«Non sono io il padrone del Duomo». Ma Eminenza, questa storia dell'ascensore... «Il Duomo dipende dalla Veneranda Fabbrica, che a sua volta dipende dal Ministero degli Interni: chiedete a loro». Punto a capo, e il tono è anche un po' spazientito. Così il cardinale Angelo Scola ha liquidato ieri i cronisti su quella che sembrava essere un'idea semplice un ascensore trasparente e temporaneo col quale portare i disabili in cima al Duomo per la durata dell'Expo ma che in pochi giorni è diventata terreno di scontro: Expo e Veneranda Fabbrica a sostenerla con l'appoggio del Comune («Il Duomo è per tutti»), Belle Arti a contrastarla con un certo seguito di studiosi («Sarebbe uno scempio»). Una polemica da cui il cardinale però, almeno per ora, si chiama fuori rinviando la palla alla Fabbrica il cui consiglio di amministrazione, in effetti, è nominato dal Viminale. La cosa buffa che questa distinzione tra Curia e Fabbrica, a quanto pare, sembra essere irrilevante persino per il Governo che proprio ieri è intervenuto sulla questione attraverso il sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti: «L'intento della Curia ha detto appunto di allargare la platea di fruitori delle bellezze del Duomo è sicuramente da apprezzare, ma in questo caso ritengo debba essere privilegiata la tutela del monumento. Sono certa che con la Curia ha ripetuto sapremo trovare soluzioni meno invasive». «Ma io parlerò solo a tempo debito», ha chiuso invece Scola. Il quale ieri all'auditorium San Fedele ha dedicato tutta la sua attenzione alla figura di Paolo VI e in particolare alla rievocazione della sua storica visita in Terra Santa, compiuta nel 1964 a un anno dalla sua elezione a pontefice: primo papa della storia a farvi ritorno dopo San Pietro. «Credo che la sua beatificazione dovrebbe essere relativamente imminente ha annunciato il cardinale e sarà una grande occasione per rivedere il peso di questa figura e di questo Papato che ha nutrito la vita della Chiesa».