino sembrano terminati nel 2007, quando la Fondazione Mia lo acquista per 7 milioni di euro. Da allora, tetti e pareti esterne sono state messe in sicurezza ma non si è riusciti a trovare progetti compatibili con la storia del complesso né, soprattutto, risorse per realizzarli. Unica eccezione, la chiesa del Santo Sepolcro, riaperta il 31 ottobre scorso dopo tre anni di lavori. Dopo l'inaugurazione con la messa celebrata dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi, la chiesa è stata di nuovo chiusa. «Questo perché il cantiere non è ultimato, i lavori sono ancora in corso sulla sommità della scalinata d'accesso», dice don Gilberto Sessantini, priore di Santa Maria Maggiore e responsabile anche per la chiesa di Astino. Il cantiere avrebbe dovuto concludersi in questi giorni, ma il maltempo ha rallentato le operazioni degli archeologi che stanno lavorando all'ingresso del Santo Sepolcro. Si tratta comunque di settimane, dopo di che il tempio sarà di nuovo accessibile. La Curia, insieme con la Mia e con le parrocchie della città, sta definendo i programmi per le celebrazioni di messe ad Astino. «La cosa certa è che la chiesa sarà accessibile e visitabile, magari non quotidianamente, comunque con un preciso orario di aperture», spiega Sessantini. Una risposta indiretta a chi in queste settimane, dopo aver letto dell'inaugurazione di fine ottobre, è rimasto deluso passando davanti al Santo Sepolcro trovandolo chiuso. «Ci sono persone che telefonano a me chiedendo informazioni per una visita. Ma la chiesa non è sotto la "giurisdizione" di questa parrocchia», dice don Massimo Maffioletti, parroco di Longuelo. È il segno che l'interesse per Astino in generale e in particolare per la chiesa, con gli affreschi e le altre opere d'arte che contiene, in città è alto. Per molti bergamaschi la passeggiata che conduce in Città Alta passando davanti all'ex monastero è un classico. Le potenzialità di attrazione turistica del luogo sono evidenti, non grandi però quanto le difficoltà di attuare un progetto complessivo di recupero. Se la chiesa è stata restaurata con un contorno di scoperte archeologiche e i tetti sono stati ricostruiti, resta totale l'incertezza sulle funzioni che potrebbero essere attribuite agli spazi recuperati e, soprattutto, sulla sostenibilità economica di lavori e futura gestione. Se non ci saranno investimenti in tempi molto rapidi, Bergamo presenterà per l'Expo 2015 l'ex monastero come una scatola vuota, con l'accessibilità ai turisti limitata alla chiesa. L'unico progetto attuabile, con la collaborazione dell'Orto Botanico, è quello sull'agricoltura nella valletta di Astino, dove saranno coltivati prodotti della tradizione contadina bergamasca.