La Veneranda Fabbrica, proprietaria del monumento, vorrebbe l'impianto in vista di Expo 2015. Italia Nostra e Touring Club d'accordo con i Beni architettonici sul no. Palazzo Marino: "E' un'opportunità da cogliere" «È fantastico! E solo se ti fai 250 gradini riesci ad apprezzare bene l'architettura guglia dopo guglia». La giovane lituana arriva per prima sulla grande terrazza, seguita a ruota dai suoi amici. «Un nuovo ascensore di cristallo per far arrivare quassù più gente durante l'Expo? E perché mai?», dicono ansimando. In prevalenza stranieri, almeno il 60 per cento, parlano russo nella stragrande maggioranza dei casi: sono gli 800mila visitatori che ogni anno raggiungono la cima, arrivando proprio sotto la Madonnina. C'è chi va a piedi, i più, pagando 7 euro (3,50 ridotto) e chi opta per i due piccoli ascensori interni sborsando 12 euro (6 ridotto). È un esercito che garantisce alla Veneranda Fabbrica del Duomo, ente privato che detiene la proprietà del monumento, almeno 6 milioni di euro di incasso. Expo è alle porte e un nuovo elevatore esterno, come proposto dalla Veneranda ma osteggiato dalla sopritendenza ai Beni architettonici milanesi, moltiplicherebbe gli ingressi a dieci volte tanto, permettendo introiti utili, dice la proprietà, per il restauro e la manutenzione del monumento. Ma la torre di cristallo per traghettare turisti a raffica continua a far discutere, a cominciare proprio dal balletto di cifre: «I numeri di visitatori di cui si favoleggia sono degli auspici, non delle previsioni scientifiche obiettano Marco Parini (Italia Nostra) e Franco Iseppi (presidente del Touring Club) e non è detto che saranno raggiunti, mentre da più parti si sostiene che l'operazione non è esente da rischi. Siamo dalla parte della soprintendenza e non auspichiamo un suo ripensamento. Quello che non ci convince osservano Parini e Iseppi in un comunicato comune è che ci si adatti all'idea che ogni bene culturale, anche se fortemente simbolico dei valori civili e religiosi della comunità, sia negoziabile». I soldati dell'Esercito, che si alternano alla polizia nelle operazioni di controllo all'ingresso del Duomo, raccontano di file lunghissime alla domenica, 30-40 metri di coda, soprattutto all'entrata di chi vuol salire a piedi. Certo loro, i giovani lituani appena arrivati in cima di corsa, sono atletici e in buona salute, si arrampicano sui gradini nonostante la pioggia e fanno foto a raffica correndo da un lato all'altro. Non tutti se lo possono permettere. «In Giappone siamo molto attenti agli anziani e non ci penseremmo su tanto: una struttura anche un po' moderna che li porti fino in cima è il minimo che si possa fare, per permettere a tutti di vedere tanta meraviglia», a parlare è un ragazzo di Tokyo, non più di vent'anni, ha fatto le scale fino in cima senza fatica, è ignaro delle polemiche che da giorni incalzano sul tema, ma non si sconvolge all'idea di mischiare architettura contemporanea e gotica, né di unire arte e redditività. «Le città cambiano, nell'aspetto e nell'uso, bisogna cogliere l'opportunità spiega l'assessore comunale ai Beni culturali, Filippo Del Corno, convinto della bontà del progetto presentato dalla Veneranda e la suggestione lanciata dall'ad di Expo, Giuseppe Sala, che auspica la realizzazione dell'ascensore per richiamare più turisti, è interessante e condivisibile. La nostra competenza tecnica sull'argomento è ovviamente minima, ma mi auspico che tra Veneranda e Soprintendenza si arrivi a un dialogo e che si raggiunga una soluzione rispettosa dell'architettura del Duomo». Una posizione, quella di Del Corno, che lo vede d'accordo con l'opposizione: «Quello progettato mi sembra un ascensore leggero, che dà l'idea di una città che si evolve e che non ha paura del nuovo dice Giulio Gallera, consigliere del Pdl e smettiamola con la cultura del no, diciamo sì a tutto ciò che porta Milano nel futuro». Il Comune, dunque, pur defilato nella discussione, sembra propendere per un veloce avvio dei lavori, confidando in un negoziato proficuo con la Soprintendenza. «E non dimentichiamo aggiunge Del Corno che con un nuovo ascensore esterno si permetterebbe l'ingresso anche ai disabili, oggi fortemente penalizzati». Nessuna carrozzella, in effetti, è in grado oggi di poter accedere alle guglie, considerando anche che all'arrivo dell'attuale ascensore (che ha una capienza di 8 persone), bisogna incunearsi tra una decina di stretti anfratti e salire un'altra cinquantina di gradini se si vuol godere appieno del panorama. Intanto nonostante la pioggia autunnale il pellegrinaggio dei turisti alle guglie più alte continua, tra la signora russa piena di shopper che gradirebbe un ascensore che vada «proprio su su, ancora più su» e un gruppo di neozelandesi che invece inorridisce all'idea che truppe di visitatori in massa sciupino tanto ben di Dio. «Il Duomo è fatto così, che ci si deve fare, non si può cambiarlo. Se finora il mondo l'ha visitato in un modo che bisogno c'è di cambiare tutto?» dice una ragazza in visita dalla Sicilia, e il suo ragazzo le risponde: «Per soldi, per cosa sennò?».
Duomo, l'ascensore della discordia: Comune e soprintendenza si sfidano
La Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano vuole installare un nuovo ascensore esterno per Expo 2015, ma la Soprintendenza ai Beni architettonici e Italia Nostra si oppongono. L'ascensore sarebbe in grado di raggiungere 10 volte più visitatori rispetto all'attuale, generando ingenti entrate per il restauro e la manutenzione del monumento. Tuttavia, i critici sostengono che i numeri di visitatori sono esagerati e che l'opera non è esente da rischi. Il Comune di Milano sembra propendere per un negoziato con la Soprintendenza, mentre alcuni politici come l'assessore Filippo Del Corno sostengono la bontà del progetto.
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