DURANTE la seconda guerra mondiale nacque in tutto il territorio nazionale il grave problema della tutela del patrimonio artistico culturale. Tra i casi più clamorosi c' è da annoverare certamente quello della protezione della Valle dei Templi, che riuscì - come in altre poche circostanze - a mettere ai ferri corti i comandi militari dell' Isola con l' allora Soprintendenza alle antichità. Agrigento sin dall' inizio dello scoppio del conflitto si trovò assai esposta a possibili attacchi vista la vicinanza col fronte africano e la base britannica di Malta, per tale ragione furono studiate dalla Soprintendenza alle antichità una serie di protezioni consistenti in armature di legname e sacchetti riempiti di terreno. Intanto, passato il primo anno di guerra, ad Agrigento si era costituita la 207ma divisione che aveva il suo comando tattico sulla Rupe Atena: di fatto la Valle dei Templi si venne a trovare al centro dello schieramento difensivo italiano, con l' obbligata necessità, da parte dell' esercito, di militarizzare l' intera area. Era dunque ovvio che con il precipitare degli eventi e la successiva diretta minaccia di invasione che ci sarebbe stata una sovrapposizione tra autorità civile e militare nel perimetro archeologico. I due contendenti principali furono il generale Mario Roatta a capo della 6a armata che presidiava la Sicilia ed il soprintendente Pietro Griffo. Si giunse persino al fatto che il soprintendente osasse inviare una diffida scritta a nome del ministero dell' Educazione nazionale, dopo le reiterate ed inutili proteste presso il comando della 207ma divisione, dinanzi alla costruzione di una casermetta a pochi metri dall' antico santuario di Demetra sulle cui fondamenta sorge l' antica chiesa di San Biagio. Fu questo che accese le polveri di un drammatico scambio di corrispondenza con Roatta. «Vedete, anche noi militari abbiamo il culto dell' arte e della storia antica - scrisse il generale - ma ci occupiamo altresì della storia contemporanea e futura. Perciò quando giudichiamo che fortificando antichi ruderi - o loro pressi - si contribuisca sia pure in misura modestissima ad assicurare la sorte ossia la storia d' Italia non esitiamo. Per tanto mentre vi comunico di aver confermato le disposizioni - già esistenti - di conciliare nel limite le due esigenze (storico - artistiche e militari) vi invito ad astenervi da diffide. E se proprio ci tenete indirizzatele all' aviazione anglo - americana». Soprattutto la frase finale fece infuriare non poco il coraggioso dirigente Griffo il quale rispose con una decisa missiva dai necessari toni ossequiosi. «Anch' io al mio posto di funzionario civile in zona di operazioni mi reputo un soldato al servizio della Patria. I danni al patrimonio monumentale sarebbero stati più volte gravi ed irreparabili, se non fosse intervenuta tempestivamente l' opera vigile ed energica dell' amministrazione che io rappresento. Quanto ai crimini dell' aviazione avversaria permettetemi Eccellenza, che vi ricordi essi verranno giudicati, quando torneranno a prevalere le opere della civiltà e della giustizia, dal mondo. Noi evitiamo, fino a quando ci sarà possibile di attirare la sua attenzione sui monumenti del nostro passato, in nome del quale costruiamo il nostro destino avvenire». Pochi giorni dopo la Soprintendenza riuscì ad impedire il peggiore dei pericoli fino ad allora concretizzatosi, con l' inizio dei lavori di una casermetta a pochi metri dal tempio della Concordia, che fu poi realmente costruita nonostante le nuove proteste, ma a qualche centinaio di metri più ad ovest. Nonostante l' opera della Soprintendenza, furono numerose le opere di fortificazione realizzate nella zona archeologica con osservatori, bunker per mitragliatrice, piazzole per cannoni e mortai, concentrate soprattutto nei pressi di porta Aurea. A maggio Roatta fu trasferito, al suo posto giunse Alfredo Guzzoni: fu lui che dovette condurre la difesa della Sicilia quando il 10 luglio avvenne lo sbarco e l' inizio dell' operazione Husky. La battaglia per la conquista di Agrigento si concluse il 16 luglio, dopo che, il 10, il tempio di Ercole era miracolosamente scampato al bombardamento aereo alleato delle fortificazioni italiane della vicinissima Porta Aurea. Tra i primi nuovi conquistatori che visitarono la Valle dei Templi ci fu il generale George Patton, il quale, giunto sul luogo, espresse il suo rammarico per le rovine trovate pensando che fosse stata opera dei suoi uomini. Fu però subito tranquillizzato dai suoi ufficiali che gli spiegarono comei danni sotto i suoi occhi fossero da imputare ai cartaginesi, durante la distruzione di Akragas avvenuta nel 406 a. C. La Valle fu dunque salvata tranne pochi danni ai costoni vicini, mentre Pietro Griffo continuò la sua carriera ottenendo risultati ottimali. Per il suo congedo in pensione gli fu conferita la medaglia d' oro per meriti culturali da parte dello Stato: oggi il museo archeologico agrigentino porta proprio il suo nome.
SICILIA - guerra tra i templi
Durante la seconda guerra mondiale, Agrigento si trovò in una situazione di grave pericolo a causa della sua posizione strategica e della vicinità del fronte africano. La Soprintendenza alle antichità di Agrigento, guidata da Pietro Griffo, cercò di proteggere il patrimonio artistico e culturale della città, ma fu costretta a collaborare con l'esercito italiano, che aveva bisogno di militarizzare l'area per la difesa contro l'invasione alleata. I due contendenti si scontrarono in un drammatico scambio di corrispondenza, con il generale Mario Roatta che chiedeva di evitare la distruzione dei monumenti e Griffo che difendeva la protezione del patrimonio culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
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