Basta seguire i passi dei grandi santi eremiti che si stabilirono in Puglia (san Giovanni da Matera, san Guglielmo da Vercelli, san Corrado Bavaro) per recuperare, una volta per tutte, il senso di un grande patrimonio in pericolo. Gli eremi. Un patrimonio straordinario, oltre cinquanta grotte per anacoreti, eremiti, piccoli conventi. Dal complesso fiorito intorno all' abbazia di Santa Maria di Pulsano agli eremi della Valle di Stignano, da San Biagio in Rialbo nel Brindisino a Sant' Angelo a Santeramo. Un rosario di testimonianze preziosissime che legano tutta la regione. "Eremitismo ed habitat rupestre" è il titolo del sesto convegno organizzato dalla Fondazione San Domenico in collaborazione col Centro studi per l' Alto Medioevo di Spoleto e dedicato a Giuseppe Giacovazzo. Una tre giorni che si conclude oggi nella masseria San Domenico di Savelletri, dove si sono ritrovati 18 studiosi provenienti dalle principali Università europee. Come spiega lo storico e accademico dei Lincei, Cosimo Damiano Fonseca, presidente del comitato scientifico della Fondazione, "tra la fine del X e il XII secolo, in Puglia con la dominazione bizantina e normanna si stabilisce quasi uno statuto del vivere in grotta sfruttando il tufo, molto friabile. Un grande popolamento umano contemporaneo allo sviluppo dell' eremitismo". E sono proprio le Vite dei santi italo-greci che ci aiutano a ricostruirlo. All' eccezionalità delle testimonianze corrisponde però una drammatica situazione di conservazione. Si vedano gli allarmi sul rischio crolli dagli eremi di Pulsano, che pure nel 2011 si erano classificati al primo posto nella classifica dei Luoghi del cuore Fai da salvare. "Gli eremi come molta parte del patrimonio culturale, non possono contare su risorse economiche che ci permetterebbero la valorizzazione che meritano - commenta il soprintendente ai Beni Paesaggistici di Bari, Bat e Foggia, Salvatore Buonomo - In più sono penalizzati dal contesto, dal difficile accesso". Vi si aggiunga anche un' occasione appena mancata, come riconosce l' assessore al Territorio, Angela Barbanente: "È un nodo problematico, eravamo riusciti a inserire il percorso degli eremi del Gargano nei Poin destinati agli attrattori culturali ma quando siamo andati a programmare le risorse, mancavano i progetti. La Regione non è una stazione appaltante, fa avvisi pubblici per ottenere progetti che invece dovrebbero sortire dagli Enti". Mentre, come ricorda, "per il restauro e la valorizzazione gli habitat rupestri e ipogei è stata trovata una quota di 11 milioni del fondo Fas per i Beni e le attività culturali". Anche sul versante delle chiese rupestri, la situazione non migliora come ricorda lo storico dell' arte, Rosa Lorusso, della Soprintendenza ai Beni storico-artistici della Puglia: "Non esiste una banca dati unica, cosa che non consente di avere né il polso della situazione, né una metodica di intervento. Tutto questo pur trovandoci davanti a uno dei momenti più alti della nostra civiltà". "Ho cominciatoa studiare queste testimonianze nel 1970 - fa un bilancio Fonseca - Questi luoghi per decenni sono sfuggiti al controllo dello Stato. Ora vedo le reazioni al nuovo piano paesaggistico e mi rendo conto che non si riesce proprio a far capire che, ponendo dei vincoli, non si distrugge la vocazione di un territorio. Sviluppo e tutela rurale sono compatibili".