Macerata, 15 novembre 2013 UN IMPORTANTE reperto archeologico spunta dal fango trascinato del fiume dal Chienti. Si tratta delle «rote» del fiume, opere di ingegneria idraulica realizzate dai monaci cistercensi. Ad accorgersene, ieri mattina, è stato l'avvocato Claudio Netti, presidente del Consorzio di bonifica. «Quella serie di pali infissi nella terra, che la piena del fiume ha riportato alla luce vicino al ponte di Colbuccaro (lungo la provinciale 78) e che sono ben visibili dalla strada, non sono altro che il sistema usato dai monaci per governare l'ordinaria divagazione del corso d'acqua. SI TRATTA di un importante reperto archeologico, che mostra come i cistercensi tentassero di salvaguardare le sponde del fiume dall'erosione. Il principio base è che se corre, l'acqua erode, se rallenta deposita. Quei pali, con dei frascati messi di traverso, servivano appunto a rallentare il corso dell'acqua e a creare dei pennelli laterali sugli argini». La posizione dei pali sembra testimoniare suggerisce l'avvocato Claudio Netti che quello fosse il corso del Chienti nel 1100, 1200, all'epoca in cui, cioè, la comunità monastica dell'Abbadia di Fiastra bonificava i terreni, li rendeva coltivabili, e così manteneva e ingrandiva il suo controllo del territorio. Che ne sarà ora di queste «rote»? In quell'area sono in corso e saranno fatti importanti lavori, per sistemare l'alveo fluviale e soprattutto per tentare di recuperare la rotatoria, danneggiata in maniera preoccupante dagli smottamenti causati dalle piogge dei giorni scorsi. SARÀ possibile salvare questi reperti durante le opere che si dovranno necessariamente fare? «Sarebbe molto opportuno conservarli risponde Netti , perché sono una testimonianza importante del passato. Quei manufatti andrebbero studiati, per capirne meglio il funzionamento, e protetti, lasciandoli lì dove sono». Magari, studiando come facevano 900 anni fa, potremo imparare sull'ingegneria idraulica qualche nozione da utilizzare e mettere in pratica ancora oggi.